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Guillermo Del Toro’s Cabinet Of Curiosities 1×06 – Dreams In The Witch HouseTEMPO DI LETTURA 4 min

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Guillermo Del Toro's Cabinet of Curiosities 1x06Lovecraft, si è già detto, è uno degli autori più apprezzati da Guillermo Del Toro. Quindi non deve stupire il fatto che anche il sesto episodio del suo show antologico sia dedicato ad un racconto del celebre scrittore di Providence.
Né dovrebbe stupire la scelta della storia da portare in scena. I sogni della casa stregata, pubblicato per la prima volta nel 1933, è un ottimo manifesto della poetica lovecraftiana: al suo interno trovano spazio l’orrore cosmico, la fascinazione per l’occulto, la stregoneria, la storia antica del New England e persino alcuni riferimenti ai miti di Cthulhu. Tutti elementi, purtroppo, assenti nella trasposizione netflixiana, che sceglie una strada ben più banale e deludente, appiattendosi su stilemi della narrativa moderna che avrebbero inorridito sicuramente Lovecraft stesso.

UNA MELENSA STORIA DELL’ORRORE


“The Dreams Of The Witch House” non perde tempo e rifila fin da subito allo spettatore il più grosso cambiamento rispetto al racconto originale alterando profondamente il background del protagonista. Nell’opera di Lovecraft, Walter Gilman è un giovane studente di matematica presso la Miskatonic University, spinto verso il mondo del sovrannaturale e dell’occulto da una sincera curiosità. Nell’episodio in questione, invece, viene trasformato in un povero individuo ossessionato dalla morte della sorellina Epperley e dal desiderio di salvarla dalla Foresta delle Anime Perdute, una sorta di limbo intermedio fra i mondi in cui le anime dei morti restano intrappolate.
Si tratta di una svolta non particolarmente originale, perché storie di questo genere si sprecano, ma che avrebbe potuto aggiungere profondità e interesse al racconto. Peccato che la sceneggiatura di Mika Watkins punti troppo sul sentimentalismo spicciolo e sulla facile commozione, sacrificando gli elementi della vicenda più intriganti, come il rapporto fra sogno e veglia, fra incubo e realtà tanto cari a Lovecraft e tanto abilmente esplorati nel precedente “Pickman’s Model”. Persino i rimandi alla complessa mitologia fatta di déi blasfemi e idoli mostruosi (fra i quali spicca il famosissimo Cthulhu) sono stati completamente eliminati: una scelta forse comprensibile, in quanto il pubblico generalista non avrebbe colto le citazioni, ma che lascia l’amaro in bocca.
Il mancato lieto fine è meno incisivo rispetto a quello dell’altra storia lovecraftiana, benché sia ripreso in buona parte dal racconto originale. La colpa è da imputare sicuramente alla scrittura del personaggio di Walter, ma anche a una prova attoriale di Rupert Grint tutt’altro che brillante, tanto più se la si confronta al lavoro di doppiaggio particolarmente ispirato fatto da DJ Qualls sull’uomo-topo Brown Jenkins.

UN HORROR CHE NON FA PAURA


E proprio Brown Jenkins è un altro dei punti deboli dell’episodio. O meglio, lo è la sua realizzazione tecnica, perché non è stato fatto nulla per rendere meno finta e goffa la CGI impiegata per animarlo. Questa sciatteria cozza con la cura impiegata per ricreare le atmosfere gotiche e le giuste scenografie, nonché con l’ottimo lavoro fatto per il trucco prostetico della strega Keziah Mason. Ed è un vero peccato, perché l’uomo-topo è una delle creature più disturbanti dell’intero universo lovecraftiano e animata come si deve avrebbe fatto la sua porca figura in scena.
L’altro grande tallone d’Achille di “The Dreams Of The Witch House” è l’abuso di uno degli strumenti più insidiosi dell’horror moderno: il jumpscare. La puntata è tutta un susseguirsi di scene che vorrebbero far balzare dalla sedia lo spettatore, ma la continua reiterazione del trucchetto finisce per depotenziarlo e a un certo punto la reazione più diffusa diventa lo sbadiglio.
Che fine ha fatto quell’orrore psicologico, interiore (seppur provocato da cause esterne) di cui Lovecraft era tanto maestro? Probabilmente è rimasto intrappolato nella Foresta delle Anime Perdute, e non è bastata la forza di Walter Gilman per tirarla fuori.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il finale in linea con il racconto di Lovecraft
  • Il trucco della strega Keziah Mason
  • Le atmosfere gotiche ben rese
  • Il doppiaggio di Brown Jenkins
  • La scelta di introdurre la sorella di Walter e farne il fulcro delle sue ricerche sul paranormale
  • Mancano tutti i riferimenti ai miti di Cthulhu presenti nel racconto originale
  • L’uomo-topo animato in CGI
  • L’abuso dei jumpscare
  • Rupert Grint non proprio in forma

 

Lo show antologico di Guillermo Del Toro torna a confrontarsi con Lovecraft, ma i risultati sono decisamente più modesti del precedente “Pickman’s Model”. Chissà cosa avrebbe pensato il solitario di Providence di questo adattamento così goffo e inutilmente sentimentale.

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, un dottore di ricerca e un insegnante di lettere, ma non è stato ancora confermato.

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