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Pam & Tommy 1×05 – Uncle Jim And Aunt Susie In DuluthTEMPO DI LETTURA 4 min

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Pam And Tommy 1x05 recensioneMai giudicare un libro dalla copertina. Un’asserzione semplice e scontata ma che ben si adatta, sotto più punti di vista, alla serie Pam & Tommy.
Si può tranquillamente affermare, infatti, che la concezione con cui è stata accolta questa biopic targata Hulu si sta, con il passare degli episodi, completamente trasformando. Ad una prima visione incentrata su elementi comedy e più caricaturali sta facendo spazio una storia più profonda che vuole lasciare un messaggio ben preciso. Un aspetto poco prevedibile se si guarda indietro sin dal pilot ma che, grazie ad una costruzione globale esemplare, dopo cinque episodi sta riuscendo egregiamente nel suo intento.
Ma questo cambio di prospettiva che sta interessando la serie lo si può ampliare anche ad una seconda concezione: la figura di Pamela Anderson, schernita e mediaticamente massacrata ai tempi dello scandalo, qui per la prima volta riceve la giusta comprensione e considerazione.

“There’s so many angles to it. Technology. Celebrity. Privacy.”

PAMELA, MONICA E LE ALTRE


Durante il loro tour di interviste pre rilascio della serie, Lily James e Sebastian Stan hanno più volte sottolineato come il vero intento di Pam & Tommy fosse quello di raccontare lo scandalo del sex tape attraverso una concezione più consapevole propria di questi tempi. All’alba del 2022 infatti, nonostante un’esasperazione di fondo basata su politically correct e inclusivity, fortunatamente vi è anche una nuova presa di coscienza nei confronti del rispetto della figura della donna. Una nuova prospettiva che recentemente è risultata molto in voga per riprendere storie del passato e servirle al pubblico attraverso uno sguardo finalmente completo e, appunto, consapevole.
É quello che è successo pochi mesi fa con American Crime Story: Impeachment che, al di là del titolo, ha invece basato la sua intera narrazione sul “riformare” la reputazione di Monica Lewinsky. Al tempo mal giudicata e, anche in questo caso, demolita dai media e dall’opinione pubblica, la Monica che emerge dallo show di Ryan Murphy è quella di una vittima, ben lontana dalla rappresentazione di femme fatale dipinta negli anni ’90.

“What’s your concern, Pamela?”

L’intento reale di Pam & Tommy era dunque quello di dare una visione dei fatti simile a quella mostrata da American Crime Story. E finora, va detto, lo show creato da Robert Siegel sta facendo un lavoro decisamente migliore e più completo rispetto ad ACS.
Al centro della serie quindi non vi è la famosa videocassetta in sé, bensì l‘ignobile retroscena che si è abbattuto su Pamela Anderson. E come è stato fatto un lavoro eccelso nei primi episodi nel mostrare un quadro completo sia della coppia che del furto (e del personaggio di Rand Gauthier), altrettanto magistrale si sta rivelando questa nuova fase tutta dedicata alla sua protagonista.
Spinta da una Lily James fenomenale nella somiglianza non solo dovuta a trucco e parrucco, ma anche alla sua capacità di cogliere varie sfumature caratteriali, l’attenzione si sta condensando sul trauma personale subito dalla donna. Oltre la prevaricazione del suo privato e le ripercussioni sulla vita personale e professionale già mostrati nei precedenti episodi, “Uncle Jim and Aunt Susie In Duluth” sottolinea ulteriormente la sopraffazione subita da più fronti. Con le sue preoccupazioni sminuite, unica vittima della “satira” dei media e adesso la sola chiamata a testimoniare, il ritratto di Pamela che ne emerge riesce nell’intento della serie di far rivalutare quanto accaduto a partire da quel 1995.

AN AMERICAN CRIME STORY


“This is news.”

Nella sua completezza, nonostante il focus primario incentrato su Pamela Anderson, Pam & Tommy non risparmia una visione completa degli effetti anche sull’altro protagonista della VHS. Anche qui, un applauso va sicuramente fatto al suo interprete, con Sebastian Stan capace di cogliere e reinterpretare in maniera egregia ogni fase del lunatico carattere di Tommy Lee.
Ma carattere e reputazione della rock star a parte, per la serie ciò che conta sono le conseguenze che la diffusione del sex tape ha avuto sulla coppia. Dal punto di vista di Lee, il lavoro di narrazione è sicuramente diverso e meno traumatico rispetto a Pamela e lo show compie infatti un’ottima presentazione nel mettere a confronto i diversi metri di giudizio utilizzati nei loro confronti. Tuttavia, le difficoltà di Tommy servono a sottolineare ancora una volta l’importanza del quadro generale. Il furto e la conseguente diffusione della videocassetta rientrano in quel concetto di violazione della privacy di cui molto spesso si tende a dimenticarsi, soprattutto quando si tratta di celebrità.
“Uncle Jim and Aunt Susie In Duluth” si focalizza così sulla diffusione della notizia tramite i media, in quel modo aggressivo e irrispettoso che non tiene conto delle persone reali coinvolte. E anche questa è una sorta di crime story.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Come sempre musiche e atmosfere anni ’90
  • Lily James e Sebastian Stan continuano a conquistare ogni scena con le loro eccellenti performance
  • Attenzione consapevole sulla figura di Pamela
  • Parallelismo sulle ripercussioni e sul trattamento differente subiti da Pam e Tommy
  • Focus sul ruolo avuto dai media nella vicenda
  • Appena 32 minuti di puntata
  • Assenza di Seth Rogen (seppur il suo Rand Gauthier non sia più così centrale alla trama)

 

Pam & Tommy si sta davvero confermando una serie completa che ad una prima fase di presentazione comica e leggera fa seguire, in maniera totalmente organica, input dall’estremo valore sociale. Un prodotto eccellente su tutti i fronti.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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