Super Pumped: The Battle For Uber 1×02 – X To The XTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione 1x02 Super Pumped

Super Pumped è una serie partita con pretese importanti ed aspettative altissime. Potrebbe sembrare presto per dirlo, ma forse è proprio questo l’errore che è stato fatto nella realizzazione del nuovo show targato Showtime: voler creare una storia di finanza alla portata di tutti, puntando su un argomento abbastanza attuale, con un cast molto pop e una dialettica “super pompata” è una sfida che non si vince facilmente.
Dopo un episodio pilota con partenza in quarta, la seconda puntata continua allo stesso ritmo portandosi molto avanti e facendo già emergere i primi difetti della serie sull’avveniristico Travis Kalanick, fondatore di Uber.

“THE BATTLE FOR UBER” O “THE BATTLE OF TRAVIS KALANIK”?


Travis: “Change. Freedom. We’re liberating people.”

Super Pumped si è presentata al pubblico come serie antologica con l’intenzione di raccontare le storie di founder celebri. Ci si aspettava, dunque, che questa stagione raccontasse principalmente del personaggio di Travis Kalanick, ma forse ci si sta concentrando un po’ troppo. Difficile dire se sia a causa della regia o per merito di un esplosivo Joseph Gordon-Levitt, fatto sta che l’attenzione è tutta focalizzata sul protagonista, lasciando decisamente poco spazio agli altri personaggi.
La scelta, se da un lato consente di analizzare più dettagliatamente le molteplici sfaccettature del main character, dall’altro penalizza molto la narrazione, costretta a tagliare corto su dinamiche che avrebbero potuto essere valorizzate di più.
Il ruolo di Austin, ad esempio, viene relegato ad una piccolissima parentesi nella quale si cerca goffamente d’inserire un argomento importante come i problemi di alcolismo e di spiegare quale sostegno una figura come Travis possa darle nella vita privata, oltre che lavorativa.
Non di meno, le ambizioni filantropiche di TK trovano un modesto momento di concretezza nelle parole di un dipendente di Uber che, distrattamente, ringrazia per aver finalmente la capacità economica di mandare il figlio al college. Un attimo sicuramente importante, data l’enfasi posta sulla visione di TK di cambiare il mondo, che forse meritava di essere replicato o di avere più spazio per dare più credibilità alle azioni del protagonista.
Dato che Travis Kalanick è davvero riuscito a rivoluzionare il mondo del trasporto privato (tranne in Italia), questa serie è un’ottima occasione per mostrare quali sono stati gli ingredienti del suo successo, e le persone che ha incontrato lungo il suo percorso hanno certamente giocato un ruolo più determinante della sua mitragliante dialettica. Ci si augura che tale occasione non venga sprecata.

TK O NON TK


Travis: “There are a lot of folks throughout the Valley who’ve done well taking care of the people they owe […]. But then there are the people who told everyone else to fuck off when the time came.”

Un fatto non ancora ben chiarito – probabilmente volutamente – è se lo show abbia intenzione di condannare il protagonista oppure no. A differenza della prima puntata, in cui comunque la spregiudicatezza di Travis subiva già il giudizio importante dello sguardo di Bill Gurley (ottimo Kyle Chandler), in questa seconda la critica nei suoi confronti si fa più marcata in occasione della glaciale rottura con Angie.
La totale mancanza di sensibilità nel personaggio viene però letta in funzione della sua determinazione ad ottenere ciò che vuole, ad ottenere sempre di più, e questo non aiuta a rende precisamente l’idea che la serie voglia dare di TK. Anche durante il confronto con la madre, nel quale il protagonista aggiunge alla meschinità delle sue azioni una buona dose di viltà, la scelta di far vedere allo spettatore la bugia in modo caricaturale potrebbe quasi voler portare a simpatizzare per Travis.
Anche nel braccio di Ferro con Bill, il personaggio di TK subisce un’altalenanza quasi schizofrenica, non risultando mai chiaro se incarni i valori americani di libertà, determinazione e lavorare duro o se sia solo un founder esaltato visionario che usa strumentalmente pretese di eguaglianza per portare avanti un percorso arrivista e assolutamente individualista.
Il paragone cinematograficamente più immediato che viene da fare su questa scelta stilistica è quello col Jordan Belforf di The Wolf Of Wall Street (2013), personaggio però ottimamente costruito e sviluppato in maniera lineare durante tutto il film, ma se gli autori Brian Koppleman e David Levien voglio azzardare un confronto con Martin Scorsese rischiano seriamente di farsi molto male.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Gordon-Levitt capace di innumerevoli caricature
  • Il breve focus sulla vita sentimentale del protagonista
  • La ricostruzione dei momenti di vita aziendale visti da dentro Uber
  • I dialoghi mitraglianti di TK costuiranno già l’80% del minutaggio sinora andato in onda…
  • …la metà del quale è tutto momenti di team building
  • Inserire momenti di libertà artistica random non è sinonimo di qualità (es. parentesi videogioco)
  • “Uber Core Value #…”
  • Ma che fine ha fatto Quentin Tarantino?

 

Super Pumped continua a trascinare lo spettatore nella corsa pazza di Travis Kalanick verso… tutto. Cambiare il mondo, conquistare la donna perfetta, diventare ricco. Tantissima carne al fuoco c’è già in questo secondo episodio, che conferma la natura assolutamente protagonista-centrica dello show. Si spera però che serie decida di imboccare una strada, o finirà per perdersi presto.

 

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Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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