Inutile negare che ormai ci si sia abituati alla qualunque in The Studio, quindi non c’è da sorprendersi se a questo punto, e per il gran finale, Seth Rogen ed Evan Goldberg si siano spinti lì dove non sai erano ancora spinti: le droghe ed i festini holliwoodiani, il tutto in un episodio che è la prima di due parti.
Quello che bisogna sempre tenere bene a mente è che il duo Rogen-Goldberg ha preso ampio spunto da fatti e storie vissute in prima persona o sentite da altri colleghi holliwoodiani, quindi c’è sempre un qualche fondo di verità dietro quello che viene raccontato e poi, ovviamente, romanzato.
Quindi bisogna prendere tutto con le pinze e non è ovviamente vero che Dave Franco si strafaccia di funghetti nella realtà (non è nè confermato nè smentito, giusto per essere chiari), così come non è necessariamente vero che Zoë Kravitz sia molto attezzosa e contro le droghe. Ciascuno è libero di credere quello che vuole, specialmente nel mondo semi-vero di The Studio.
OLD SCHOOL HOLLYWOOD BUFFET
Ambientare l’episodio al “CinemaCon” di Las Vegas offre una cornice ideale per intrecciare trama orizzontale e momenti di pura follia recitativa. Da un lato, l’urgenza di catturare Griffin Mill per evitare scandali che favorirebbero l’acquisizione dei Continental Studios da parte dei “vampiri” di Amazon; dall’altro, un Bryan Cranston strafatto che scommette aragoste a un tavolo da blackjack. Momenti surreali, ma eseguiti con tale precisione da sembrare desideri inconsci dello spettatore diventati realtà. E ovviamente momenti diventati già iconici.
La forza di “CinemaCon” sta nel bilanciamento tra tensione narrativa e caos comico. The Studio è una comedy radicata negli errori umani e nella goffaggine, non un esercizio di surrealismo fine a sé stesso. Alex Gregory, già autore di episodi come “Golden Globes“, “Casting” e “The Pediatric Oncologist“, firma una sceneggiatura che esalta la comicità naturale delle situazioni e mantiene salda la progressione della trama principale. L’accento sui comportamenti dei personaggi sotto l’effetto dei funghetti è calibrato con precisione, evitando eccessi gratuiti e restituendo un realismo amplificato che funziona alla perfezione.
Le performance di Dave Franco e Zoë Kravitz sono il cuore pulsante dell’episodio. Entrambi si muovono con naturalezza disarmante, sfruttando tempi comici perfetti e una chimica reciproca che eleva ogni scena condivisa. Non sarebbe azzardato ipotizzare candidature agli Emmy per entrambi, con Dave Franco che raggiunge forse l’apice della propria carriera attoriale mentre finge di essere strafatto.
Sul piano registico, Rogen e Goldberg dimostrano ancora una volta di saper gestire un episodio corale con un approccio visivo dinamico e fluido. I piani sequenza arricchiscono la frenesia della narrazione, accompagnando lo spettatore tra casinò, sale conferenze e retroscena del CinemaCon con energia costante.
MATT BELLONI E THE TOWN
In tutto ciò, e magari non è un qualcosa di apprezzabile per il pubblico non americano, la presenza di Matt Belloni sia in formato audio con il suo podcast, sia in formato recitativo, è un qualcosa che il sottoscritto ha apprezzato moltissimo, come già detto anche nel pilot della serie. Belloni e il suo podcast The Town non sono infatti un’invenzione di Seth Rogen e Evan Goldberg ma un’istituzione in quel di Hollywood, tanto che se Belloni distrugge o eleva un prodotto, questo ha un possibile impatto nel dietro le quinte dei vari studios.
Quindi è molto intelligente il modo in cui The Studio giochi apertamente con questa sorta di reverenza/timore/gentilezza nei confronti di Matthew Belloni.
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Un episodio che conferma l’abilità di The Studio nel sorprendere e divertire, preparando il terreno per un finale di stagione potenzialmente esplosivo.


