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Sweet Tooth 1×02 – Sorry About All The Dead PeopleTEMPO DI LETTURA 3 min

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Sweet Tooth 1x02 recensione È molto interessante constatare come l’adattamento di Sweet Tooth di Netflix arrivi a poco più di un mese dalla conclusione del sequel (Sweet Tooth: The Return) della serie originale a fumetti. L’ultima uscita risale infatti al 13 aprile 2021, chiaro segnale sia di un successo della storia originale, sia di un mondo ben più vasto a disposizione e pronto ad essere esplorato.
Esattamente da questo punto di vista, “Sorry About All The Dead People”, da buona seconda puntata, si prefigge il compito di cominciare ad esplorare questo mondo post apocalittico che Gus non ha mai visto prima. C’è quindi un chiaro intento di approfondire i personaggi principali, Gus e Big Man, così come anche quello di farli interagire per cominciare a creare quella chimica necessaria alla storia principale. E, con piacevole sorpresa, non si può che affermare il successo di questo strano duo, così come l’ottima recitazione sia di Nonso Anozie (Big Man) che di Christian Convery (Gus).

UN UNIVERSO IN DIVENIRE


Dopo buone series premiere, molto spesso si incappa in 1×02 non proprio all’altezza dei loro predecessori. Questa è, in genere, una situazione piuttosto comune anche frutto della pressione psicologica volta a mettere molti più sforzi nel pilot piuttosto che nel secondo episodio. Errore. Errore perché una serie può anche sfornare un buon pilot ma poi mostrare subito nella seconda puntata tutti i propri difetti e quindi vanificare tutti gli sforzi fatti per tenere incollato lo spettatore. Fortunatamente non è questo il caso.
Dopo l’ottimo episodio pilota, “Sorry About All The Dead People” riesce nell’intento di proseguire quanto di buono visto in “Out Of The Deep Woods” spostando in maniera molto intelligente il focus su Gus e Big Man. Un cambiamento non facilissimo vista l’importanza che Pubba ha avuto nella prima puntata, ma perfettamente riuscito grazie al lavoro fatto intorno ai due character principali, estremamente diversi ma anche perfetti come “strana coppia”.

BIG (FOOTBALL) MAN ED IL SUO PASSATO


In un mondo dove essere diversi ibridi può rappresentare una condanna a morte, c’è ovviamente bisogno di inserire degli antagonisti che “concretizzino” su di sé la minaccia e, soprattutto, vengano messi diametralmente in opposizione dei protagonisti. Detto fatto: Sweet Tooth introduce in maniera piuttosto lineare (ma sempre curatissima) una specie di milizia che dà la caccia agli ibridi e, plot twist, Big Man sembra avere un passato piuttosto ingombrante che è solo in attesa di essere scoperto.
Vista la mancanza di loquacità del personaggio, Big Man non è un character molto facile da introdurre e, soprattutto, da far amare al pubblico. È quindi necessario farlo risplendere in funzione di Gus, cosa che Jim Mickle e Beth Schwartz fanno perfettamente lungo tutto l’arco di questo secondo episodio, anche permettendosi di tirare fuori piccoli elementi del suo passato (vedasi il nome ed il suo passato come giocatore di football) che aiutano il pubblico ad umanizzarlo e a tridimensionalizzarlo un po’ di più. Tutte cose non proprio facili da fare ma che, visti i risultati, Mickle è ben preparato a trasportare su schermo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia molto curata sia nelle inquadrature, sia nella CGI, sia nelle musiche
  • Ottima interpretazione dei vari attori
  • Introduzione dei villain
  • Scena d’azione sotto il diluvio veramente ben fatta
  • L’impostazione a volte è un po’ bambinesca ma è anche diretta ad un determinato tipo di pubblico, quindi non è propriamente un elemento negativo

 

Per essere un secondo episodio, “Sorry About All The Dead People” è davvero fatto molto bene: coinvolge, costruisce una trama, diverte ed emoziona. Sweet Tooth per adesso sta rivelandosi una piacevolissima serie per tutti i palati che non può non essere apprezzata. Il Bless Them All al momento, però, non è ancora stato raggiunto, ovviamente in attesa di un futuro ancora migliore.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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