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Grey’s Anatomy 16×14 – A DiagnosisTEMPO DI LETTURA 4 min

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Meredith: “It’s considered impolite to discuss your cancer diagnosis at a dinner party. You’re supposed to smile, make small talk, suck on the invisible lollipop. Because for some reason, someone decided a long time ago that naming pain is impolite, that hiding it and hiding from it makes more sense. It doesn’t. It’s a lie, a lie that both comforts and destroys us.”

Grey’s Anatomy ha superato metà stagione, senza che gli spettatori se ne accorgessero. Questo perché gli episodi di questo sedicesimo ciclo, a parte qualche gradita ed inaspettata eccezione, sono stati pressoché insignificanti. Questo non significa che siano stati tutti brutti episodi, semplicemente ce se ne dimenticava presto, presentando ben pochi elementi memorabili. A volte, semplicemente, non succedeva assolutamente nulla. E se la prima parte di stagione poteva contare sui problemi legali di Meredith come filone narrativo principale,  non è ancora chiaro dove la seconda voglia andare a parare, soprattutto considerando l’enorme elefante nella stanza che gli autori sembrano voler continuare a ignorare, ovvero l’imponente assenza di Alex Karev. Si usa il termine “imponente” non a caso, perché l’uscita di scena così improvvisa del chirurgo pediatrico grava enormemente sullo show e gli autori non hanno gestito e non stanno gestendo bene la cosa, nonostante la forse impossibilità di accontentare pienamente gli spettatori. Che l’abbandono di Justin Chambers sia una bella gatta da pelare non lo nega nessuno, ma Alex Karev è un personaggio troppo importante per farlo sparire nel nulla in questo modo, senza dare spiegazioni a nessuno, nemmeno a Meredith. Il suo personaggio aveva finalmente raggiunto la stabilità lavorativa, affettiva e soprattutto emotiva e non è plausibile questo suo comportamento. Non è in linea con il suo character e la situazione è diventata ridicola e snervante a tutti gli effetti. In questo caso la morte forse sarebbe stata la scelta migliore, nonostante le ripercussioni che avrebbe avuto su Jo. Questa gestione dell’assenza di Alex è veramente ignobile e poco importa se la Vernoff continua a rassicurare gli spettatori promettendo che andando avanti si scoprirà qualcosa in più.
Grande assente a parte, “A Diagnosis” si concentra principalmente su due sottotrame: quella di De Luca ossessionato dalla misteriosa malattia di Suzanne e quella di Amelia, alle prese con l’ennesima crisi personale.
La risoluzione del problema medico di Suzanne è sicuramente apprezzabile, ma la conclusione del caso è da considerarsi dolceamara. Era da fin troppo tempo che non ci si ritrovava di fronte un caso medico di questa importanza e non rimane da chiedersi quanto altro tempo si dovrà aspettare prima di vederne un altro. Nostalgia a parte, questa sottotrama molto probabilmente ne ha fatta nascere un’altra: la presunta bipolarità di Andrew. Sia chiaro, affrontare un tema come la malattia mentale non è di per sé un fattore negativo, anche se già affrontato in passato con l’OCD della Bailey. Il problema è che, componente genetica a parte, questo sospetto sbuca proprio dal nulla. Finora non ci sono state avvisaglie, non hanno mai fatto vedere nulla che potesse far pensare che De Luca potesse soffrire di bipolarismo e quanto raccontato da Carina ha poco senso e ricorda fin troppo la vicenda dell’aborto spontaneo subito da Arizona, buttato lì solo per mettere una toppa all’insensato tradimento della Robbins. Quello che è stato portato in scena è un Andrew De Luca improvvisamente ossessionato dalla propria paziente e che dà di matto.
Sul fronte Amelia, invece, la situazione è ben diversa. Come era facilmente prevedibile, il dubbio sulla paternità del figlio che porta in grembo ha causato scompiglio nella sua relazione con Link, facendo vivere alla Shepherd l’ennesimo dramma. Mettendo da parte i giudizi sulla scelta della donna (che sono assolutamente soggettivi), non si può non sottolineare un’altra volta come questo filone narrativo sia non solo superfluo, ma persino dannoso. Di materiale su cui lavorare in relazione alla gravidanza di Amelia, ne avevano già abbastanza. Invece di approfondire argomenti di una certa profondità (come il trauma della nascita di un bambino senza cervello e di come convivere con un dolore così grande), gli sceneggiatori hanno deciso di accantonare la cosa e di concentrarsi su un tema molto più soap-operistico come la paternità incerta del bambino. Il solo dubbio è sufficiente per bocciare questa storyline, senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi che effettivamente sia di Owen, perché sarebbe veramente eccessivo, persino per Grey’s Anatomy.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buona scorrevolezza dell’episodio
  • Schmitt
  • De Luca improvvisamente potenzialmente bipolare
  • Drammi su drammi per Amelia
  • Gestione ignobile dell’assenza di Alex Karev

 

“A Diagnosis” non sarebbe stato un brutto episodio. In fondo, scorre bene e riesce a intrattenere. Peccato, però, per i contenuti…

 

Save The Last Dance For Me 16×13 5.58 milioni – 1.0 rating
A Diagnosis 16×14 5.99 milioni – 1.1 rating

 

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Valentina Stella Marini

Distratta, eterna sognatrice e accumulatrice compulsiva di tazze di ogni forma e colore. Vive la sua vita tra mille paranoie, attacchi di ridarella immotivati e costante voglia di prendere il primo aereo per Londra.
Nel tempo libero attende da più di quindici anni di ricevere la lettera per Hogwarts e guarda serie tv come se non ci fosse un domani.
Normalmente è una persona pacata, ma provate a toglierle il caffè e si trasformerà in una belva feroce. Lorelai Gilmore docet.

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