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Suburra 3×01 – GiubileoTEMPO DI LETTURA 4 min

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L’aveva poi effettivamente detto qualcuno che la serie sarebbe stata il prequel del film? Forse sì, forse no. Ma non è che poi se un regista si sveglia e decide di realizzare un film poi diventa totalmente padrone della storia narrata, del suo passato, del suo presente e del suo futuro.
Suburra, la serie, aveva fino ad adesso raccontato la progressione di alcuni personaggi già condannati, agli occhi degli spettatori, già segnati da un destino mostrato in un lungometraggio. Un villain come Samurai era destinato a sopravvivere fino ad un determinato punto del tempo della storia, anche perché ispirato ad un personaggio realmente esistente e tuttora vivente.
Ma non c’era nessuna regola scritta. Una serie nata e cresciuta come ramo di un film ha tutto il diritto di prendere il sopravvento nell’immaginario collettivo, nel clamore popolare. Ha tutto il diritto di assumere vita propria, trascendere da tutte le storie cui gira intorno e diventare Tv a tutti gli effetti. Sin dalla prima stagione si era creato un attaccamento nei confronti di alcuni personaggi, nei confronti del loro rapporto, anche sorvolando sugli effettivi intrighi politico-criminali che Sollima si era preso la briga di raccontare. Forse in questo momento è più interessante il sodalizio Aureliano-Spadino, la loro voglia di vendicare l’amico Lele, il fan service enorme delle due compagne che collaborano pur punzecchiandosi a vicenda.
Si può intravedere un lontano tono polemico dalle precedenti righe, verso una scelta narrativa che rende Suburra, la serie, un lavoro ormai lontano dal realismo che il nostro paese riesce spesso bene a rappresentare. La voglia di arrivare allo spettatore dal punto di vista strettamente emotivo e del pathos sembra sopraffare qualsiasi altra cosa.
Tuttavia sono proprio quei momenti che bucano maggiormente lo schermo, se si considera quanto ormai scialbo appaia tutto il comparto personaggi secondari che affrescano l’intera scena politica costituita da intrighi e inganni. Cinaglia, corrotto ormai fino al midollo, attratto come mosca sul miele da qualsiasi opportunità di guadagno, assume contorni caricaturali. Da politico di bassissima lega e integerrimo che prendeva l’autobus, la sua trasformazione a tutto tondo e il suo passaggio al lato oscuro (sotto tutti i punti di vista, con tanto di corna alla moglie) rendono la sua figura un semplice contorno, un’immagine che ormai vale la pena di approfondire molto poco. Lo stesso dicasi per Sara Monaschi e il suo continuo ondeggiare tra finalità nobili e frequentazioni ambigue e corrotte. La scelta di indirizzare tutte le dinamiche politiche e criminose in campo religioso con un Giubileo, che diventerebbe così terreno fertile per appalti truccati, ha quel ché di apocalittico riscontrabile di solito in una stagione finale. Senza togliere con ciò quel sapore da soap opera che spesso caratterizza questi particolari momenti dello show. Come quando in maniera a dir poco geniale nel web vennero paragonati i terreni di Ostia con il famoso “pacchetto azionario” di borisiana memoria.
Tornando ad Aureliano e Spadino, ma soprattutto a Samurai, indubbiamente lo scontro finale tra “eroi” e antagonista era totalmente inaspettato in una premiére di una stagione finale, soprattutto con la previsione che poi la storia sarebbe confluita negli avvenimenti del film. Su cosa focalizzarsi, quindi? Sull’impatto scenico, sulla “fidelizzazione” nei confronti di alcune figure ormai iconiche, sulla sana soddisfazione di vedere Samurai fuori dai giochi, oppure sul fatto che Suburra ha assunto totalmente i contorni di un fumettone, snaturando l’intento che serie dello stesso stile hanno sempre avuto? Difficile trovare una risposta senza proseguire con la visione. Certo è che l’episodio ha rivelato al suo interno tutta la croce e delizia che Suburra ha sempre avuto con sé: personaggi/attori di grande carisma tanto da catturare il pubblico, una buona realizzazione scenica, ma allo stesso tempo anche tanti momenti soap, nonché situazioni vagamente dozzinali.
Rimangono cinque episodi per spostare l’ago della bilancia verso una considerazione più positiva.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ciao ciao Samurai: scena comunque soddisfacente
  • Il risveglio di Manfredi
  • Monaschi, Cinaglia, cardinali vari: noia
  • Perplessità sulla scelta di distaccarsi dal film

 

Potrebbe stupire un voto così neutro in un momento così determinante per lo show. Sta di fatto che qualche debolezza qui e lì, oltre al fatto che il carattere dello show stia protendendo molto più verso l’affetto nei confronti dei personaggi, rispetto al tracciare una storia, spinge ad essere più guardinghi del solito. Guardinghi ed attendisti su ciò che sarà nei prossimi episodi.

 

Valerio Di Paolo

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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