L’ultima puntata recensita, “Milton Bobbit (No. 135)“, si concludeva con l’affermazione che la serie necessitasse di una svolta che ci delineasse meglio il tragitto che stiamo percorrendo da ormai venti puntate ma soprattutto il punto di arrivo che gli autori hanno pensato per questa prima stagione. La svolta tanto sperata non è stata inserita in “The Pavlovich Brothers (No. 119-122)” anzi, questa è stata una puntata che ha reso il mistero, caratteristico di The Blacklist, ancor più grande, tanto da non incorporare più esclusivamente la volontà di scoprire la vera identità di Tom Keen oppure sapere chi sia Berlin (i due presunti cattivi dell’intera stagione), ma ora si sente la necessità di svelare anche le vere intenzioni di Red soprattutto dopo aver visto Tom inserire in Liz ed in noi il tarlo del dubbio. Chi è il cattivo e chi il buono? Ovviamente se mai dovesse essercene uno.Liz è confusa dopo aver scoperto che tutta la sua vita è stata basata su delle bugie, ed il sentimentalismo mostrato a Tom poco prima di torturarlo è stata una mossa corretta da parte di Bokenkamp perché coerente con il personaggio e la trama. La puntata nell’insieme risulta piacevole sia per come è stata strutturata sia per le rivelazioni che hanno permesso un proseguo nella trama orizzontale ma che hanno anche portato con sé ancor più domande di quante forse riusciremo/riusciranno a soddisfare con delle risposte esaurienti a due passi dalla fine. La vera perla dell’episodio, nonchè l’unico motivo che lo rende degno di una visione, è il faccia a faccia tra gli ormai ex marito e moglie, un incontro-scontro atteso e bramato da tempo immemore e che qui si risolve nel peggiore dei modi: con un nulla di fatto. Se per necessità di trama appare ovvia, se non addirittura scontata, la fuga di Tom ed il relativo pugno di mosche in mano a Liz, lo è un po’ meno per lo spettatore che si sente in parte deluso ed in parte preso in giro da questo momento che dovevo risultare epico.
Probabilmente nel primo capitolo del manuale del poliziotto intelligente c’è scritto di non spezzare il pollice alla persona legata perchè questa è l’unica mossa che gli permette di liberare i polsi e fuggire. Ovviamente Liz non deve aver letto questo capitolo ed è per questo che il suo gesto appare stupido, insensato e utile solo ad affossare il personaggio e le sue qualità di detective. Anni ed anni di esperienza buttati nel cesso senza porsi troppe domande e come risultato solo un pugno di mosche ed un tarlo che ci costringerà ad analizzare ogni singola mossa di Red da qui in avanti.Anche in questa diciannovesima puntata i bad presenti sono stati messi in secondo piano, cosa che non rende giustizia a quel filone narrativo iniziato sin dal primo episodio che dovrebbe aiutare Red con i suoi progetti. I fratelli Pavlovich, una nostra vecchia conoscenza visto che compaiono già nel “Pilot“, in questa puntata (nonostante porti il loro nome) non trovano il giusto spazio ma soprattutto non viene spiegato come la loro presenza e poi morte abbia aiutato Raymond con i suoi piani. Tutto quello che manca nella diciannovesima puntata, lo troviamo però in “The Kingmaker (No. 42)”. Il ventesimo episodio di questa prima stagione rasenta la perfezione perché porta avanti con equa importanza i filoni narrativi che da un po’ di puntate non erano esenti da alcuni difetti, soprattutto quelli inerenti ai bad della lista nera.
The Kingmaker ha colpito in prima persona gli affari di Reddington tanto da spingere quest’ultimo a chiedere aiuto all’Alleanza. Finalmente si smuovono le acque e Red si rende conto di non sapere né contro chi dovrebbe combattere né per quale motivo, l’unica cosa che sa è che i suoi affari vengono minacciati su più fronti come se, prima di porre una eventuale fine al nostro malavitoso preferito, il nemico lo voglia far sanguinare. Tutte le strade portano a Berlin, un nome che in queste due puntate non è stato più pronunciato, ma che lo sarà sicuramente in futuro, infatti basta fare riferimento ai titoli degli ultimi due episodi.
Nel frattempo Liz con in mano le fotografie che le ha dato Tom decide di indagare su Red e sul legame che lo univa a suo padre, Sam. Scopre, anche grazie ad una pseudo-confessione che ad uccidere suo padre è stato proprio Red, colui che la dovrebbe proteggere e aiutare con il suo lavoro. La sensazione di perdita provata da Liz è comprensibile e ben rappresentata anche dall’attrice: prima Tom (speriamo di rivederlo nelle prossime puntate perché altrimenti sarebbe una perdita inaccettabile per la serie soprattutto dopo avergli cucito addosso un profilo così interessante), poi Red. La scelta di mettere subito a confronto Liz Vs. Red è stata vincente, non penso che il pubblico avrebbe sopportato un altro rinvio, essendo ormai così bramoso di avere delle risposte che può sperare di trovare negli 80 minuti circa che sono rimasti da vedere.
PRO:
- Il confronto sentimentale e non tra Liz e Tom
- La verità di Tom mostrata con delle fotografie
- The Kingmaker come puntata in generale
- L’impotenza di Red contro un nemico-fantasma (per il momento)
- Liz e la sua reazione dopo esser venuta a conoscenza dell’omicidio di suo padre Sam
CONTRO:
- The Pavlovich Brothers che non trovano il giusto spazio
- Ancora incertezza su dove gli autori ci vogliano portare
- Conosceremo tutte le risposte nelle ultime due puntate rimaste?
La ripresa innegabile di The Blacklist lascia presagire la messa in scena di un eccellente finale, l’unico che una serie come questa merita.
| Milton Bobbit (No. 135) 1×18 | 11.39 milioni – 2.8 rating |
| The Pavlovich Brothers (No. 119-122) 1×19 | 11.24 milioni – 2.8 rating |
| The Kingmaker (No. 42) 1×20 | 10.85 milioni – 2.7 rating |
VOTO EMMY 1×19
VOTO EMMY 1×20

