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Mr Inbetween 3×01 – 3×02 – Coulda Shoulda – ChampTEMPO DI LETTURA 4 min

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Mr-Inbetween-3x01 Esisterà una terza stagione? Ma soprattutto: noi di RecenSerie continueremo mai a recensire questa serie tv che mette a dura prova noi recensori permettendo davvero pochi spunti durante i suoi venti minuti scarsi a settimana? Sono domande che, prima o poi (forse), troveranno una risposta.

Evidentemente a due anni di distanza, occorreva dare una risposta a queste domande ed ecco quindi che, rinnovata per una terza ed ultima stagione a maggio 2020, la serie australiana creata e scritta da Scott Ryan riprende il filo del proprio discorso con una doppia premiere.
Un appuntamento sempre contenuto in termini di minutaggio (si supera di poco i cinquanta minuti, contando anche i titoli di coda), ma che permette allo spettatore di riassaporare velocemente gli ambienti, le tematiche, i personaggi e le varie dinamiche dello show. “Coulda Shoulda” rappresenta il perfetto incipit per poter presentare questo show anche ai meno avvezzi: Ray è un temibile personaggio guardato con rispetto, paura e riverenza da parte dei vari criminali della zona attigua a dove l’uomo abita. Ma, questo rispetto, a volte viene meno a causa di un insensato desiderio di macismo.

LA VITA IN SOCIETÀ


Ecco quindi che la calma apparente, che precede lo scambio ostaggio-soldi e armi, viene spazzata via in men che non si dica a causa di un banale, fanciullesco, gestaccio (il dito medio). I proiettili iniziano a gravitare pericolosamente attorno all’automobile degli antagonisti del momento, Ray si prende una pallottola in pieno petto (protetto da un giubbotto anti proiettile) e, come se fosse stato colpito da un semplice sassolino, ricarica l’arma e disintegra le varie articolazioni dei suoi nemici a suon di pallettoni. Un atteggiamento da cui, in fin dei conti, l’uomo rifugge e cerca di sottrarsi: già nelle passate stagioni Ray aveva cercato di mettersi sulla buona strada tentando di allontanarsi da questa vita fatta di criminalità e violenza, ma il risultato era stato totalmente inguardabile ed aveva portato alla rottura con Ally.
C’è un tentativo di intimismo a cui la serie punta ma senza darlo a vedere apertamente: per esempio durante la sequenza in cui Ray lava i piatti e scruta la sua stessa figura alla finestra; oppure quando ha modo di presentarsi con il proprio nome all’uomo a cui ha appena tolto la vita. La criminalità c’è, indubbiamente, ma sotto di essa si nasconde un desiderio di umanità a cui Ray sembrerebbe voler puntare a tutti i costi venendo trattenuto a più riprese dal mondo stesso.

“We gotta give the guns back. Yeah? No, look, mate. They… they know. Okay, they know. Yeah, well, I fucking had to! He was about to chop my fucking leg off with a fucking chainsaw! ‘Everything will be fine’, you fucking said. Well, it ain’t fucking fine! Okay, I’ve been run over by a fucking car. I’ve been chained to a fucking fence all night. Fucking come and get me! No, don’t tell me to fucking calm down!”

LA PRIGIONE


Ma a volte Ray ci mette del suo, come per esempio in “Champ”, finendo in galera per dei motivi totalmente futili e bambineschi (come era stato il dito medio, tutto sommato). Ray sembra non sopportare chi fa il gradasso e, invece di tentare di deglutire e ingoiare il boccone amaro, reagisce senza riflettere minimamente. Ed il risultato è sempre una macchia di sangue sparsa da qualche parte.
“Champ” viene girato prevalentemente all’interno di una prigione in cui il protagonista ha modo di conoscere Adam, un uomo taciturno e placido, completamente fuori contesto all’interno della prigione e che nonostante “l’amicizia” con Ryan finirà pestato a sangue per una parola (“champ”, che dà il titolo alla puntata) detta per errore. I giorni in prigione permettono allo spettatore di vedere Ray in un ambiente che gli si confà oltre a risultare indispensabili per poter avere un piccolo confronto con la figlia, Brittany, che sta crescendo ed inizia a vivere sulla propria pelle tutti i vari errori di vita del padre vedendosi relegata a poche e risicate amicizie in quanto “figlia di un criminale”.
La ragazzina, ovviamente, colpevolizza il padre, che già di suo sembrerebbe attraversare una sorta di crisi mistica dalla quale potrebbe uscirsene un po’ come Jules Winnfield in Pulp Fiction quando si allontana definitivamente dal gruppo di Marsellus Wallace. Ma quello era Tarantino e qui, invece, si tratta di Scott Ryan: dialettica ridotta all’osso, sorrisi beffardi ad ogni inquadratura, battute taglienti e minutaggio risicato (la terza stagione si comporrà di sole nove puntate).
La sensazione è che la chiusura del ciclo preveda un sacrificio da parte di Ray ed è difficile riuscire fin da ora ad inquadrarlo: sarà fisico oppure meramente “lavorativo” (con un vero allontanamento dagli ambienti criminali in cui bazzica ormai da anni)? Le prossime puntate inizieranno a predisporre tutti gli elementi per poter rispondere a questa domanda.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ritorno di Ray
  • “Can’t be fucking around with this guy”
  • Ray che investe l’assalitore e la successiva “contrattazione” con tanto di motosega
  • Dito medio e conseguenze
  • La prigione e l’incontro con Adam
  • Ray e Brittany
  • Per la benedizione c’è tempo e spazio…

 

Mr Inbetween vive (in modo egregio) grazie a questo: piccole sequenze di vita “normale” di Ray unite l’una all’altra attraverso vari espedienti narrativi. Ed il risultato, almeno in questi primi due episodi, resta più che sufficiente per ringraziare FX di questo insperato ritorno.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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