La Mia Prediletta 1×01 – HannahTEMPO DI LETTURA 4 min

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La Mia Prediletta 1x01 recensioneIl 7 settembre ha esordito su Netflix la miniserie in sei episodi dal titolo “La Mia Prediletta”. La serie tedesca, tratta dall’omonimo romanzo di Romy Hausmann sta spopolando sulla piattaforma dove è attualmente uno dei contenuti più visti. Forse uno dei segreti del successo de “La Mia Prediletta” è la trama di per se molto attuale e avvincente, infatti sia romanzo che serie sono liberamente ispirati ai molteplici casi di cronaca dove delle donne e bambini sono stati segregati in casa per anni e abusati da uomini carnefici. A firmare la sceneggiatura e la regia sono Isabel Kleefeld e Julian Pörksen. Nel cast, che nel primo episodio si dimostra di buon livello, spiccano Julika Jenkins (Dark) e Kim Riedle di (Squadra Speciale Lipsia). I generi thriller e true crime si confermano ancora una volta una carta vincente da giocare, se poi il tutto è legato a eventi realmente accaduti e viene anche confezionato con cura e buon ritmo, la riuscita del prodotto è quasi assicurata.

TRUE CRIME


Il primo episodio della serie parte da un evento scatenante, ovvero una donna di nome Lena si trova su una strada di notte insieme a sua figlia, entrambe sono in pigiama e corrono come se stessero scappando da qualcosa. Purtroppo Lena viene investita e a causa all’incidente viene portata insieme a sua figlia Hannah all’ospedale. Qua si apre uno squarcio inquietante sulla vita che le due conducono insieme ad un altro figlio, Jacob, e a un uomo che Hannah chiama papà. Lo spettatore grazie ai ricordi della bambina e gli incubi che Lena ha mentre i medici la stanno operando per salvarla, scopre che questa famiglia ha dei ritmi e delle regole inusuali e che probabilmente la madre e i due figli sono segregati in casa da un uomo che li tiene prigionieri.
Se Lena nei suoi ricordi o sogni, sembra essere terrorizzata da quest’uomo – di cui non si vede mai il volto – sua figlia Hannah è a suo agio e, anzi, ritiene che la mamma sia sciocca e distratta perché delle volte si dimentica di seguire le regole ferree imposte dal padre.
A metà circa dell’episodio gli autori inseriscono un’altra linea di racconto interessante, una coppia di mezza età infatti si presenta all’ospedale dove Lena è ancora incosciente, perché sicuri che quella donna sia in realtà loro figlia scomparsa tredici anni prima. A condire il tutto viene presentata nell’episodio anche Aida Court il capo della polizia e un investigatore che all’epoca aveva seguito il caso della ragazza scomparsa.
La storia assume quindi degli aspetti di luci e ombre che innegabilmente si ha voglia di scoprire.

DALLA PARTE DELLE DONNE


La serie ha un focus decisamente ampio sulle figure femminili, oltre a Lena e Hannah, l’infermiera dell’ospedale, il capo della polizia, una poliziotta che è sul caso, la sedicente mamma di Lena: sono tutte figure centrali che già dal primo episodio entrano in pieno nella storia.
I personaggi maschili, compreso il mostro di cui si vedono a stento i piedi, sembrano rimanere almeno inizialmente sullo sfondo.
Un aspetto che colpisce e che da un tocco di grande originalità alla regia, facendo entrare lo spettatore nella mente del mostro, è che sia Lena che Hannah oltre ad avere delle visioni, parlano continuamente tra se e se ripetendo delle frasi che il loro aguzzino gli avrà probabilmente pronunciato quasi come lavaggio del cervello. La cosa interessante è che a volte la voce che si sente è direttamente dell’uomo, come se fosse lui a parlare e a continuare a dare ordini a distanza, altre volte sono le stesse Lena o Hannah a parlare esattamente come lui vorrebbe, dandosi da sole ordini e imposizioni.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scelte di regia originali
  • Ambientazione azzeccata
  • Buon cast
  • Trama avvincente
  • Un po’ troppa freddezza nel racconto

 

L’esordio de “La Mia Prediletta” è soddisfacente e pone dei buonissimi spunti per i successivi cinque capitoli. Se le storie e gli intrecci che lo spettatore ha appena assaporato nel primo episodio verranno ben raccontate e si scioglieranno in una trama articolata e complessa – come sembra – questa serie potrebbe essere una piccola gemma per la piattaforma Netflix. Lo stile asciutto, i colori freddi e la recitazione ben dosata, fanno della serie un buon  prodotto di cui si ha voglia di vedere la fine.

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Vivo a Milano, ma sono una romana doc, guardo tante serie tv e film e nel mio tempo libero lavoro, faccio sport e viaggio tanto.
Mi piacciono molto i cani e amo le mezze stagioni, anche se non ci sono più.

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