Cosa significava guardare, nel 2011, uno show sugli zombie per cui la produzione spendeva un sacco di soldi? Una ennesima rivoluzione televisiva in un periodo di tantissime rivoluzioni televisive.
Oggi, 2025, cosa significa assistere ad un qualcosa del genere (dove forse non si spendono neanche così tanti soldi)? L’ennesimo spin-off di The Walking Dead. Anzi, la sua seconda stagione.
La seconda stagione di storie che interessano ormai ben poco. Non sono neanche spin-off, sono dei sequel parziali che riguardano singoli personaggi che hanno avuto alterna fortuna nella serie madre che comunque non è che sia finita proprio in gloria.
Non si parla qui della spremitura di un prodotto non sfruttato abbastanza durante la sua messa in onda. Si parla di continuare a infierire su un qualcosa che già durante la sua trasmissione aveva sfrantumato gli spettatori.
Un format che era stanco 7-8 anni fa.
COSA STIAMO GUARDANDO?
All’inizio della premiére, almeno nella percezione dello scrivente, subentra una sensazione confusa, come chi si risveglia da un lungo sonno senza nemmeno sapere in che anno si trova. Cosa succedeva nella prima stagione di Dead City? Era veramente così importante tutto l’insieme di eventi?
A quanto pare no. Semplicemente perché, dopo un po’ di oblio nei minuti iniziali, è facile prendere traccia degli eventi principali, utili a seguire svogliatamente lo sviluppo degli eventi.
Negan e Maggie, non proprio due con niente in sospeso, si trovano a confrontarsi sul loro passato per salvare Hershel, il figlio di lei, rapito da un ex compare di Negan, ovvero uno stereotipatissimo esotico tizio che dovrebbe essere croato. Alla fine questo si allea con una tizia strana per cui ancora devono tornare bene i ricordi. Negan si scambia con il figlio di Maggie e rimane lui prigioniero. Lei, il figlio e una ragazza problematica che Negan ha raccattato per strada, e con cui pure avrà roba in sospeso prima o poi, scappano con una specie di controverso sceriffo che li porta in un campo base pieno di esaltati che danno la caccia al croato. Punto. Tanto basta per avere le idee chiare.
Si invita a commentare sotto la recensione per ricordare altri eventi importanti e aiutare i futuri recensori.
CONTESTO INUTILE
Il vero problema che emerge da questi due episodi, oltre al format stantio, è quello del contesto ibrido e poco definito che si va a creare. The Walking Dead, ma persino il pittoresco Fear The Walking Dead, giocavano soprattutto sulla dimensione survival, ovviamente con risultati alterni.
Ad un certo punto è venuta fuori anche un’altra serie (che chi scrive non ha avuto il coraggio di guardare oltre il primo episodio) dove invece veniva mostrato il mondo oltre l’apocalisse. Una società riorganizzata, vagamente distopica, ma già un qualcosa di netto. Qui e negli altri spin-off del post-TWD si ha invece un ibrido non ben definito. Una lenta riorganizzazione porta a contesti grotteschi e surreali, utili per creare personaggi vagamente trash e ripetitivi.
Addirittura, dopo tutte le evoluzioni del personaggio, si porta Negan al suo vecchio look come una forma di celebrazione interna alla storia, c’è uno che suona il violino (e fa una telefonatissima brutta fine), ci sono cariche militari senza troppe sinapsi attive, ci sono quadri, si parla di arte, di New York, c’è addirittura un odiosissimo storico. Un’enorme insalatona dove si sfruttano personaggi in passato riusciti e vengono inseriti in un contesto narrativo ibrido e senza troppo impegno, a tratti ripetitivo.
Inutile sottolineare, poi, come nella 2×02 tutto porta a ricreare due fazioni che mettono nuovamente Negan e Maggie in contrapposizione, ma dove poi nessuno dei due è veramente convinto e sicuramente proveranno a sovvertire il tutto e si confronteranno di nuovo e tutti noteranno l’evoluzione di Negan a eroe drammatico ma che comunque aveva sfracellato la testa al marito di lei. Che palle.
RITORNO ALL’USATO SICURO
La fine del secondo episodio, se non altro, pone la fazione di Maggie in un territorio confortevole di pura sopravvivenza in territorio sconosciuto con zombie da abbattere e una “fortezza” da conquistare. Meglio di niente.
Nella suddetta fortezza, poi, ci sta il classico villain psicopatico senza scrupoli che non si fa problemi a traforare la gola ad un poveraccio che aveva la sola colpa di andare a rompere le scatole a Negan in gabbia con il suo violino mentre questo preferiva stare a guardare scarafaggi morti.
Insomma, il tutto prende le sembianze di un nuovo The Walking Dead verso cui lo spettatore di vecchia data, ormai stanco, si affaccia con un sorrisetto amaro, dirottando una percentuale della sua attenzione verso dei reel che, da un altro dispositivo tatticamente posto di lato, incuranti scorrono in contemporanea all’episodio.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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La valutazione assume un tratto lievemente negativo solo perché le premesse per i prossimi episodi tendono a collocarsi in un classico e rassicurante usato sicuro. Detto questo chi ha veramente tempo da impiegare per andare avanti in questi spin-off stantii?


