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Grey’s Anatomy 18×18 – Stronger Than HateTEMPO DI LETTURA 3 min

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Grey’s Anatomy 18x18 recensione

Il nuovo episodio di Grey’s Anatomy serve da perfetto filler prima del doppio season finale. L’occasione per riproporre da un lato una situazione cara ai fan di lunga data, ovvero una cena in casa di Meredith, e dall’altro un caso che fa riflettere.

IN OSPEDALE…


“Stronger Than Hate” è il titolo dell’episodio ed è letteralmente il senso profondo del case of the week. La serie è sempre stata sensibile a trattare temi scomodi, anche se a volte in maniera un po’ forzata.
La donna asiatica pestata brutalmente viene infatti assistita da un team medico di professionisti asiatici-americani, inclusa l’iconica infermiera Bokhee, che con il suo sguardo e le poche incisive parole ha risollevato decisamente le sorti della situazione.
La tematica è importante e più che mai attuale, soprattutto in una società in cui i crimini d’odio sono tutt’altro che acqua passata. Tuttavia, il modo in cui è stata affrontata è sembrato forzato e poco naturale e credibile, non a caso in ospedale (oltre a Meredith) sono rimasti esclusivamente medici di origini asiatiche.
Non è la prima volta che il tema è azzeccato ma la messa in scena è carente. Tutto questo va imputato a Krista Vernoff e al suo team di sceneggiatori, responsabili più che mai di aver realizzato una diciottesima stagione caratterizzata da alti (ma non troppo) e soprattutto bassi. I casi non brillano più di originalità e fanno perdere interesse, soprattutto se paragonati a quelli di altri medical attualmente più accattivanti come The Resident o The Good Doctor.

…A CASA DI MEREDITH


Per un penultimo episodio di stagione, si poteva fare indubbiamente di più. I quaranta minuti sono stati perlopiù sterili e riempitivi. Lontano dell’ospedale, a casa di Meredith, ovviamente come da prassi, la cena non è andata per niente bene, tanto che nemmeno la padrona di casa si è presentata.
La parte fuori dall’ospedale è stata ironica ed è stata volutamente scritta così, come da tradizione. I colpi di scena non sono stati così scioccanti e i dialoghi non hanno brillato di originalità. Non ci si avvicina nemmeno lontanamente alla cena memorabile e imbarazzante in cui Meredith ha pronunciato l’iconica massima “Perfect Penny killed my husband”.
La cena è servita principalmente a far conoscere Nick a tutta la cricca e farlo apparire effettivamente come una brava persona.
La Vernoff sta puntando molto su di lui, conscia che il pubblico ha sempre apprezzato il personaggio interpretato da Scott Speedman. Fin dalla sua prima apparizione (e repentina scomparsa), infatti, i fan non hanno sempre chiesto il suo ritorno indicandolo come degno erede di Mc Dreamy.
Alcune storyline sono trite e ritrite, come quella di Owen e Teddy, o come la fine della relazione tra Amelia e la sua nuova conquista, per non parlare della diatriba tra Maggie, Winston e il fratello.
L’unico vero momento riuscito di tutto il minutaggio è il dialogo tra Nick e Amelia, in cui Caterina Scorsone sembra rinsavire e tornare grazie alla sua interpretazione a incarnare la vera Amelia persa da tempo e conosciuta e amata in Private Practice.
Si tratta purtroppo di una goccia in un oceano di scelte sbagliate, prevedibili e scontate, ma è quella goccia che fa sperare (come è già capitato in alcuni episodi) che ci sia ancora speranza per un miglioramento.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Caterina Scorsone e la sua interpretazione
  • Una cena a casa di Meredith senza Meredith
  • Storyline non intriganti e ripetitive
  • Caso troppo forzato e situazione poco credibile
  • Scrittura banale e scontata

 

Grey’s Anatomy propone un episodio piatto e ininfluente, soprattutto considerando che il season finale è alle porte. La serie oscilla tra la parvenza di potersi risollevare e la consapevolezza che dopo diciotto anni forse non ci possa essere ancora molto da dare.
Non resta che aspettare il doppio finale che, con alcuni ritorni importanti, celebrerà l’episodio 400 dello show, augurando che questo importante traguardo possa dare la spinta giusta per fare meglio.

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Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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