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Stranger Things 4×06 – Chapter Six: The DiveTEMPO DI LETTURA 4 min

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Stranger Things 4x06 RecensionePuò piacere e può non piacere. Stranger Things è una serie che, col passare delle stagioni, ha sempre più diviso i suoi spettatori tra adulatori che urlano al capolavoro (esagerando) e haters che la paragonano a show come La Casa di Carta (esagerando anche qui), per rimanere in tema Netflix. Che Stranger Things fosse stata ideata come una singola stagione non è più una notizia, così come l’allungamento del brodo messo in atto nelle stagioni successive è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia ai fratelli Duffer va riconosciuta una cosa: il coraggio.
Forse per la prima volta in questa quarta stagione gli autori stanno provando a staccarsi dalla comfort zone del teen drama, ormai ridotto veramente all’osso, in favore di episodi totalmente votati all’avventura e all’horror. Certo, è comunque un prodotto che ricicla e fa del découpage tra moltissimi prodotti anni ’80, tra cui soprattutto Nightmare – Dal Profondo della Notte e la run fumettistica degli X-Men firmata Byrne e Claremont. Però intrattiene e lo fa bene, abbracciando un target molto ampio, e di questi tempi prodotti del genere sono più unici che rari.

SEGRETI DAL PASSATO


È doveroso partire dal commentare la sottotrama dedicata a Eleven/Jane, che con i segreti relativi ai suoi superpoteri sta portando sul groppone questa serie dal lontano 2016. Per la prima volta si assiste a una certa complicità tra la piccola supereroina e il suo “papà”. Il piano del dottor Brenner per far riacquistare i poteri alla piccola Jane passa per un ricordo molto doloroso, accennato nella cold open di stagione. Lo spettatore più attento avrà già intuito cos’è accaduto nel passato del personaggio interpretato da Millie Bobby Brown, facendo anche un simpatico parallelo con l’aggressione al bowling. Si mantiene sullo sfondo il criptico personaggio interpretato da Jamie Campbell Bower, una costante alienante dei ricordi di Eleven in attesa di ulteriori sviluppi.
L’altro “papà” della giovane protagonista è invece bloccato all’interno di una storyline, quella ambientata in Russia, che fa fatica a decollare. La grande rivelazione della scena finale della terza stagione, che vedeva un demogorgone imprigionato dai russi, finalmente viene riportata in scena, seppure in ritardo. Il problema è la lentezza con cui avanza tutta la trama riguardante la prigionia sovietica, a causa della scelta di voler dedicare sette episodi, dalla durata di 70 minuti ciascuno, alla liberazione del buon Hopper. Lo spettatore non può che percepire la differenza con il ritmo incessante della trama di Hawkins e pregare per una liberazione che con ogni probabilità arriverà prima del “midseason“.

RIVOLTA A HAWKINS


L’altro elefante nella stanza di questa stagione sono i nuovi personaggi. Netflix, in vista del termine del suo show di punta, ha voluto fare le cose in grande, con budget stellari, episodi che sono dei piccoli lungometraggi e una mole di nuovi personaggi a rendere più realistica la fittizia Hawkins. In particolare c’è la squadra di basket del liceo, che poteva anche funzionare come escamotage per separare Lucas dal gruppo, e quindi creare un disequilibrio nelle dinamiche tra i protagonisti. Però venendo meno questa motivazione, tutti questi personaggi diventano assolutamente piatti e privi di interesse per lo spettatore.
The Dive” ha il pregio di far confluire parzialmente questa sottotrama in quella che vede protagonisti Dustin, Lucas e Max. Infatti i cittadini di Hawkins si sono ribellati a questa serie di misteriosi omicidi, dandosi alla caccia dell’Hellfire Club, in un curioso parallelo che vede sempre gli emarginati e i giocatori di giochi di ruolo (così come i videogiocatori oggi) come principali indiziati di qualsiasi tragedia. I protagonisti hanno intanto scovato il passaggio verso il sottosopra aperto da Vecna, grazie all’intuito di Dustin e al coraggio di Steve. Proprio su Steve si chiude l’episodio, in una sequenza che simboleggia la maturazione dei fratelli Duffer, e anche di Netflix, nel mostrare senza paura scene horror/splatter ai teenager.

IN MISSIONE


A giustificare la durata spropositata c’è un’enorme quantità di carne al fuoco in termini di trama e personaggi. Infatti come dimenticare Will e Mike, che sono sulle tracce di Eleven. La loro storyline on the road li condurrà proprio a casa di Suzie, la protagonista di una delle scene cult di Stranger Things. Le scene ambientate nello Utah sono infatti una boccata d’aria fresca, per le diverse ambientazioni rispetto alla cupa Hawkins, e per i numerosissimi fratelli della giovane (ex-)fidanzata di Dustin. Molto divertenti anche i siparietti su internet e il computer, agli albori considerata l’ambientazione del 1986.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La fotografia, le musiche, le vibes anni ’80
  • I ricordi di Eleven e il misterioso personaggio
  • Il siparietto sui peli che “piacciono alle ragazze
  • Il finale disturbante con Steve
  • La famiglia di Suzie
  • Cos’è l’internet?
  • I genitori dei protagonisti si accorgono solo dopo quattro stagioni che i figli si stanno cacciando nei guai
  • La squadra di basket è insopportabile, mentre i poliziotti sono degli incompetenti
  • Le sottotrame in Russia avanzano troppo lentamente
  • Argyle: la linea comica

 

La quarta stagione di Stranger Things è un crescendo, che, dopo l’ottimo “Chapter Four“, si continua a mantenere su dei livelli più che sufficienti. I numerosi thumbs down sopraelencati derivano quasi tutti dai nuovi personaggi, introdotti forse in un contesto già molto intricato. Tuttavia è comunque comprensibile il voler espandere il cast, come conseguenza del voler fare le cose in grande da parte di Netflix. Un tentativo che potrà essere giudicato solo dopo la prossima puntata.

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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