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The Walking Dead: World Beyond 1×01 – BraveTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Walking Dead ad un certo punto ha annoiato ed è diventato una sottospecie di guilty pleasure misto al bisogno dello spettatore compulsivo di completare un percorso iniziato.
Fear The Walking Dead ha apparentemente portato il format in una dimensione in cui il confronto con la base cartacea veniva meno, donando agli autori una libertà creativa totale. Ma forse con la base cartacea a guidare, almeno parzialmente, era meglio. Ed ecco che ci si è trovati di fronte ad una telenovela (in alcuni punti), a personaggi insulsi, protagonisti che abbandonano lo show, cambi radicali di stile. Insomma, una versione scadente della serie madre.
Con la consapevolezza che a breve vedrà la luce anche un prodotto cinematografico targato TWD, ecco anche il nuovo spin-off che forse non aveva tutta questa ragion d’essere. Se da un lato l’idea di mostrare il mondo post-post-apocalittico, con una parvenza di civiltà ricostruita, aveva il suo perché, dall’altro lato non si può negare come gli aspetti di un’apocalisse zombie fossero già stati sviscerati in tutte le salse nelle altre due serie sopra citate. Perché continuare a mettere carne al fuoco?
The Walking Dead: World Beyond, quindi, fornisce una doppia visione e percezione allo spettatore. Una si presenta durante lo svolgimento di “Brave” nello specifico, l’altra con il finale di episodio e con la prospettiva del prosieguo dello show. Forse superfluo dire che entrambe non predispongono al massimo lo spettatore, almeno colui che sta scrivendo queste righe. Vediamo come.
Nel corso della 1×01, la dimensione post-post-apocalittica crea un’organizzazione sociale chiusa in cui si sviluppano le varie dinamiche tra i personaggi. Vengono presentate le protagoniste Iris e Hope, viene illustrato un evento passato tragico e significativo nella loro vita, viene fatta una panoramica sulle figure chiave di questa nuova realtà, viene infine illustrata l’organizzazione ambigua e potente che si avvale della collaborazione del padre delle protagoniste, completamente nascosto alle figlie. Tutto ciò proietta chi guarda in una dimensione piena di stereotipi narrativi, oltre che di sfumature soap miste ad un inevitabile teen drama, vista l’età delle due protagoniste. Pur con i limiti già citati del marchio The Walking Dead, perché creare un impianto narrativo che prescinde quasi totalmente dalla tematica zombie e che si sarebbe potuto presentare in un qualsiasi prodotto a sfondo più o meno distopico, tra l’altro con all’interno topos narrativi usati ed abusati?
La risposta arriva con il finale di episodio, con la svolta di Iris, decisa più che mai a ribellarsi allo status quo a cui si era piegata fino a quel momento, con la decisione di uscire dal comodo recinto in cui era stata confinata e andare alla ricerca del padre, affrontando quindi il mondo pieno di morti viventi così come lo si conosce. Scongiurato quindi il pericolo soap opera con il solo contorno degli zombie.
Benissimo, ma a questo punto si passa da una padella alla brace, e qui la seconda prospettiva comunque non particolarmente gratificante. Verosimilmente i quattro ragazzi in fuga, con amici e nemici alle calcagna, si troveranno nel già visto scenario survival che ormai ben si conosce. Cosa cambierà a questo punto con TWD e FTWD?
A voler essere positivi e ottimisti si può spostare la lente di ingrandimento sulla tematica mancante nelle altre due “sorelle maggiori” dello show in esame: la missione. Non più una fuga e una ricerca di sopravvivenza ma qualcosa di oltre. Se in TWD e FTWD c’è la ricerca di una “terra promessa”, di una sicurezza da raggiungere, in questo caso i personaggi, 10 anni dopo l’apocalisse, sono mossi da una missione, dalla voglia di uscire e scappare da un recinto. La riproposizione del survival è inevitabile, ma allo spettatore è fornito anche un punto di arrivo. Tanto che – fonte Wikipedia – la serie sarà costituita da due sole stagioni.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’idea di mostrare il mondo parzialmente organizzato dopo l’apocalisse mostrata nelle altre serie
  • Stravolgimento finale con una quest per i protagonisti
  • Ritmi lenti nel corso dell’episodio
  • Dimensione zombie assente, in favore di soap e teen drama
  • Riproposizione dello status quo delle altre due serie, con la fuga finale
  • Stereotipi qua e là

 

Per catturare l’interesse di un pubblico stanco da un format ormai ripetitivo e stantio forse serviva ben altro.

 

Valerio Di Paolo

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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