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Fear The Walking Dead 7×10 – Mourning CloakTEMPO DI LETTURA 5 min

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Fear The Walking Dead 7x10Comunicazione di servizio

Fear The Walking Dead è una serie nelle cui recensioni scatta da sempre l’inevitabile paragone con la sua serie madre. Questo particolare (e la serie di commenti probabilmente ripetitivi che caratterizzano il resto delle recensioni) ha spinto la redazione di RecenSerie ad un nuovo sistema di stesura. Lo sparuto team di superstiti che ancora persevera nel recensire suddetta serie svolgerà un lavoro cooperativo. I lettori avranno modo di seguire un’interazione spesso negata dalla scrittura distaccata delle restanti recensioni. I tre recensori (Federico, Fabrizio, e Valerio) interagiranno tra loro, instaurando una dialettica che, con la forma del dialogo (anzi, del trialogo), punterà a commentare questa settima stagione di Fear The Walking Dead. Ogni settimana uno dei tre recensori assumerà il ruolo di “intervistatore” stuzzicando gli altri due con tematiche e punti di interesse individuati durante la visione.

CORDOGLIO OMBELICALE


Fabrizio: Davvero? La prova per diventare ranger è catturare una farfalla con un barattolo?

Federico: Le famose farfalle radioattive, utilissime soprattutto perchè non muoiono nel giro di una settimana…

Valerio: Ma poi ranger di cosa? Solo per questa cosa mista alle farfalle quel personaggio aveva le ore contate.

Fabrizio: Nella precedente puntata avevamo uomini sordi e cornamuse, questa volta drammi adolescenziali e lezioni di bowling. Secondo voi, quale filo logico stanno seguendo gli autori di Fear The Walking Dead?

Federico: Mi piace pensare che, un po’ come i creatori di Rick & Morty, la preparazione della trama della stagione e delle varie puntate sia fatto sedendosi in cerchio fumando spinelli e annotando il tutto in una bella lavagna. Il tutto per poi essere unito da una consequenzialità di eventi impossibile da confutare.

Valerio: Come al solito si stanno frastagliando le storyline per confondere lo spettatore e portarlo a non notare la totale assenza di una trama ben definita. Solo che questa volta lo si fa in grande stile, non limitandosi a elementi assurdi in un solo ramo tematico. Sono e saranno ovunque.

TRISTEZZA A PALATE


Fabrizio: Tempo fa, riferendomi alle inutili sequenze con gli zombie, oramai esseri inutili che uccidono qualcuno solo nei casi in cui si trovino all’interno di un’orda sconfinata, vi chiesi in che modo lo spettatore dovrebbe arrivare a percepire “tensione” in una serie dove la costruzione della stessa passa per personaggi del calibro di Ali. Ora, per la seconda volta, potreste spiegarmi come si fa a provare della tensione durante la visione di Fear? Chiedo per un amico.

Federico: Nessun tipo di ansia, anzi. Ormai l’unica “ansia” che c’è è quella di capire in che momento il personaggio X tradirà il personaggio Y. Ed in tutto ciò continuo a non capire come mai tutti rimangano in questa landa piena di radioattività perchè è un po’ come stare a Chernobyl dopo un paio di mesi: non ci vuole un genio a capire che è una cosa mala…

Valerio: Hanno provato pure con l’ansia da ascensore, ma niente. Io personalmente ho avuto solo un po’ d’ansia per gli autori, a causa di questa love story tra minorenni adolescenti che hanno provato ad abbozzare.

Fabrizio: Ma soprattutto, perché la serie alla fine punta sempre e solo sulla tristezza? Tragedie su tragedie, principalmente riguardanti personaggi di cui non frega nulla a nessuno (aka adolescenti in calore a caso), e che non fanno altro che rendere la visione ancora più pesante di quanto già non sia. Pensate che questa tristezza rifletta un più generico sentimento di insoddisfazione degli autori nei confronti della loro carriera oramai alla deriva?

Federico: Secondo me gli sceneggiatori stanno provando a testare diversi scenari per poterli mettere nel proprio curriculum per un eventuale nuovo lavoro quando la AMC cancellerà finalmente questo scempio. Eppure questi stolti non sanno che la macchia FTWD è una di quelle che nemmeno lo sbiancatore più forte nel mercato riuscirà a debellare…

Valerio: Sì perché poi non è una tristezza dovuta al disagio di un’apocalisse. È proprio la sensazione di personaggi che si sentono sbagliati e scritti male. E questo traspare dal piccolo schermo.

SUICIDAMI


Fabrizio: A parte i meravigliosi lampadari vittoriani, mi spiegate cosa cazzo c’è di così importante in sta maledetta torre per convincere tutti a volersi ammazzare vicendevolmente pur di conquistarla? Più si va avanti e più il mistero si infittisce.

Federico: Sembra la terra promessa ma non lo è, probabilmente è l’unico palazzo rimasto in piedi nel raggio di km e la gente vuole avere un bel panorama. D’altronde Morgan ha un sottomarino, non è che ci sia proprio una bella vista.

Valerio: Credo semplicemente che Victor stia talmente tanto sulle scatole a tutti che in realtà è solo la soddisfazione di togliergli di mezzo il suo giocattolo.

Fabrizio: No, scusate, ma la breve colluttazione sul tetto tra Ali ed Howard? Chi l’ha girata quella scena? Chi ha detto “buona”? Inoltre, non trovate molto buffo il fatto che la scena più intensa di tutto l’episodio (il volo finale di Ali) di fatto non coinvolga in nessun modo le capacità recitative dei suoi interpreti? Nel caso foste già assopiti arrivati a quel punto, vi ricordo che la scena si compone di soli tre elementi: Charlie di spalle, un ombra fuori dalla finestra e l’urlo fuori campo di Ali.

Federico: Ed ecco a te l’effetto “ansia” che si manifesta! Sono piuttosto sicuro che Ali verrà dimenticato nel giro di una puntata ma lo faranno ricomparire come zombie fra qualche stagione.

Valerio: Hanno ritenuto non far vedere nulla visto che la sua brutta fine era scontatissima. Meno scontato il ruolo di Charlie. Ma non solo da questa puntata. Infatti forse ci lascerà a breve.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La sequenza migliore della puntata (il volo di Ali) non coinvolge alcuna dote recitativa dei suoi interpreti
  • Uno show che oramai non segue più alcun filo logico
  • Bowling e drammi adolescenziali

 

Bowling, drammi adolescenziali e urla fuori campo con annessi spiaccicamenti al suolo. Questo è Fear The Walking Dead signori. Grande maestro degli abomini seriali.

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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