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Lovecraft Country 1×08 – Jig-A-BoboTEMPO DI LETTURA 6 min

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Lovecraft Country, nel corso degli otto episodi fin ora usciti, ha affrontato in modi differenti e sotto diversi aspetti la tematica del razzismo in America e la condizione della comunità afroamericana negli anni ’50. “Jig-A-Bobo” aggiunge un importante tassello a questo tema già ampiamente affrontato, riprendendo un avvenimento realmente accaduto e determinante per il movimento statunitense dei diritti civili. Probabilmente già al suo esordio nella serie, il personaggio di Bobo è stato riconosciuto dal pubblico americano come Emmett Till. Proprio per questo motivo l’ottavo episodio di Lovecraft Country non si dilunga nello spiegare le dinamiche e i dettagli della tragica morte dell’amico di Diana, ma fa affidamento sulla conoscenza generale del suo pubblico. Così facendo, riesce a focalizzarsi non tanto sul raccontare l’avvenimento ma sull’analizzare e mostrare l’impatto psicologico che questo ha sui personaggi; in particolare su Dee, vera e propria protagonista dell’episodio.

DIANA


La serie è riuscita più volte a regalare episodi coinvolgenti pur incentrandosi quasi esclusivamente su solo uno dei personaggi, rischiando però così di trascurare l’avanzamento della trama principale. “Jig-A-Bobo” tuttavia sopperisce a questa mancanza da parte dei suoi predecessori conciliando il progresso della macrotrama al focus sul personaggio di Dee con un pretesto molto coerente. L’ottavo episodio della serie infatti si propone di mostrare come gli adulti, troppo presi dagli eventi e dai drammi che li coinvolgono, non si curino di ciò che accade invece alla piccola Diana. Gli eventi chiave per la trama vengono presentati qui come meri espedienti per i quali i personaggi si focalizzano su loro stessi piuttosto che sulla ragazzina.
Dal punto di vista magico e inquietante l’episodio dimostra chiare ispirazioni a “A Nightmare On Elm Street”, tra agghiaccianti nenie infantili e figure mostruose visibili solo a Diana stessa. La sofferenza emotiva della ragazza e il sortilegio di cui è vittima conducono a una scena estremamente potente, accompagnata in sottofondo dal discorso della giovane Naomi Wadler al March For Our Lives del 2018. Dopo aver affrontato a viso aperto l’ufficiale Lancaster infatti, la giovane protagonista decide di non fuggire più dai demoni che la perseguitano e si sfoga in un urlo liberatorio, carico di tutta la sua rabbia e frustrazione. La sua stroryline si conclude con una sorta di metaforica denuncia sempre rivolta al mondo degli adulti, incarnati nella figura di Montrose. Quest’ultimo si dimostra più volte l’unico personaggio realmente interessato alle sorti della ragazzina, ma nel primo confronto con lei non si sforza di capire i suoi sentimenti e pensa erroneamente di tutelarla nascondendole verità difficili da accettare. Allo stesso modo, lo zio interviene nella lotta finale tra Diana e le sue assalitrici, credendo di proteggerla bloccandole i movimenti ma inconsapevolmente esponendola a molto più dolore.

RUBY E CHRISTINA


Se Dee rappresenta la reazione dei ragazzi alla tragica morte di Emmett, Ruby rappresenta quella degli adulti. Alla scena di sesso tra lei e William/Christina, realizzata meravigliosamente, segue un dialogo molto significativo tanto per l’analisi psicologica dei due personaggi quanto per l’intera riflessione sull’avvenimento che fa da incipit all’episodio.

Ruby: “A fourteen year old boy was beat and shot to death, then tied with barbed wire by the neck to a cotton gin fan and casted into the Tallahachee river.”
Christina: “I know.”
Ruby: “But do you care? At all?”
Christina: “You want me to say yes.”
Ruby: “I don’t want you to say anything. I want you to feel what I feel right now. Heartbroken. Scared. Furious. Tired. So fucking tired of feeling this way over and over. And I want you to feel alone and shameful ‘cause I’m here, feeling this, and you will never understand it. […] I should be on the South Side with my people, mourning a sweet little boy who was taken form us. You wanna know why I took that potion? Because today, of all days, I didn’t want to be a black woman fucking a white man.”
Christina: “…No.”
Ruby: “To what?”
Christina: “I don’t care about Emmett Till. I don’t care about Roy Bryant or J.W. Milam, who’ll never see justice for what they did. I don’t care that half this city is on the brink because of it, and I don’t think that you really do either. […] You took that potion because you wanted to hide from the fact that even on today, of all days, you were a woman who wanted what she wanted.”

La principale conseguenza di questo confronto sta nella decisione di Christina di sottoporsi alle stesse pene patite dal giovane Emmett. Una scena messa in atto senza edulcorare o velare dettagli cruenti, proprio a dimostrare la violenza di quell’atto orribile, seppur meno potente con la consapevolezza che in questo caso la vittima sia pressocché immortale. Il fatto che la ragazza abbia provato sulla sua pelle quell’esperienza in seguito al dialogo con l’amante lascia inoltre presagire interessanti sviluppi futuri tra le due o comunque un qualche cambiamento caratteriale nel personaggio della strega.

ATTICUS E LETITIA


Infine è bene soffermarsi sulle vicende di Tic e Leti, i quali si ritrovano ancor più coinvolti nella magia in seguito a due confronti separati con Christina. Mentre Atticus si sottopone a un apparentemente fallace incantesimo di protezione con l’aiuto del padre, Letitia riceve il Marchio di Caino (già visto sul corpo di “William”) proprio da Christina, divenendo così anch’ella invulnerabile. Gli effetti di questi incantesimi vengono dimostrati nel finale d’episodio, con la manifestazione del campo di forza attorno a Letitia e l’arrivo dello shoggoth a protezione di Atticus.
Ultimo elemento rilevante (e centrale per le puntate conclusive della serie) è il romanzo posseduto da Atticus: “Lovecraft Country”. Ottenuto nel futuro in seguito agli eventi di “I’m”, esso racconta gli avvenimenti della serie (seppur leggermente reinterpretati) ed è frutto del lavoro di George Freeman, figlio di Tic e Leti. Il libro si conclude con il sacrificio di Atticus per mano di Christina durante il solstizio d’autunno: un evento che, se veritiero, i protagonisti dovranno cercare di evitare o prevenire in qualche modo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena di sesso tra William e Ruby e conseguente confronto con Christina
  • L’intera storyline di Dee in relazione a un tema molto caro alla comunità afroamericana
  • La scena finale con il massacro dei poliziotti da parte dello shoggoth
  • Inquietudine dell’episodio in stile “A Nightmare On Elm Street”
  • Connubio tra avanzamenti di trama e focus su un singolo personaggio
  • Dialogo tra Leti e Ruby e reale spiegazione delle aspirazioni di quest’ultima
  • Introduzione di Ji troppo breve e quasi fuori contesto; l’unica conseguenza che ha il suo ritorno nella narrazione è il violento litigio tra Tic e Leti, ma la donna non verrà più nominata per tutto l’episodio, quasi come se non ci fosse mai stata
  • Nonostante sia da riconoscere la capacità di gestire bene macrotrama e sottotrama allo stesso tempo, è un peccato non aver dedicato più tempo e spazio all’evoluzione del personaggio di Dee

 

A due settimane dalla fine della stagione, Lovecraft Country confeziona un episodio perfettamente coerente con il modo in cui sono state gestite tematiche sociali e genere horror finora, riuscendo contemporaneamente a ravvivare la curiosità dello spettatore nei confronti della storia.

 

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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