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The Killing 2×07 – KeylelaTEMPO DI LETTURA 3 min

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Dopo diverse puntate passate a creare sospettati per poi farli assolvere poco prima della chiusura dell’episodio, finalmente gli autori ci propongono quaranta minuti di trama differente, almeno dal punto di vista strutturale. Si perché alcuni temi restano (purtroppo) quelli di sempre, primo fra tutti il rapporto Linden-figlio. Dopo l’ennesimo squallido motel nei quali si sono rintanati, i due ricevono la visita dei servizi sociali, preoccupati dalle condizioni nelle quali sta vivendo il ragazzino. I presupposti per togliere il figlio ci sono tutti, e entrambi lo capiscono propendendo per una fuga a sorpresa.
Questa scelta degli autori mi ha abbastanza deluso, in quanto getta molte ombre sulla moralità della Linden, che finora si era dimostrata molto attenta e rispettosa per la sua vita da agente. Chiusa questa parentesi, la coppia di detective comincia ad indagare più approfonditamente riguardo al casinò indiano, luogo nel quale Rosie lavorava e che avevamo già visto nel finale della prima stagione. Holder (finalmente rientra al centro dell’azione) si occupa dell’interno, mentre la Linden cerca prove nei territori indiani circostanti Quest’ultima non ha particolare fortuna, mentre il primo si imbatte in una cameriera che gli lascia un bigliettino e che fa intendere di aver conosciuto Rosie. Il detective fa di tuttto per ottenere altre informazioni, ma a quel punto interviene la polizia interna (del casinò) e Holder viene arrestato. E qui il colpo di scena.
Nonostante Holder sia un poliziotto, viene portato in mezzo al nulla e pestato a dovere da un gruppetto di indiani, facendogli intendere che quelli su cui stava indagando non sono affari che devono riguardarlo. Che gli indiani sapessero molto più di quanto dicessero era sospettabile da molto tempo, ma un coinvolgimento del genere non me lo sarei certo aspettato. Vedremo come evolveranno le cose nelle prossime puntate, sicuramente non è il genere di situazione che verrà risolta in pochi minuti!
Infine, l’altro grande evento al centro dell’episodio è ”l’alleanza” tra Stan Larsen e il consigliere Richmond. Sin dall’inizio della serie, i due personaggi erano sempre stati legati (ovviamente da Rosie) ma non avevano quasi mai interagito tra di loro (tranne che per pochi minuti di condoglianze al funerale della ragazza). In effetti i due hanno molto più in comune di quanto possa sembrare, e anche se al consigliere interessa essenzialmente solo vincere le elezioni, non dobbiamo sottovalutare il fatto di come la morte di Rosie abbia rovinato la vita ad entrambi. Artefice dell’alleanza è la coppia Jamie/Gwen, che dopo una prima stagione da cane e gatto ora sono più in sintonia che mai, per la gioia di Richmond che con due aiutanti di questo calibro non può far altro che intravedere (sebbene ancora in lontananza) una clamorosa vittoria.
PRO:

  • Alleanza tra Stan e Richmond
  • Assenza di Mitch dall’episodio, non si può far altro che gioire!
  • La comparsa degli indiani nel cast principale
  • Stan cattivissimo contro la zia Terry
CONTRO:
  • La fuga di madre e figlio dai servizi sociali
  • A cosa è servito rifar comparire l’amica di Rosie?
  • La cameriera che aiuta Holder è uno dei personaggi esteticamente più brutti che abbia mai visto

 

Giro di boa di questa seconda stagione, nonché secondo buon episodio consecutivo. Ormai tutti i nodi stanno venendo al pettine, aspettiamo fiduciosi qualche altra rivelazione circa l’omicidio della nostra Rosie!

VOTO EMMY

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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