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Stranger Things 4×05 – Chapter Five: The Nina ProjectTEMPO DI LETTURA 4 min

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Stranger Things 4x05 recensioneIl dubbio gusto della terza stagione solleva di un minimo le sorti della stagione corrente che, tra alti e bassi, si è lasciata guardare senza intoppi insuperabili. Seppur con i difetti sottolineati nelle precedenti recensioni, infatti, i primi quattro capitoli dell’ultima stagione di Stranger Things sono trascorsi in maniera abbastanza lineare, chiedendo al telespettatore lo sforzo di chiudere un occhio (a volte anche quattro) promettendo in cambio una deriva più dark e una trama principale più robusta e meglio costruita.
Tuttavia un aereo che era già in caduta libera e un treno che stava visibilmente deragliando si scontrano in questo quinto episodio lasciando una scia di morti, feriti e pochi, davvero pochi, sopravvissuti.

COSA RESTERÀ DI QUESTI ANNI ’80


La porzione più problematica di trama è senza dubbio quella che vede Mike, Will e Jonathan in California: la storyline soffre molto della gestione degli episodi precedenti che ha gettato l’intero minutaggio in una scontata (e soprattutto mal raccontata) storyline di bullismo che non ha aggiunto nulla ai personaggi di Eleven e Will.
Il personaggio di Will è stato totalmente messo in disparte – le sue battute possono contarsi sulle dita di una mano – e lo stesso discorso può certamente farsi per Jonathan, che non è riuscito a ritagliarsi un ruolo tutto suo, al contrario di Nancy, Steve e perfino Robin. Ad una già lacunosa scrittura dei personaggi dei Byers si aggiunge la presenza di Mike, che non sembra risollevare la situazione, tutt’altro. L’eccessivo focus sul rapporto tra Mike e El ha portato a un malfunzionamento del minutaggio dedicato alla California, in cui, ormai, Will e Mike non sembrano aver molto da dirsi nonostante il profondo legame tra i due.
La debole costruzione della trama californiana (e della stagione in generale) esplode nel presente episodio che vede quattro adolescenti, muniti di pala, seppellire il cadavere di un poliziotto. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

ANNI VERI DI PUBBLICITÀ, MA CHE COSA RESTERÀ?


La popolarità guadagnata negli anni ha reso Stranger Things un vero e proprio cult ed è un dato di fatto incontestabile che la serie viva benissimo di sola rendita. Nessuno abbandonerà le avventure dei piccoli nerd di Hawkins a un passo dalla fine, soprattutto dopo l’hype generato da Netflix che ha spremuto fino all’osso la sua gallina dalle uova d’oro.
Tuttavia della serie tv che ha conquistato tutti rimane, purtroppo, ben poco. L’esempio lampante del deragliamento dai binari è il personaggio di Eleven. La stagione sembra al momento ben lontana dal racconto di una storia consistente e il quinto episodio lascia il sospetto di una scrittura repentina e poco accurata. I fratelli Duffer ripescano a convenienza i personaggi di Brenner e di Owens estrapolando dal cilindro il progetto Nina, un escamotage che sembra avere il solo fine di far tornare Eleven nelle vesti in cui il personaggio è diventato iconico nell’immaginario collettivo.

ANNI ALLEGRI E DEPRESSI DI FOLLIA E LUCIDITÀ


L’unico spiraglio di luce in un minutaggio vuoto ed eccessivo è rappresentato dalla combriccola di Hawkins che ha tenuto banco per l’intera stagione, in attesa che tutti gli altri personaggi si svegliassero. Le indagini su Vecna proseguono spedite e lo scarso screentime del quinto episodio dedicato al gruppo risulta, comunque, il momento più piacevole e coinvolgente e ciò principalmente per due semplici motivi: 1) la comitiva è ben riuscita e tutti i suoi componenti ne risultano essenziali. Si tratta di personaggi che potrebbero vivere anche di storyline autonome e indipendenti (vedi Dustin, Max, Nancy o anche Steve) e che insieme rafforzano la propria presenza scenica alternando momenti divertenti a parentesi più tenere; 2) la costruzione dell’indagine e il villain di stagione fanno riemergere le atmosfere più cupe della serie, tenendo incollati tutti quanti allo schermo in attesa di scoprirne sempre di più.
La verità è che la trama che si districa sul suolo (e sottosuolo) di Hawkins è quella che rimane fedele alla serie: un gruppo di marmocchi in blu jeans che indaga sulle inquietanti presenze di una città maledetta. Bei ricordi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La Scooby gang in quel di Hawkins
  • Dustin e Steve
  • La parentesi sul passato di Hopper, tuttavia è un momento che purtroppo viene oscurato dal resto del disastroso quinto episodio
  • Quindicenni che seppelliscono il cadavere di un poliziotto. Ma veramente?
  • Il Nina project sembra avere il solo fine di far tornare Eleven alla prima stagione
  • Il dottor Brenner riconquista la fiducia di Eleven senza fare assolutamente nulla in un’ora di episodio
  • Hopper, Joyce, Murray e i mangiabambini, basta questa storia sta diventando un’agonia
  • L’episodio più brutto dell’intera saga di Stranger Things
  • L’episodio più brutto dell’intera saga di Stranger Things, finora…

 

Cosa resterà? E la radio canta…Kate Bush.

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