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Guillermo Del Toro’s Cabinet Of Curiosities 1×03 – The AutopsyTEMPO DI LETTURA 3 min

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recensione 1x03 Guillermo Del Toro Cabinet's Of CuriositiesDavid Prior è un giovane regista che ha alle spalle una buona formazione ed un curriculum di tutto rispetto, compreso la co-creazione della docuserie Voir con David Fincher.
“The Autopsy”, tratto da un racconto breve dello  scrittore Michael Shea, rappresenta il suo esordio all’interno di questo show. E non poteva che essere un episodio fra i più brillanti, non fosse altro che prende spunto proprio da un certo filone cinematografico horror-sci fi che qui viene costantemente omaggiato e riaggiornato in ogni singola inquadratura. Si tratta finora dell’episodio più “carnale” di tutta la serie, poiché è proprio la carne e il corpo il deus-ex-machina di tutta la narrazione. Un esempio di body horror puro, che sperimenta come non mai su questa tematica.

IBRIDAZIONE DI GENERI


“The Authopsy”, infatti, pur nella sua linearità e semplicità (si tratta di uno degli episodi più brevi) riesce a risultare estremamente complesso e sfaccettato. La vicenda inizia quasi come un legal thriller in cui s’indaga su una misteriosa esplosione all’interno di una miniera, provocata da uno strano “oggetto” che sembrerebbe una bomba. Questo caso si collega al ritrovamento di un cadavere chiuso dentro una sacca in un bosco, di cui si occupa lo sceriffo Nate Craven (Glynn Turman).
Per saperne di più Craven (probabilmente cognome non scelto a caso) chiede l’aiuto di un suo amico medico legale, il dottor Carl Winters (uno straordinario F. Murray Abraham), uomo cinico e disilluso soprattutto dopo aver scoperto di avere un cancro terminale.
L’autopsia condotta dal dottor Winters porterà ad una scoperta sensazionale: probabilmente la “bomba” altro non era che un alieno parassita che ora sta usando i corpi dei minatori come “trasporto” per infettare altri corpi.
Da qui la puntata diventa un crescendo di tensione continua in cui da semplice legal thriller (o urban horror se così si può definire) si passa ben presto all’horror fantascientifico fino ad un finale decisamente slasher ma molto efficace.

F. MURRAY ABRAHAM E LA POETICA DEL CORPO MORTO


Merito soprattutto di un Murray Abraham in stato di grazia che regala una straordinaria interpretazione con il suo sofferente dottor Winters, character allo stesso tempo “classico” per il genere ma anche molto tridimensionale e originale a modo suo.
E anche grazie allo stato di tensione continua che si basa sull’attesa verso lo scontro finale fra l’entità aliena e il dottor Winters. Di fatto il “colpevole” delle morti viene individuato quasi subito dallo spettatore (fin di primi minuti), ma l’attesa dell’incontro finale fra i due co-protagonisti riesce a non far cadere mai l’attenzione dello spettatore.
A questo si aggiunge l’aiuto di effetti speciali “artigianali” che rendono molto bene l’estetica dei corpi morti e feriti, rimandando a scene molto realistiche e degne di un vero e proprio teatro anatomico.
Il comparto tecnico riesce, ancora una volta, a ricreare un “mostro” alieno originale e ad offrire un ottimo esempio di come si possa sperimentare, a livello visivo, sul tema del body horror.

CONCLUSIONI


Così, spaziando fra generi e tematiche differenti, lo spettatore si addentra nei meandri del laboratorio di analisi del dottor Winter, fino a scoprire un’agghiacciante verità nascosta fra le pieghe e le budella dei cadaveri. Un lavoro di artigianato registico che rientra perfettamente nel mood grottesco ed orrorifico che lo show propone.
Come al solito una menzione a parte merita sicuramente lo stesso Guillermo Del Toro che trova il modo di sintetizzare, in maniera decisamente geniale, il significato di tutta la storia.

“A shooting star, crossing the vast, indifferent night sky. Perhaps carrying an answer to that age-old question, are we alone in the universe? Recorded on a modest device, stained with blood and death, the answer is a decidedly terrifyng…”no”!”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia di David Prior
  • Interpetazione di F. Murray Abraham
  • Omaggio al filone horror fantascientifico de La Cosa
  • Finale
  • Niente di particolare

 

Uno degli episodi migliori visti finora, con un F. Murray Abraham in stato di grazia intento ad indagare su alcune morti misteriosi in una miniera. Un body horror che s’imprime nel cervello e nello stomaco dello spettatore, non lasciandolo fino alla fine.

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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