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Mayor Of Kingstown 1×03 – Simply MurderTEMPO DI LETTURA 3 min

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recensione mayor of kingstown 1x03Dopo un paio di episodi introduttivi, arriva quello che mette in chiaro da subito come dietro questa serie ci sia la mente di Taylor Sheridan, con tutto il suo carico di pessimismo e ineluttabilità.

UN SEMPLICE OMICIDIO


La trama dell’episodio è alquanto scontata e già vista molte altre volte: un tossico, Kenny, che sbarca il lunario cuocendo meth. Un giorno, per sbaglio, durante una di queste preparazioni lascia incustodito un forno così da generare un’esplosione che uccide il figlio di 5 anni e la compagna. Uno dei crimini più imperdonabili che si possano commettere, anche tra criminali. L’intero l’episodio segue la caccia all’uomo divisa tra polizia e bande rivali dove Mike, nel suo nuovo ruolo di “sostituto” del fratello, dovrà districarsi tra la loro sete di vendetta e la possibilità di assicurare a Kenny un giusto processo. Una possibilità quest’ultima, che non gli eviterà la pena capitale ma almeno gli risparmierà il massacro che in carcere hanno in serbo per lui: come detto, l’omicidio di un piccolo innocente rimane inammissibile nel rigido codice criminale di Kingstown. Peccato che il suggerimento di Mike non funzioni a dovere e Kenny, dopo essersi costituito, viene massacrato a morte in carcere da diverse bande rivali.

MIKE, DA CHE PARTE STAI?


Una domanda lecita da porsi di fronte al degrado di una società completamente marcia come quella di Kingstown riguarda il ruolo che Mike vuole ritagliarsi al suo interno. Se il fratello è stato l’uomo dell’equilibrio tra la legge e la malavita, diventando quindi un sorta di “sindaco” della provvidenza amato da tutti, quest’eredità sembra essere un macigno sempre più pesante per Mike, che si ritrova solo e in preda ad una disperazione sempre più lancinante (resa perfettamente dal volto dolente di Jeremy Renner).
Anche in questo episodio, verso la fine, al “funerale” di Kenny, è l’unico che si presenta alla tumulazione e sembra quasi recitare per qualche secondo una preghiera per il povero disgraziato, lasciato morire dalla polizia e, in ultima analisi, da una società senza pietà. Poco prima in ufficio, non appena appresa la notizia del suo omicidio in carcere, lo si era già visto sfogare la sua rabbia, in parte dovuta ad un suo errore di valutazione. Dopotutto, Mike non ha mai considerato Kenny innocente ma, forse, oltre alla crescente difficoltà di gestire i rapporti con diversi criminali tra loro rivali, emerge forte un sentimento di pietà che già la madre, nello scorso episodio, aveva evidenziato. Mike è semplicemente fuori luogo e deve ancora capire come costruirsi la propria identità.

SHERIDAN E IL SUO NUOVO GIOCATTOLO


Finalmente con questo episodio la serie decolla e, come si diceva, Sheridan esce allo scoperto dando al pubblico quello che ci si aspetta da lui: trame abbastanza semplici ma cariche di pathos, con qualche dialogo tagliente e crepuscolare. Insomma, le parti migliori che già si vedono in Yellowstone. Quello che manca ancora è una costruzione degli altri personaggi altrettanto degna.
Potenzialmente i pochi frammenti riservati alla madre di Mike, Miriam (interpretata dalla bravissima Dianne West), sembrano andare in quella direzione anche se finora, tranne in alcuni momenti, il ruolo sembra quello di un coro del teatro greco, non perdendo mai occasione di evidenziare una società americana malata fin dall’inizio durante il suo corso di storia per le detenute del carcere di Kingstown. L’altro fratello Kyle o i vari criminali (incluso il potenziale villain interpretato da Aidan Gillen) ancora non emergono e questo, giunti al terzo episodio, potrebbe essere un problema.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jeremy Renner in un ruolo perfetto per lui
  • Il connubio tra società e paesaggio sono la cifra stilistica di Sheridan, dove l’uso delle immagini racconta molto più di tante parole
  • Peccato che gli altri personaggi ancora non riescano ad emergere come personaggi interessanti

 

Grazie a questo episodio, la serie porta il suo giudizio ad un Thank Them All dopo due puntate un po’ meno appassionanti. Se sarà mantenuta questa direzione, i restanti sette episodi potrebbero riservare delle belle sorprese.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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