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The Mandalorian 1×08 – Chapter 8: RedemptionTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il gran finale della prima stagione di The Mandalorian, viene affidato, come una perla rara e preziosa, nelle mani di Taika Waititi (già voce originale del droide IG-11), che riesce ad esaltarne ancora di più la bellezza, regalando un season finale che ha dello straordinario. Il regista di “What We Do In The Shadows” e di “Thor: Ragnarok” è riuscito, infatti, a prendere tutto ciò che c’è di buono della saga di Star Wars e compattarlo in quasi cinquanta minuti di emozioni senza sosta.
Prendersi la responsabilità di entrare nell’universo di Guerre Stellari non è un qualcosa che si sceglie con leggerezza; è un onore, certo, ma soprattutto un onere. Milioni di fans in tutto il mondo sono, purtroppo o per fortuna, sempre pronti a giudicare, con la lente di ingrandimento, qualsiasi prodotto venga anche solo lontanamente collegato al mondo meraviglioso creato da George Lucas.
Il tentativo si sarebbe potuto concludere solo in due modi: un misero fallimento, che avrebbe fatto infuriare i puristi della saga, i quali non risparmiarono da critiche al vetriolo nemmeno lo stesso Lucas (Episodio II, ndr) oppure un successo clamoroso, come avvenuto per il regista neozelandese. Waititi, infatti, è uscito vincitore dall’ardua impresa di convincere persino lo zoccolo duro dello “Star Wars Creed” che ora chiede a gran voce la data ufficiale della seconda stagione ed arriva, addirittura, a promuovere Taika come regista prescelto di una fantomatica nuova trilogia.
Dando a Cesare quel che è di Cesare, dobbiamo ammettere che, questa volta, il fandom non si è espresso per partito preso, in quanto “Redemption” è semplicemente un episodio perfetto, da svariati punti di vista, che soddisfa ed allieta occhi, mente e cuore, in un orgasmico tripudio di immagini, dialoghi, battute, musica e rese dei conti.
Sul finale della precedente puntata, i nostri eroi si erano ritrovati intrappolati e sull’orlo dello scontro con un plotone di Stormtroopers e la loro sopravvivenza sembrava appesa ad un filo. A ribaltare la situazione, arriva il droide IG-11, fiero e deciso nelle sue vesti di Terminator riprogrammato dal compianto Kuiil, per portare a termine la sua missione e proteggere Baby Yoda a tutti i costi.
La redenzione, che dà il titolo a questo finale di stagione, non tocca, quindi, solamente gli esseri umani, ma passa anche per ingranaggi e sistemi di elaborazione centrali.
Il personaggio del droide, infatti, oltre a condire la puntata con una buona dose di sarcasmo ed ironia, relazionandosi con gli altri comprimari in carne ed ossa (il rapporto umano/droide ha sempre avuto risvolti comici nello Star Wars Universe), riesce ad essere protagonista anche delle scene più emozionanti e cariche di intensità: il Mandaloriano che, finalmente, si lascia togliere l’elmo, quasi accettando di morire tra le braccia del droide e il sacrificio del droide stesso, in un ultimo sforzo salvifico.
La redemption, però, tocca le corde anche degli altri characters dello show di Jon Favreau: da Greef Karga, che capisce la vera importanza di Baby Yoda e diventa alleato a tutti gli effetti di Mando e Cara, fino ad arrivare all’eroe principale dell’episodio, ovvero Din Djarin, che abbraccia a tutti gli effetti il suo ruolo di padre putativo ed accetta, in un meraviglioso cerchio che si chiude, di educare ed addestrare Baby Yoda come i Mandaloriani fecero con lui tanti anni prima.
Oltre all’evidente potenza emotiva, la puntata tocca livelli di qualità altissimi anche grazie alle scene di azione e battaglia: le sequenze dedicate all’incursione di IG-11 e lo scontro tra il Mandaloriano e Moff Gideon sono tanto ineccepibili da un punto di vista tecnico, quanto meravigliose da vedere e sembrano fare breccia nel cuore degli spettatori come i più famosi combattimenti passati alla storia. La scena finale, poi, con la “ricomparsa” dell’antagonista principale, creduto definitivamente sconfitto, alimenta hype e speranze per altrettante rese dei conti nella seconda stagione.
Anche in questo finale, gli omaggi ed i richiami ai precedenti episodi di Star Wars si sprecano, ma, per fortuna, non hanno il retrogusto di un fan service troppo spinto, in quanto si amalgamano perfettamente all’interno della trama, donando solo quella mai dimenticata patina di malinconia, che, ogni tanto, vela gli occhi di ogni adepto di Guerre Stellari.
La firma del regista si riconosce anche in questo frangente; basti pensare al demenziale, ma riuscitissimo scambio di battute tra i due Stormtroopers che attendono ordini dai propri superiori ed intanto si interrogano sulla provenienza di Baby Yoda; sentire dei soldati imperiali mettere assieme più di due parole e disquisire come fossero persone normali è cosa assai rara, ma assolutamente apprezzabile.
The Mandalorian si conferma tra le migliori serie di questo 2019 e Taika Waititi, insieme a tutta la troupe, tiene alta la bandiera di Star Wars, riuscendo dove molti avevano fallito nel corso degli anni.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia e scelte stilistiche di Taika Waititi
  • Fotografia
  • Colonna sonora
  • La redenzione di tutti i personaggi
  • La resa dei conti
  • Il sacrificio di IG-11
  • Momenti demenziali ed altri carichi di intensità e pathos
  • Ci sono state risposte, ma anche tante domande
  • Porte aperte per la seconda stagione
  • Omaggi e rimandi ben gestiti
  • C’è davvero qualcuno in grado di trovare lati negativi?

 

Taika Waititi conclude la prima stagione di The Mandalorian in maniera praticamente perfetta: onorando fino in fondo il suo arduo compito e conquistando il fandom grazie a risate, lacrime ed emozioni che ci riportano indietro nel tempo, ma lontani nello spazio, in una galassia lontana lontana.

 

Chapter 7: The Reckoning 1×07 ND milioni – ND rating
Chapter 8: Redemption 1×08 ND milioni – ND rating

 

Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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