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Hunters 1×03 – While Visions Of Safta Danced In His HeadTEMPO DI LETTURA 3 min

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Hunters è senza dubbio un prodotto seriale fortemente originale, che mischia diversi generi e, come se non bastasse, va a trattare tematiche molto delicate quali la Shoah e i rifugiati nazisti negli Stati Uniti, in maniera estremamente anticonvenzionale. Insomma tutto si può dire al nuovo show di casa Amazon, tranne che manchi il coraggio e la voglia di stupire lo spettatore. Infatti in questo progetto di  David Weil vi è l’unione e spesso la sovrapposizione di diversi generi: da momenti puramente action si passa al comedy, da contesti fumettistici si arriva a una violenza pulp di chiara matrice tarantiniana, con evidenti riferimenti a “Bastardi Senza Gloria”.
Questa peculiare natura della serie rappresenta un’arma a doppio taglio, visto che se da una parte rende molto accattivante la storia narrata, dall’altra rischia di mandare in confusione lo spettatore, che con i continui cambi di rotta potrebbe entrare in confusione su cosa stia realmente guardando.
Su un punto invece si può dare un giudizio certo, ossia la perfetta ambientazione della serie negli anni ’70, che dall’abbigliamento alle acconciature, dagli interni delle abitazioni alle macchine, senza dimenticare un’ottima colonna sonora, appare curata nei minimi dettagli e risulta tra i punti di forza dello show.
Tralasciando le forti polemiche che sono scaturite riguardo le scene ambientate nei campi di concentramento, visto che non è certo questo il contesto adeguato per parlare di un argomento così importante, è lecito sottolineare però come il continuo ricorso ai flashback in tale contesto, guidi la narrazione anche nel presente, visto che vi sono molti eventi collegati tra loro, nonostante le due differenti linee temporali.
Dopo un avvio di stagione caratterizzato da una forte critica sociale, oltre che ovviamente dalla valenza introduttiva, nella precedente puntata la serie ha osato molto, proponendo un episodio che per molti versi ha ricordato i film di Tarantino; ed è qui che si riscontra il continuo evolversi dello show, visto che in questo terzo appuntamento si cambia di nuovo rotta, per 65 minuti di transizione per la storia narrata.
Una volta segnalata l’eccessiva durata dell’episodio, di pregevole fattura ma dalla durata biblica, è lecito sottolineare le ottime prove attoriali di Al Pacino, ma nessuno aveva dubbi al riguardo, e Josh Radnor che nonostante l’esiguo screen time avuto a disposizione ha da subito caratterizzato al meglio Lonny Flash, uno dei character più interessanti della serie.
Complessivamente non vi sono grandi eventi durante questo terzo appuntamento, tuttavia il finale di puntata riserva agli spettatori un colpo di scena: dopo un lungo excursus fumettistico riguardante Batman e Robin, l’improvviso omicidio di Arthur, interpretato da un ottimo Caleb Emery, colpisce in pieno Jonah, che dopo questo evento probabilmente entrerà definitivamente negli Hunters.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I tanti stili diversi all’interno della serie
  • Una serie coraggiosa che tratta tematiche molto delicate in maniera non convenzionale
  • Al Pacino e Josh Radnor perfetti nei rispettivi ruoli
  • La splendida ambientazione anni ’70
  • Il colpo di scena nel finale di puntata e i collegamenti con Batman e Robin
  • I tanti stili diversi all’interno della serie
  • Anche se ben fatta, 65 minuti per una sola puntata sono veramente eccessivi

 

Complessivamente un episodio di transizione per Hunters, ma il colpo di scena nel finale di puntata è sicuramente portatore di grandi cambiamenti per uno dei protagonisti dello show. Visti i numerosi pregi sin ora elencati, a scapito di pochi elementi negativi, si opta per un valutazione della puntata senza dubbio alta, ma che non ottiene il massimo dei voti come nei precedenti appuntamenti.
Lo standard è veramente alto, con altri 7 episodi a disposizione è lecito aspettarsi grandi cose da questo prodotto seriale.

 

 The Mourner’s Kaddish 1×02 ND milioni – ND rating
While Visions of Safta Danced in His Head 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Entra in Recenserie per adempiere al suo sacro dovere di laureato in storia, ossia stroncare senza pietà ogni indegna serie tv di stampo storico sul pianeta Terra.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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