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American Crime Story: Impeachment 3×01 – ExilesTEMPO DI LETTURA 4 min

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American Crime Story Impeachment 3x01 recensione American Crime Story ha un suo fascino molto particolare e una storia altrettanto speciale.
Nel lontano 2017, dopo il season finale della storyline legata a O.J. Simpson, American Crime Story sembrava avere un futuro piuttosto limpido di fronte a sé: una 2° stagione dedicata all’uragano Katrina, una 3° stagione dedicata all’omicidio di Gianni Versace ed una 4° stagione incentrata sullo scandalo che coinvolse Monica Lewinsky e William Jefferson “Bill” Clinton.
Come si potrà constatare dall’evoluzione degli eventi, questo piano non è andato completamente in porto, tagliando di fatto la produzione di un’intera stagione sull’uragano Katrina (ufficialmente cancellata nel Febbraio 2019), anticipando la stagione su Gianni Versace (e soprattutto su Andrew Cunanan) e, quindi, anticipando l’impeachment dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America alla terza annata dello show. E una nuova stagione, teoricamente incentrata sul famosissimo Studio 54, sembra essere destinata a venire alla luce prossimamente. Ma si sta divagando.

È TUTTA QUESTIONE DI P.O.V.


Il punto di vista di un racconto è sempre cruciale perché, col giusto piglio, permette di dare un twist particolare a storie anche non molto interessanti. Un esempio eclatante, a tal proposito, è Memento, oggettivamente studiabile all’università. C’era quindi da domandarsi in che modo Ryan Murphy e Sarah Burgess si sarebbero approcciati al tutto e la risposta è stata una ed una soltanto: “A Vast Conspiracy: The Real Story Of The Sex Scandal That Nearly Brought Down A President” di Jeffrey Toobin. Il libro di Toobin è infatti il fulcro della trama e questa stagione prende ispirazione esattamente da quanto scritto, enfatizzando un complotto che magari non è noto a tutti. Come a dire: c’è molto altro oltre alla “banale” relazione sessuale tra Clinton e la Monica nazionale.
Il racconto viene quindi presentato ponendo Linda Tripp (Sarah Paulson) come protagonista, alternandola (a sprazzi) con Paula Jones e Monica Lewinsky. Una scelta interessante che mette in prospettiva il semplice scandalo, elevandolo ad un lungo complotto che si estende nel corso degli anni. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti in un’America che, come si evince da uno spezzone con protagonista Paula Jones, ricorda molto quella di Trump.

PERSONAGGI IRRICONOSCIBILI


Come al solito, bisogna dar atto a tutta la produzione di American Crime Story di essere fantastica nella trasformazione irriconoscibile degli attori nei personaggi chiave. Come era toccato a Édgar Ramírez con Gianni Versace e a Sarah Paulson con Marcia Clark, ora è sempre il turno della Paulson che diventa impossibile da distinguere nei panni di Linda Tripp, e lo stesso si potrebbe dire di Clive Owen in quelli di Bill Clinton.
Dei piacevoli cambiamenti che dimostrano la poliedricità di attori e attrici in ruoli divenuti iconici e che, sicuramente, gli varranno quanto meno la considerazione per una nomination agli Emmy.
C’è però un piccolo particolare da sottolineare, magari dovuto alla non più tenera età di chi scrive, e riguarda la somiglianza tra la Jones e la Lewinsky, una somiglianza che non è aiutata dai salti temporali ma che, magari, è anche voluta per enfatizzare la “tipologia clintoniana” preferita. Un maggior distacco scenico non avrebbe fatto male al pubblico che, magari non conscio del ruolo della Jones in tutto ciò (ricordiamo che l’informazione in Italia negli anni ’90 non era poi così trasparente), potrebbe essere rimasto confuso riguardo il suo ruolo.

SALTI TEMPORALI COME CANDITI NEL PANETTONE


Questo titolo, volutamente discutibile, serve ad accendere un po’ gli animi sia nei fautori dei canditi nel panettone, sia nei detrattori che li tolgono uno ad uno con estremo disgusto. Eppure, il paragone tra salti temporali e canditi, seppur distantissimo, ha un suo perché: da un lato ci sono infatti gli amanti dei time-skip, ovvero tutti coloro che adorano questi passaggi rapidissimi che trasformano completamente i connotati di location e personaggi; dall’altro ci sono quelli che ne farebbero volentieri a meno, specialmente se ce ne sono ben più di un paio nello stesso episodio. Ed è questo il caso in “Exiles”.
Che li si ami o li si odi, la season premiere di Impeachment ne è ricca, se ne contano addirittura 4 (incluso il flashforward iniziale per dare un giusto spoiler allo spettatore). Oggettivamente troppi anche per un’ora di puntata. Ed è questo il tallone d’Achille della premiere: non si riesce a seguire con chiarezza tutto il proseguo degli eventi, specialmente se dilatati in certi momenti e tagliati velocemente in altri.
C’è chiaramente la necessità di comprimere tutta una serie di eventi che va dal 1991 al 2001, ma al tempo stesso, come si evince dalla visione, qualcosa poteva essere serenamente tagliato (vedasi il suicidio di Vincent Foster) per far respirare di più la narrazione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sarah Paulson fantastica
  • Regia e fotografia di Ryan Murphy piuttosto ben fatte
  • Flashforward iniziale
  • Comparsata di Bill Clinton in extremis
  • Troppi salti temporali
  • Alcune scene francamente evitabili in quanto non aggiungono niente alla storyline principale

 

Si poteva fare meglio con un’ora a disposizione ma è anche comprensibile che Murphy e Sarah Burgess non abbiano voluto calcare troppo la mano sin da subito. Eppure sarebbe bastato qualche salto temporale in meno per rendere tutto più fruibile.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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