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Utopia 1×06 – Respect Your PurposeTEMPO DI LETTURA 3 min

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La serie creata da Gillian Flynn si conferma essere uno dei prodotti più interessanti di questo strano 2020, dove il Covid-19 ha rivoluzionato non solo le nostre vite ma anche il mondo seriale.
Tra pandemie mondiali e complottismo su scala internazionale, argomenti più attuali che mai, la trama avanza offrendo diversi spunti di riflessione e geniali intuizioni, sempre grazie all’eccentrico Wilson, ad ora uno dei migliori personaggi della serie, ma per chi ha visto la versione britannica, non era possibile aspettarsi diversamente.
Gli altri due personaggi che bucano lo schermo sono senza dubbio Micheal e Jessica: Rainn Wilson giganteggia nel ruolo del dottor Stearns, con una performance semplicemente perfetta, mentre Jessica Hyde si dimostra essere ancora una volta un personaggio totalmente privo di umanità, assolutamente coerente visto la sua problematica infanzia, tanto per usare un eufemismo.
A non convincere invece sono Ian e Becky, i quali rappresentano la parte meno interessante non solo del gruppo guidato dalla Hyde ma in generale dell’intera serie, per una liaison che poteva benissimo essere evitata. Inoltre non si comprende a pieno la gestione di un personaggio fondamentale come Arby, che dopo l’improvvisa svolta avvenuta nel precedente episodio, ora si ritrova stranamente confuso dalle proprie emozioni, situazione del tutto nuovo per un mostro perfettamente addestrato come lui: tuttavia visto quanto mostrato sino ad ora, con Arby che è killer spietato e senza remore, l’improvvisa umanizzazione del character risulta alquanto fuori luogo.
Da notare come il fumetto sia sempre il fulcro narrativo dello show di casa Amazon, con tanto di raffigurazione visiva visti gli splendidi momenti in cui la serie diventa un cartone animato, portando sullo schermo alcune pagine di Utopia. In questo sesto appuntamento viene poi approfondito un tema che era già emerso nelle puntate precedenti e riguarda ” l’ufficio comunicazione” della Harvest: al di là delle bellissime scene con il team che assume Adderall e crea ex novo un’intera esistenza sui social, non si può mancare di notare la sferzante critica al mondo dei social media e quanto questi influenzino la vita delle persone, condizionando poi l’intera società.
Non è un caso allora se l’organizzazione guidata dal dottor Christie, interpretato dall’ottimo John Cusack, per ottenere i propri scopi ricorra si a metodi violenti, ma anche a una campagna mediatica aggressiva a altamente manipolatoria su vasca scala, comprendendo a pieno l’importanza dei social nella società odierna. L’episodio si chiude con un interessante finale di puntata,  il quale apre diversi scenari a livello narrativo e ricorda allo spettatore quanto sia potente la Harvest e come controlli in modo capillare la vita dei suoi avversari. La sensazione è che Jessica Hyde e compagni abbiano veramente i minuti contati.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rainn Wilson giganteggia nel ruolo di Micheal Stearns
  • Wilson, semplicemente Wilson
  • Splendidi i momenti in cui la serie diventa un cartone animato
  • La totale mancanza di umanità di Jessica Hyde è fantastica
  • La sferzante critica ai social media e al mondo della comunicazione
  • Il finale di puntata, la Harvest è ovunque
  • La gestione di Arby non sta convincendo a pieno
  • Ian e Becky si confermano la parte meno interessante della serie

 

La nuova serie di casa Amazon regala ai propri spettatori un ottimo episodio, tra violenza, complottismo, pandemie e chi più ne ha più ne metta. A parte qualche discutibile storyline di pochi personaggi, per il resto non resta che ringraziare sentitamente Gillian Flynn per aver ripreso e allargato il fantastico mondo di Utopia. La valutazione come al solito è ampiamente positiva, sperando di raggiungere il massimo dei voti negli ultimi due episodi stagionali che si preannunciano essere splendidi. Non ci resta che proseguire col binge-watching.

 

 

Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Entra in Recenserie per adempiere al suo sacro dovere di laureato in storia, ossia stroncare senza pietà ogni indegna serie tv di stampo storico sul pianeta Terra.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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