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The Mandalorian 1×07 – Chapter 7: The ReckoningTEMPO DI LETTURA 6 min

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Il Cliente:It is a shame that your people suffered so.
Just as in this situation, it was all avoidable.
Why did Mandalore resist our expansion? The Empire improves every system it touches. Judge by any metric. Safety, prosperity, trade, opportunity, peace. Compare Imperial rule to what is happening now.
Look outside. Is the world more peaceful since the revolution? I see nothing but death and chaos“.

 

L’approccio di The Mandalorian, ormai si è capito, consiste nella sua rivisitazione di schemi classici, trasposti nel mondo sci-fi di Star Wars, fedelissimo in questo senso al lavoro originale di Lucas. Il capitolaggio di Jon Favreau, però, se possibile è ancor più esplicito ed ecco che quindi ad un episodio dal finale, dove normalmente si consuma la “resa dei conti“, il titolo arriva a giocare col suo significato, letterale e non. Perché il “calcolo” delle forze di Mando e dei suoi avversari (quei “solo quattro” che diventerà un leitmotiv di tutto l’episodio, toccando livelli di ironia assoluta) comincia dalla riunione dei suoi alleati, incontrati nell’arco di tutta la stagione, dal  Kuiil di Nick Nolte alla Cara ex-ribelle fino all’IG-11 di Taika Waititi, in versione per così dire “restaurata”. Ed ovviamente, quest’ultimo atto non poteva che ritornare circolarmente lì dove tutto era iniziato, ossia dalla Gilda, dal contatto Greef Karga, e infine dal “Cliente” Herzog.
Dopo la fuga e le diverse disavventure vissute dalla “strana coppia”, quindi, Mando capisce che non possono vivere in esilio per sempre, mentre nel frattempo appare sempre più chiaro che dietro “baby Yoda” c’è molto di più. Se fino ad adesso la figura più approfondita è stata infatti proprio quella del Mandaloriano, il suo codice d’onore, la sua ideologia e il suo passato, è invece dietro al mistero del suo piccolo compagno che torna a ruotare il finale, quindi perché l’Impero (o quel che ne è rimasto) ci tiene così tanto a recuperarlo. Favreau piazza allora una parziale risposta già nel corso di questa puntata, con l’ennesime dimostrazioni del suo potere: tanto da un punto di vista “brutale”, ossia sulla nave quando quasi attenta alla vita di Cara, quanto da quello “salvifico”, ovvero nel deserto, quando lo si vede guarire Karga, tra l’altro cambiando le sorti della loro missione (almeno apparentemente). Da cavia di laboratorio diventa in un sol colpo una sorta di “messia della Forza“, ed è proprio questa sua ultima evoluzione a riallacciarsi all’episodio della saga cinematografica di recente uscita Rise of Skywalker, in cui tale peculiarità appare in veste decisamente cruciale per la trama, nonché al centro di un acceso dibattito nel fandom a riguardo (e almeno qui si può dire che Favreau sembrerebbe schierarsi con Abrams).
Proprio la nuova trilogia torna prepotentemente d’attualità, dopo che tanto ci si era allontanati da essa, dopo soprattutto che i molti fan delusi dal lavoro di Abrams-Johnson hanno accolto ed esaltato quello di Favreau-Filoni, mettendolo quindi in netta contrapposizione. “The Reckoning” sembra invece smentire tutto questo presunto distacco, ricollegandosi come mai prima d’ora al futuro “politico” che attende la galassia. Come Il Cliente chiarisce, infatti, la “rivoluzione” capeggiata da Leia Skywalker è in parte fallita, la battaglia di Endor non ha posto fine, almeno definitivamente, all’Impero, dai cui rimanenti strascichi evidentemente sorgerà quel Primo Ordine che si vede al massimo della forza nell’Episodio VII. Ma come non è morto l’Impero, così non è morta la Ribellione, lo si vede in Cara e nel suo tatuaggio fieramente mostrato (che però, ad evidenziare ancor di più la stretta imperiale, sarà costretta addirittura a coprire). Lo si vede specialmente in Kuiil, che nella guerra era “dall’altra parte” come schiavo, e dal cui desiderio di libertà, di non tornare agli orrori della dittatura del recente passato, fiorirà invece la Resistenza.

 

Kuiil:And we do it not for payment, but to protect the child from Imperial slavery. None will be free until the old ways are gone forever“.

 

Onore, vendetta e spiritualità, concetti orientali che hanno da sempre caratterizzato Star Wars, che si uniscono alla Storia dell’occidente e dei suoi sanguinosi conflitti, rappresentato dal western “senza legge” e privo di alcuna morale: è tra di essi che si muovono i “post-eroi” moderni di Favreau. I 7 samurai da una parte e i Magnifici 7 dall’altra, insomma, che in questo caso diventano tre, poi quattro con l'”illuminazione” di Karga (guarda caso, come quei “four troopers” che si riveleranno essere molti di più). Un gruppo eterogeneo caratterizzato alla base da un estremo egoismo, che gli ha permesso fin qui di sopravvivere, che nasconde però un altruismo inaspettato capace di venir fuori nel momento fatidico. Confini ambigui che già Rian Johnson nel suo discusso Gli Ultimi Jedi aveva in realtà tentato di inserire, specialmente nella tanto criticata incursione di Finn e Rose nella città di Canto Bright, in cui si scopre che i mercanti d’armi vendono ad entrambe le fazioni rivali. In questa cinica visione del mondo (e dell’universo), la guerra è quindi nient’altro che un business, che non finisce mai e colpisce come nella realtà soprattutto i più deboli. Ed il (solo presunto) carattere “mercenario” di Mando è dopotutto al centro della serie che lo vede protagonista, del suo background e infine della sua evoluzione.
Gli “spietati” di Jon Favreau finiscono infatti col rinunciare a tutto, ai soldi, alle vite che si erano fin qui faticosamente costruiti, per salvare Baby Yoda e in fondo per proteggere la libertà, sua e di riflesso di tutti loro. Uno scontro che da pratico si fa inaspettatamente ideologico e che culmina nella sparatoria finale da saloon, in cui il personaggio di Werner Herzog muore e viene presentato quello di Giancarlo Esposito, Moff Gideon, vero rappresentante dell’Impero (o del nascente Primo Ordine? In fondo, son la stessa cosa) e della sua eterna minaccia. Una conclusione tragica e preparatoria per il season finale, in cui i “nostri eroi” si trovano nel momento più buio, alle prese con un nuovo fallimento (stavolta della missione) e della sofferta morte di Kuiil, non a caso tanto approfondito in quest’episodio. Con lui sembrano infatti morire quegli ideali di libertà che la vittoria di Endor era riuscita a preservare e l’Impero torna invece a “colpire ancora”, almeno temporaneamente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I Magnifici Quattro
  • L’Impero colpisce ancora, di nuovo 
  • La circolarità “classica” e rivisitata di Favreau
  • Baby Yoda e i suoi poteri: perfetta sintesi del Lato Oscuro e del Lato Chiaro della Forza 
  • I collegamenti alla nuova trilogia e all’ultimo episodio: Favreau è quindi del team-Abrams 
  • Giancarlo Esposito! 
  • Finale dai tempi e dai ritmi perfetti 
  • È quasi finita

 

Il meraviglioso western sci-fi di Jon Favreau arriva al suo culmine, tragico ed emozionante. L’evoluzione dal cinismo iniziale al conflitto ideologico e post-moderno di questo finale è compiuta. Manca quindi solo un episodio per decretare questa prima stagione pressoché perfetta.

 

Chapter 6: The Prisoner 1×06 ND milioni – ND rating
Chapter 7: The Reckoning 1×07 ND milioni – ND rating

Gianvito Di Muro

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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