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Super Pumped 1×07 – Same Last NameTEMPO DI LETTURA 4 min

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Super Pumped 1x07 recensioneGuardare “Same Last Name” è come assistere ad un funerale, e lo si dice nel “senso buono” del termine, se mai esistesse un “senso buono”. Non si parla di funerale per insinuare che il season finale sia fatto male e sia noioso perché è oggettivamente il contrario, però è di fatto il canto del cigno di Travis Kalanick come CEO dell’azienda ed arriva (tra l’altro) in concomitanza con un vero funerale, ovvero quello della mamma di Travis.
Un canto del cigno che si consuma nel corso di tutto l’episodio e che emerge come un atto dovuto sia per via del clima tossico nell’azienda, sia per la nuova posizione dei diversi board member e colleghi. Una posizione che lascia di fatto TK solo nella direzione di un’azienda che ormai lo percepisce come un corpo estraneo che va espulso al più presto per poter guarire.

Travis: Here’s a roster for you. Gates: Asshole.
Jobs: asshole.
Bezos: I would say it but I’m actually scared to.
And if you think I’m wrong about any of that, just go read the court cases, the articles for yourself.
You know what? Don’t! Just sit there farting into your couch and dreaming about everything you would do if you weren’t so goddamn nice.
At least admit this: you love riding in my cars, you love that they show up at your whim, and you love all the stuff that’s come since as a direct result of my innovations. So be virtuous, be better than me and write me off. But while you’re cheering for me getting screwed, just remember how secretly grateful you are for everything I did for you. Everything I gave you.

IL CANTO DEL CIGNO KALANICK


Se si fa un breve paragone con una delle prime puntate, tipo “X To The X” o “War“, apparirà chiarissima la differenza principale tra questi due diversi momenti di Uber: la percezione di Travis Kalanick è completamente cambiata, sia internamente che esternamente.
Una start-up è generalmente in continua evoluzione se cresce esponenzialmente come fatto da Uber in passato, quindi non ci si può aspettare che il CEO e founder dell’azienda rimanga immobile, anzi sarebbe un atteggiamento paradossale che limiterebbe le crescite e le ambizioni della compagnia. Eppure ci sono dei limiti comportamentali che non vanno oltrepassati perché minano l’equilibrio con il Board, gli altri co-founder e colleghi ed è esattamente questo il caso.
Travis in sette episodi (ovvero dal 2009 al 2017) è passato da motore a minaccia dell’azienda a causa del suo strapotere e, soprattutto, per via della sua mancanza di discussione con gli altri membri del CDA. Una riflessione che Brian KoppelmanDavid Levien fanno portare avanti a lui stesso tramite l’ennesima rottura della 4° parete in cui si paragona ai vari Bezos, Jobs, Gates. Ed il tutto porta ad un’altra domanda che però, nell’episodio, arriva prima della precedente.

But if I’m Uber and Uber is me, then what am I without it?

“I AM UBER”


“Same Last Name” è un episodio che scorre estremamente veloce e cambia la prospettiva dello spettatore che, pur essendo affezionato al character interpretato magistralmente da Joseph Gordon-Levitt e riconoscendone le problematiche, non può fare a meno che empatizzare con lui ed i suoi tentativi di rimanere in Uber.
Quello che si prova è un sentimento più simile a compassione piuttosto che odio o felicità, compassione perché, in fin dei conti, come lui stesso ammette candidamente, è tutto ciò che ha al mondo. L’attaccamento alla sua azienda è quindi spiegato dal fatto che il suo lavoro è ciò che lo definisce come uomo perché, oltre a Uber, non ha nient’altro. Il che porta direttamente a provare un forte sentimento di compassione nei suoi confronti anche perché sembra essere più risentito da questo allontanamento forzato piuttosto che dalla morte della madre.
Gordon-Levitt riesce a rendere benissimo queste diverse sfaccettature di TK sia nell’ultimo dialogo con Bill che in quelli con Arianna e Garrett. Difficile immaginare questa stagione di Super Pumped con un altro attore nello stesso ruolo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Joseph Gordon-Levitt
  • Uma Thurman
  • I confronti tra TK ed i vari “colleghi”
  • Il break-even
  • Ritmo e regia degne di nota
  • Finale un po’ sterile

 

La prima stagione di Super Pumped si chiude in maniera più che egregia confermando quanto di buono è stato visto nei precedenti sei episodi. La curiosità per la seconda stagione già confermata riguardo Facebook e Mark Zuckerberg ora si fa piuttosto grande…

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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