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Mr Inbetween 3×08 – 3×09 – I’ll See You Soon – I’m Not LeavingTEMPO DI LETTURA 5 min

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Mr-Inbetween-3x08 Ritrovarsi di fronte alla conclusione di un prodotto come è stato Mr Inbetween dal 2018 ad oggi lascia abbastanza interdetti. Non si tratta né di un finale al cardiopalma, né di un finale dove il protagonista fa ammenda dei propri peccati e porta in campo una trasformazione radicale.
Anzi, volendo ben vedere il finale di Mr Inbetween assomiglia molto di più a quello di Dexter o, più recentemente, The Following. Un appuntamento conclusivo dove il protagonista per eccellenza si allontana da tutto il conglomerato di affetti e conoscenze per preservarli dal suo comportamento autodistruttivo e tenerli, indirettamente, al sicuro. Ma l’istinto ed i modi di fare restano, impunemente, gli stessi.

IL PIANTO


Il momento di realizzazione per Ray coincide con la violenta morte dell’ultimo personaggio con cui entra amichevolmente in sintonia, la ragazza con cui sta condividendo il viaggio di “lavoro”. Zoe rimane vittima di un terribile incidente d’auto in mezzo al deserto a seguito del quale, forse per negligenza, forse per effettiva distanza da un ospedale, muore. Ray, scosso dall’avvenimento, crolla psicologicamente e si lascia andare ad un pianto liberatorio con cui l’ottavo episodio, “I’ll See You Soon”, si conclude. Si tratta di una puntata totalmente incentrata sul rapporto tra Ray e Zoe, sbocciato tra una stanza di motel ed un intenso dialogo all’interno dell’auto mentre i km polverosi vengono percorsi diventando progressivamente puri e semplici numeri sul tachimetro.
Ma all’interno della puntata viene racchiusa la vera essenza della serie, portando in scena una sequenza che da sola basterebbe per descrivere cosa sia Mr Inbetween.
Dopo il violento incidente nel deserto, aver tratto in salvo Zoe grazie all’aiuto del mandante-capo, Ray deve disfarsi dei cadaveri di due innocenti che hanno fatto il banale errore di fermarsi, accanto all’incidente, per chiedere se servisse aiuto.
Ray attraversa gli ultimi chilometri di deserto, raggiunge una piccola cittadina ed entra in un negozio per comprare una lima/lama di ferro. Dialogo spartano e banalotto con il commesso, esce, svolta l’angolo avviandosi verso un parcheggio incustodito. Usa la lima per forzare una portiera, ruba la macchina e raggiunge il punto di incontro dove doveva essere effettuata la consegna. Una naturalezza esasperante nella gestione di queste dinamiche socio-criminali che elevano il prodotto a piccolo gioiello di intrattenimento per gli amanti del genere.

Mr-Inbetween-3x09 SUBLIMAZIONE DELLA VIOLENZA


Il finale, sontuoso nella sua semplicità, porta in scena il forte desiderio di Ray di cambiamento. Un desiderio che si è protratto per buona parte della stagione e che a suo modo troverà la propria strada.
Ma, prima del fatidico momento dell’addio, occorre affrontare l’ultimo nemico, l’ultimo scagnozzo pieno di sé pronto a mettere in discussione il ruolo di Ray e la sua capacità distruttiva.
Attirato con l’inganno in aperta campagna, Ray si ritrova disarmato e ferito, barricato all’interno di una casa abbandonata accerchiato da tre nemici decisamente ben armati. A questo punto della puntata, con soli dieci minuti circa all’orizzonte, e con il pensiero che si tratta dell’ultimo episodio, si sarebbe portati a credere di vedere un bagno di sangue dove anche Ray rimane vittima ultima della sua incapacità di cambiamento. Ma Mr Inbetween è ben lontana da questi schemi. In un crescendo animalesco, Ray cerca all’interno della casa un’arma per potersi difendere: prima un martello, poi un’accetta e poi qualcosa cattura la sua attenzione, un oggetto che rimane all’oscuro perfino allo spettatore che ha modo solo di vederne il risultato. Il corpo di uno dei tre assalitori, avvolto dalle fiamme, esce barcollando dalla casa. Gli altri due, scossi alla vista dell’amico, vengono presi a colpi di fucile in faccia. Letteralmente, se si considera la scena in cui Ray inveisce su uno di essi con colpi di mitragliatrice a pochi centimetri dal volto. Una sequenza che sublima la violenza dello show ed incastona la serie tv australiana come perfetta rappresentazione di un crime drama violento fatto come si deve (quanto meno per la parte action, poi per la sceneggiatura vera e propria meglio lasciar stare…).

“THAT SMILE. THAT DAMNED SMILE.”


Con disinteresse e senza informare lo spettatore, lo show si catapulta nel futuro mostrando Ray alle prese con una vita da quasi eremita, nella sua roulotte spersa nella verde Australia. E, soprattutto, Ray lavora. Come taxista.
Gli ultimi minuti della serie, infatti, incedono sul lavoro di Ray mettendolo a confronto con gli ennesimi strafottenti con cui solitamente era solito giungere alle mani per risolvere la diatriba. Ray potrà anche aver cercato il cambiamento, magari imponendoselo cambiando casa, abitudini di vita ed altro ancora. Ma l’istinto resta lo stesso e quel gelido e sghignazzante sorriso, dritto in camera, con cui la serie si chiude, rappresenta la certezza che sì, The Magician è ancora lì, nascosto da quel velo di falsità e da quella pessima uniforme azzurra da taxista.
La sceneggiatura non è mai stato il forte (e nemmeno di interesse) della serie di casa FX. L’aspetto della boxe, venuto a galla in questa stagione, poteva rappresentare un ottimo ponte narrativo per avvicinare Ray ad un percorso di cambiamento più profondo, più completo e più convincente. Ma, d’altra parte, avrebbe snaturato quello che aveva rappresentato Mr Inbetween fino a quel momento.
Alla serie, infatti, non interessava mostrare storie di redenzioni. No. Ray Shoesmith è il risultato di una società violenta, che predilige le mani alle parole e che è più propensa a chiedere aiuto ad “amici” piuttosto che alle autorità per risolvere problemi. E la società non ha percorsi di redenzione, rimane tale ed uguale a se stessa. Senza desiderio alcuno di cambiamenti. Perché, quindi, Ray dovrebbe cambiare?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Quel maledetto, sexy, sorriso di Scott Ryan
  • L’attacco alla casa abbandonata
  • Ray che si disfa dei cadaveri, arriva in città, compra una lima e ruba una macchina: pura genialità
  • Il pianto di Ray ed il suo tentativo di cambiare… con i fantasmi che lo inseguono
  • Il finale, nella sua imperfezione
  • Sceneggiatura scomparsa

 

Ma che ci frega di un finale conclusivo se abbiamo sparatorie, combustioni, esplosioni, incidenti d’auto per colpa di un canguro, sangue e violenza? Questo e molto altro era Mr Inbetween. Certo, se ci fosse stata una storia che trainasse tutte le scene non sarebbe stato così male, ma meglio non essere troppo puntigliosi con Ray Shoesmith.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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