Per descrivere la calma surreale tipica della narrazione di The Patient, basterebbe raccontare di una delle sequenze conclusive di questo episodio. Alan cerca di convincere Sam a non compiere l’ennesimo omicidio, distogliendo l’attenzione sull’uomo tenuto ostaggio nella stanza accanto e suggerendo a Sam, piuttosto, di andare a visitare l’ex fidanzata per cercare di trovare un maggior equilibrio nel suo stato d’animo attuale.
Sam, laconico come sempre, si alza in piedi e si dirige in bagno. Seguono una ventina di secondi in cui l’unico rumore percepito (sia da Alan, sia dallo spettatore) è Sam intento ad orinare. Poi, il ritorno alla “normalità” con Sam che ritorna nella stanza. Un frangente catartico ma surreale e quasi totalmente fuori dalle corde narrative di questo psychological thriller che, episodio dopo episodio, sta riuscendo a conquistare il pubblico forte di una struttura narrativa particolare per il genere.
UN NUOVO OSTAGGIO
“Company”, come è facile intuire dal titolo, ruota attorno all’arrivo improvviso di Elias avvenuto in “Issues”, trasportato a peso dentro casa da parte di Sam. Una figura nuova che gravita attorno alla già complicata lotta per la sopravvivenza e per la libertà di Alan, primo dei reclusi, ma luce guida per questa nuova persona.
Avere qualcuno con cui colloquiare permette ad Alan di recuperare parte della propria sanità mentale: con Elias il terapista parla della propria famiglia, la descrive, non la percepisce solo come un ricordo, ma come qualcosa di tangibile a cui riuscirà prima o poi a fare ritorno. Alan riesce ad appoggiarsi ad Elias per fare una breve seduta di terapia, quindi, pur aiutando l’uomo a recuperare speranza e fiducia. Tutto si sistemerà, questo sembra il motto. Ma sarà davvero così?
Fattore interessante è sicuramente la scelta di lasciare la presentazione rispettiva di Alan ed Elias come ultimo frangente dell’episodio, quasi i nomi fossero un’appendice al momento. Ciò che contava era lo stato d’animo in sé e la possibilità di recuperare quella speranza ormai andata persa.
CALMA APPARENTE
Il fatto di avere un’altra persona (oltre a Sam e Candace) con cui colloquiare permette ad Alan di aver maggiore presa su Sam stesso. In pratica Elias aiuta sé stesso riuscendo a dare conforto indiretto ad Alan.
Un qualcosa che al momento regge il colpo, ma per quanto Alan riuscirà a distogliere l’attenzione di Sam dalla sua volontà di uccidere qualcuno?
Risulta complicato poter fare delle supposizioni o predizioni di come la serie voglia continuare la propria storia. Il controllo sul proprio istinto omicida di Sam è stato messo a dura prova in questo episodio, ma la routine giornaliera, le parole di Alan e il lavoro sembrano essere stati utili strumenti per mantenere in vita Elias. Tuttavia, lo stesso Sam non sembra sicuro che ci possa essere una via d’uscita: sarà costretto tutti i giorni ad andare al lavoro dimenticandosi della sua prossima vittima nascosta all’interno della stanza nel seminterrato? Una calma apparente che nasconde più di qualche inghippo e che potrebbe risolversi in un bagno di sangue senza possibilità di appello.
L’unico vero punto debole di The Patient continua ad essere proprio questa narrazione centellinata e dosata con estrema calma. Si tratta di una serie che si prende il proprio tempo e non cerca in alcun modo di accelerare la storia lasciando spazio ad evoluzioni a questo punto solamente immaginabili. E a volte va bene anche così.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
|
|
“Company” introduce un nuovo elemento nella vita di reclusione imposta ad Alan. Un altro personaggio che potrebbe rappresentare la chiave di volta per la libertà e la sopravvivenza. Tutto sta nella bravura di Alan nel riuscire a convincere Sam a redimersi rispetto a quanto compiuto.


