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This Is Us 5×11 – One Small Step…TEMPO DI LETTURA 3 min

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This Is Us 5x11 - One Small Step...

La serie di casa NBC decide finalmente di approfondire in modo adeguato la storia di Nick, fratello di Jack, con un lungo flashback che parte dal 1969, per una puntata che in pieno stile This Is Us si suddivide in diverse linee temporali, sino ad arrivare ai giorni nostri.

1969


Non basterebbe un libro intero per parlare del 1969, un anno di fondamentale importanza non solo nella storia degli Stati Uniti, ma del mondo intero.
Non è questa la sede adeguata per tale discorso ma basti citare tre eventi per capire di cosa si sta parlando: la guerra in Vietnam, lo sbarco dell’uomo sulla Luna, il festival di Woodstock, accadimenti che caratterizzano anche la vita di Nick, per un periodo storico sempre affascinante da raccontare e da vedere sul piccolo schermo.
Tra relazioni sentimentali e un’apparente situazione famigliare migliorata, lo show ci mostra la vita di Pearson Jr prima che partisse per il Vietnam, dando spazio alla gioventù di Nicky, di cui per ora non si sapeva poi molto, per un approfondimento necessario e molto interessante.
Le teorie su Sally e sul fatto che sia ancora viva e all’epoca fosse incinta, mentre partiva per la California, sono diverse e non del tutto prive di fondamento, visto che se queste 5 stagioni ci hanno insegnato qualcosa, nessun personaggio viene introdotto nella storia salvo poi scomparire per sempre dalla serie.
La narrazione procede spedita e può giovarsi dell’alternanza di 3 diverse linee temporali, fattore che rende la visione piacevole e peculiare, con un’attenzione ai dettagli non scontata, come con la valigia Samsonite, regalata da Jack al fratello nel 1969, la stessa che Nick ancora usa nel presente per raggiungere Kevin a Los Angeles.
Il fidanzamento di Sheehan (Brad per i fan di Shameless), ex commilitone del Vietnam, diviene l’occasione per raccontare il dolore di Nick che, anche dopo molti anni dalla fine della guerra, non riesce a perdonarsi e rivolgere parola al fratello, al quale si avvicina senza proferire parola.

IL PRESENTE E LA PANDEMIA MONDIALE


This Is Us continua a utilizzare l’attuale pandemia mondiale per attualizzare la narrazione di questa quinta stagione, tra mascherine onnipresenti, richiami vaccinali e battesimi su Zoom. A volte vi è sicuramente un’esagerazione in tal senso, ma almeno lo show contribuisce a sensibilizzare gli spettatori sul tema, visto che purtroppo non tutti sembrano essere pienamente consapevoli della drammatica emergenza sanitaria in corso in tutto il mondo.
Nonostante le peripezie, i ripensamenti e le difficoltà in aeroporto, alla fine Nick riesce ad arrivare a casa di Kevin e Madison, conoscendo i suoi 2 nipoti appena nati, per una passaggio fondamentale che segna la fine del lungo percorso di redenzione del più piccolo dei fratelli Pearson: un character che all’inizio era completamente perso e moralmente distrutto, ma di cui ora si può ammirare l’evoluzione e probabilmente destinato ad andare oltre quanto raggiunto.
Il monologo finale del personaggio interpretato da Griffin Dunne è sicuramente notevole, con un richiamo all’inizio della puntata ambientata nel 1969, dove i due neonati diventano per Nick quello aveva rappresentato la Luna per gli astronauti americani.
Un episodio arrivato un po’ a sorpresa e che sicuramente colpisce, concentrando tutto lo screen time a disposizione sul fratello di Jack. Il risultato finale è ottimo, per una puntata che non annoia mai mostrando l’evoluzione di un personaggio poco utilizzato ma molto importate per l’economia dello show creato da Dan Fogelman. La valutazione non può che essere il massimo dei voti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • 1969, un anno sempre molto affascinante
  • Finalmente un approfondimento degno di nota sul Nick
  • La valigia Samsonite
  • Il monologo finale di Nicky, l’evoluzione del character è completa
  • Un episodio splendido nonostante sia incentrato su un unico personaggio
  • Niente da segnalare

 

“You two are my moon.”

Sponsored by This Is Us Italia

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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