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Your Honor 2×10 – Part TwentyTEMPO DI LETTURA 3 min

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Your Honor 2x10 recensioneSfortunatamente il più infausto dei presagi si è avverato, esattamente come temuto dalla stragrande maggioranza di quegli sfortunati spettatori che hanno osato progredire con la visione fino a questo series finale: il risultato lascia ampiamente l’amaro in bocca.
Se da un lato viene data una conclusione alle diverse storyline da un punto di vista meramente processuale (che è anche una mezza verità visto che Jimmy Baxter alla fine non è ancora stato processato), dall’altro questo finale pecca sia nel dare una degna conclusione alla storyline generale, sia al singolo personaggio, in un mix di scelte sbagliate e senza un pattern chiaro e coerente.
Un chiaro errore da parte di Joey Hartstone, lo showrunner che ha preso il timone dopo l’abbandono di Peter Moffat e che avrebbe fatto meglio a rimanere disoccupato visto l’imbarazzante seconda stagione che ha partorito nonostante nessuno la volesse. Aveva avuto modo di far cambiare idea al pubblico ma ha fallito miseramente.

UN FINALE CHE URLA VENDETTA


Nell’insieme, “Chapter 20” fino a metà episodio non era nemmeno così malvagio se comparato con il resto della stagione, con una testimonianza di Michael molto borderline per via di un giudice che non sembra proprio imparzialissimo e un ritmo durante l’udienza in tribunale che non dispiaceva affatto. Purtroppo poi è stato tutto rovinato con gli ultimi 10 minuti e dalla trovata della “canna del gas” che lascia piuttosto basiti.
Sono proprio i momenti finali, quelli accompagnati dalla canzone dell’artista che si presenta al cospetto di Desire, che fanno tirare il più alto numero di ingiurie. Si passa infatti da un Jimmy Baxter che sopravvive in qualche modo al tentativo di omicidio da parte del suocero (che tra l’altro finisce in carcere con un certo menefreghismo della figlia e del nipote), lasciando intendere una faida con la moglie non da poco, ad un ritorno spontaneo di Michael Desiato in prigione. Finendo con una gloriosa vittoria di tutta la compagine femminile (Fia esclusa) visto che Desire e Gina Baxter aumentano il proprio potere e rimangono impunite nonostante un curriculum degno di farle finire in carcere buttando via la chiave.

COERENZA NARRATIVA, QUESTA SCONOSCIUTA


Si fa veramente fatica a capire le scelte di Joey Hartstone, tra l’altro anche autore della sceneggiatura di questo series finale. In generale ogni showrunner o creatore vuole dare un messaggio al proprio pubblico, idealmente seguendo un tema che è già piuttosto chiaro quando ci si approccia alla serie tv. Qui però non si riesce veramente a capire cosa Hartstone volesse trasmettere perché la giustizia non regna sovrana (Gina, Desire, Rocco), chiunque stia cercando di redimersi continuerà a scontare la propria pena (Jimmy e Michael) e le vittime finiscono per andare in esilio (Fia e Eugene). Quando si dice: coerenza narrativa.
Alla fine, visto come è stato concluso tutto in fretta e furia, sarebbe veramente bastato dare accesso a Eugene alla protezione testimoni, si sarebbero evitate ricerche che sono finite in un nulla di fatto con i poliziotti corrotti, con un Jimmy Baxter non indagato e con una marea di domande e storyline a cui non è stata data una risposta (tipo l’amicizia tra il sindaco e Michael).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Botta e risposta in tribunale abbastanza ben fatto
  • Mancanza di una coerenza narrativa e di una morale
  • Finale dei singoli personaggi completamente senza una logica
  • Molte storyline lasciate in sospeso
  • Si è riusciti a peggiorare il modo in cui era stata conclusa la precedente stagione

 

Oggettivamente questo episodio sarebbe stato più da Slap Them All che da Burn Them All, però la frustrazione accumulata da 10 ore di visione che non hanno portato a nessun valore aggiunto della serie (anzi l’hanno peggiorata) deve essere conteggiata nell’insieme. E questa è l’ennesima riprova che non tutte le serie devono avere più di una stagione, a volte va benissimo concludere al momento giusto senza dilungarsi in forzature che, alla fine, sviliscono anche ciò che di buono era stato fatto in precedenza. Che in questo caso non era poi tantissimo.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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