The Last Of Us 2×05 – Feel Her LoveTEMPO DI LETTURA 4 min

4.2
(11)

“Sei…sei tu. L’immune sei tu. Era vero.”

Ormai a ridosso del finale di stagione, il cerchio narrativo sembra stringersi attorno alla cittadina di Seattle mentre Ellie prosegue la sua personale caccia, braccando sempre più da vicino Abby, così da poter vendicare Joel.
E’ un episodio che inizia e finisce in maniera molto anticlimatica, mentre nella parte centrale Ellie e Dina entrano in contatto sia con il WLF, sia con i Seraphites, sia con gli zombie smart (giusto per non far mancare nulla). Il tutto mentre vengono riportate le pedine di Tommy e Jesse sullo scacchiere narrativo per motivi di progressione della storia.
Un episodio denso, che tuttavia risente di un minutaggio non adeguato e soprattutto di una condensazione dovuta ad uno spreco in altri punti che probabilmente si poteva benissimo evitare: “Feel Her Love” era un episodio necessario per creare dei nuovi equilibri, ma la sua costruzione lascia molto a desiderare. Senza contare i dialoghi che sembrano non voler aiutare in alcun modo il personaggio di Ellie ad entrare in sintonia con il proprio pubblico, soprattutto ora che, senza Pedro Pascal, lo show della HBO ha la necessità di un punto cardine al quale appoggiarsi.

UNO SNEAK PEEK A CUI APPIGLIARSI


La puntata si apre e si conclude con due momenti che sono stati definiti “anticlimatici” nel precedente paragrafo.
Quella che si può incasellare come cold opening, che aiuta a spiegare parte dello scontro tra Ellie e Nora, racconta di quando il WLF ha scoperto (sulla propria pelle) che il Cordyceps si diffonde anche per via aerea. Le fantomatiche spore che il pubblico videogiocatore già conosce e che invece il “normale” pubblico non conosceva in quanto non si era ancora fatta menzione di questa particolarità. Gioco e serie tv, quindi, si riavvicinano da questo punto di vista e si tratta di un punto a favore.
Tutto perde un po’ di significato nel momento in cui si cerca di raccontare di questa scoperta attraverso un forte dramma occorso al WLF (che il pubblico ha incasellato come “nemico”). Difficile riuscire a provare un po’ di empatia o sentirsi scossi dall’accadimento.
Il finale della puntata è un altro momento abbastanza anticlimatico. Soprattutto perché rovina, depotenziandola, la scena dell’interrogatorio con tortura da parte di Ellie a Nora.
Questo perché la violenza dello scontro viene interrotta per un piccolo sneak peek di quella che sarà la prossima puntata: ossia un flashback incentrato su Ellie e Joel che riguarderà molto probabilmente anche la rivelazione di cosa è effettivamente avvenuto in “Look For The Light” presso il laboratorio delle Lucciole a Salt Lake City.
Avere uno stacco più ravvicinato tra questo interrogatorio e, successivamente, lo sguardo devastato di Ellie avrebbe avuto una maggiore presa e un maggiore impatto.
Così facendo invece il pubblico resta sospeso con la visione del sesto episodio (che si preannuncia carico di emozioni e malinconico al punto giusto), salvo poi tornare ad una fase post interrogatorio che non avrà in alcun modo lo stesso impatto, depotenziandone l’utilità finale. Un vero peccato si sia scelto di procedere in tal modo.

TANTI FATTI, POCO TEMPO


Altro neo: la condensazione generale delle varie storie, tutto dettato probabilmente anche da un minutaggio non consono a ciò che si era intenzionati raccontare.
Per sfuggire al WLF, Ellie e Dina attraversano una costruzione che scoprono essere gremita dei famosi zombie smart che erano già stati mostrati ad inizio stagione.
Salvati dal fortuito arrivo di Jesse, scappano al WLF che nel frattempo li ha intercettati infilandosi in mezzo ad un bosco dove i Seraphites occupati nei loro rituali iniziano ad attaccarli.
Una giornata intensa a Seattle, vero?
Tutti i punti, per cercare di rendere più rapida la storia, vengono accelerati all’inverosimile.
Tant’è che la fuga di Ellie dai Seraphites è la cosa più banale (nascosta alle spalle, dentro il tronco vuoto di un albero, alle spalle del personaggio che la sta cercando), sorvolando poi su Jesse e Dina che semplicemente si volatilizzano nell’indifferenza generale.
L’ospedale tanto cercato compare all’improvviso; l’ingresso all’interno della struttura da parte di Ellie (un buco in una parete) è una delle cose più sciocche e banali, non reggendo minimamente il confronto con la versione videoludica.
Tutto troppo semplice e tutto troppo banale, senza contare i deus ex machina (comprensibili, ma talmente lapalissiani da far sorridere).
Un episodio preparatorio al finale, come si diceva, ma l’esecuzione poteva essere migliore senza alcun dubbio.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • La resa grafica del Cordyceps è sempre ottima
  • Ellie, Dina, Jesse riuniti…in attesa anche di Tommy
  • Spore del fungo: gioco e serie tv tornano allineate
  • Sneak peek del prossimo episodio
  • WLF, zombie smart e Seraphites: veramente troppe cose per troppo poco tempo
  • Banalità di alcuni passaggi necessari per proseguire con la storia
  • Dialoghi Dina ed Ellie al teatro
  • Seconda sequenza di chitarra di Ellie
  • Anticlimaticità dell’inizio e del finale di puntata

 

Un episodio interlocutorio che anticipa un altro episodio interlocutorio, votato a raccontare con un flashback la rottura tra Ellie e Joel che il pubblico ha percepito nei precedenti episodi. Si percepisce un senso di fatica nel riuscire ad accompagnare ogni singolo personaggio a raggiungere il finale (anche se momentaneo) della propria storia, la speranza è che resti una banale percezione e che The Last Of Us sappia dosare da qui in avanti in maniera migliore l’abbondante minutaggio ancora da trasporre dal videogioco.

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Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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