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Clark 1×01 – Se Non Posso Dare Il Meglio Di Me, Allora Darò Il PeggioTEMPO DI LETTURA 4 min

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recensione Clark 1x01 Netflix La vita (e un vero e proprio miracolo) del criminale svedese Clark Olofsson in questa nuova serie Netflix made in Svezia.
Se qualcuno non conoscesse la storia di questo individuo, sicuramente conoscerà la famosa rapina di Normalmstrong, di cui fu protagonista.
La rapina divenne famosa in quanto da quel momento in poi venne coniato il termine di Sindrome di Stoccolma, proprio per il rapporto che si venne a creare fra il rapinatore Olofsson e i suoi ostaggi.
Un momento chiave della vita di Olofsson che l’introduzione iniziale rimarca in maniera abbastanza evidente. Ma è solo una breve parentesi di un quadro di vita decisamente interessante che riguarda la vita di una vera e propria “celebrità criminale” svedese, che lo show di Netflix racconta senza filtri o censure e direttamente con le parole dello stesso protagonista.

BILL SKARSGÅRD AKA CLARK OLOFSSON


“Basato su verità e bugie”

La scritta prima dei titoli di testa la dice lunga su quello che sarà il mood dell’intera narrazione. Sarà sempre e solo la voce narrante dello stesso Clark a guidare lo spettatore all’interno delle vicende. Un Clark Olofsson peraltro meravigliosamente interpretato da un ottimo Bill Skarsgård (reduce da altrettante ottime prove in Soulmates e nella prima stagione di Castle Rock) che si cala completamente nella parte e conferisce al personaggio un’aurea da “angelo del male”, complice anche un volto perfetto per l’occasione (rassicurante ed inquietante allo stesso tempo) seppur poco credibile come minorenne.
Anche il resto del cast si rivela, allo stesso modo, perfetto per i vari character rappresentati in una produzione orgogliosamente e quasi interamente “swedish” con titoli e sottotitoli annessi (qui riportati in italiano per comodità, ndR).
Si tratta di personaggi altamente sopra le righe, e conformi ad una narrazione che è estremamente soggettiva, per cui l’intera vicenda va considerata per quella che è, senza troppe pretese di realtà storica, sebbene i fatti narrati siano effettivamente avvenuti.

FRA SCORSESE, TARANTINO E BERGMAN


Proprio da questa caratteristica si possono già fare alcune considerazioni riguardanti la messa in scena di tutta la storia.
La regia di Jonas Åkerlund (regista di famosi videoclip musicali e di quella piccola perla di Polar) è estremamente eclettica e con una fotografia meravigliosamente vintage che immette lo spettatore direttamente nella Svezia degli anni 60.
Uno stile di regia che, unito alla costante voce narrante del protagonista, non può non rimandare a quello di famosi registi che hanno già narrato vicende di “celebrità gangster”. Il tutto però unito all’atmosfera nordica per cui, di fatto, Clark è un mix bizzarro e pregevole, con le dovute distanze, di Scorsese (con particolare riferimento a Quei Bravi Ragazzi) e Bergman, con sprazzi pulp à la Tarantino.
Un mix perfetto, dunque, per raccontare un personaggio complesso che si divide fra la continua ricerca d’attenzioni, un evidente complesso di Edipo e una mancanza totale di empatia verso il prossimo (interessante da notare tenendo conto di come si evolverà poi la sua vicenda criminale).

UN “MAPPAZZONE” BEN RIUSCITO?


Ma tutto questo eclettismo non sempre risulta efficace. Ad esempio è molto bella la scena iniziale del parto, se non fosse per una CGI decisamente grottesca e imbarazzante del giovane “feto” di Clark (stessa cosa la scena dell’incidente con l’alce). Lo show fa leva volutamente sull’iperbole e sulle esagerazioni continue che conferiscono un tono perennemente votato al grottesco e alla commedia. Il che può risultare, dopo un’ora di episodio, fin troppo stancante e ripetitivo.
Il problema vero è che tutto viene narrato ad un ritmo fin troppo vorticoso, passando dalla giovinezza all’adolescenza del protagonista fino al vero plot twist della sua vita ovvero l’incontro con Madou (Isabelle Grill) e quello che sarà il suo acerrimo nemico ossia Tommy Lindström (Vilhelm Blomgrem). Quest’ultimo risulta il personaggio più macchiettistico dell’episodio (forse anche troppo). Il che è un ulteriore indice della soggettività della narrazione, che mira ad esaltare il solo personaggio di Clark, a scapito di tutti gli altri character.
Bisognerà vedere come si evolveranno i prossimi episodi: se lo stile sarà sempre così o se questo è stato solo un ingenuo tentativo di catturare l’attenzione dello spettatore in maniera “facile” ma molto superficiale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena iniziale del parto…
  • Stile narrativo alla Scorsese (con continui riferimenti al cinema colto europeo)
  • Bill Skårsgard…
  • Scena di Liz e Madù (e dei “gioielli di famiglia”)
  • …a parte la pessima CGI!
  • Dopo un po’ diventa fin troppo esagerato e prolisso
  • …nonostante non ci creda nessuno che sia minorenne!
  • Alcuni momenti trash (Tommy Lindström)

 

La vita di Clark Olofsson, il criminale artefice della rapina che ha dato il nome alla celebre Sindrome Di Stoccolma, in questa nuova serie made in Svezia targata Netflix. Un po’ di Scorsese con una manciata di Tarantino e Bergman uniti in un “mappazzone” che convince a tratti.

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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