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Utopia 1×08 – Stay Alive, Jessica HydeTEMPO DI LETTURA 7 min

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Dr. Christie: “What have you done today to earn your place in this crowded world?
Everyone: “…”
Dr. Christie: “Exactly.

 

In un’epoca in cui l’offerta televisiva – ma anche cinematografica – ha raggiunto livelli di sconfinatezza mai visti prima, una delle parole più terrificanti che possono giungere all’orecchio di un teledipendente è senza dubbio remake. Pochissimi i casi in cui storicamente l’adattamento sia riuscito a rendere onore all’opera madre, ancora meno le occasioni in cui lo abbia superato. Avendo il faccione di Rainn Wilson in bella mostra proprio qui accanto, impossibile non menzionare proprio The Office US, remake americano dello show ideato da Ricky Gervais, uno di quei pochi casi dove l’adattamento ha senza dubbio dato ottimi risultati, e che nonostante la natura molto diversa rispetto allo show preso in esame in questa recensione, offre un interessante punto di vista spendibile anche per il caso di Utopia. Il fandom di The Office, esattamente come sta accadendo ora a quello di Utopia, si è trovato (ma si trova tuttora) diviso in due gruppi ben distinti: quelli che pensano che l’originale sia meglio e quelli che pensano che il remake abbia addirittura superato la sua opera madre. Sebbene la prima reazione del fan sia quella di mostrare la propria supremazia in quanto essere umano rispetto alla categoria “antagonista”, solitamente insultando o millantando una presunta superiorità intellettuale rispetto al povero scemo a cui piace qualcosa di diverso da lui, la verità dei fatti sta da tutt’altra parte. Non nel mezzo, perché così ci troveremmo ancora troppo vicini a questa categoria di individui, bensì dalla parte opposta, in quel posto felice dove buon senso e capacità analitica prendono il sopravvento rispetto al cieco odio verso tutto ciò che è mainstream, dove il nuovo non è necessariamente peggio del vecchio e dove il dialogo è fatto di botta e risposta e non di insulti randomici nei confronti di totali sconosciuti o assunti tautologici privi di qualsivoglia contenuto. La realtà dei fatti è che Utopia US è semplicemente DIVERSO dalla versione UK, non nei contenuti, abbastanza fedeli all’originale, ma nell’esposizione di quest’ultimi, trattati in maniera differente – si sono smorzati molti degli aspetti estremi e peculiari dell’opera madre ma si resta comunque su livelli altissimi di tensione – proprio perché viste e sviluppate da persone appartenenti ad un altro paese e quindi con un background storico e culturale diverso. E il risultato finale è uno show televisivo che, esattamente al pari dell’originale, tiene lo spettatore letteralmente incollato allo schermo dal primo all’ultimo secondo.

 

Ian:You’re controlling the future of human civizilation?
Dr. Christie: “Is that what they’re calling it? It’s a very nice euphemism for a species that has replicated like a contagion across the planet, killing all other species in its wake. Except things that are cute, like puppies or koalas.

 

La differenza sicuramente più evidente rispetto all’originale, e forse anche l’elemento che maggiormente conferisce una ventata di originalità per tutti coloro che già avevano divorato la serie nel 2013 e che quindi, volenti o nolenti, si sono visti “privati” di reali colpi di scena, è quella di avvicinarsi di più all’universo dei bad guys, approfondendo particolari e dinamiche soltanto menzionate nella versione UK. Quest’ultima infatti preferiva concentrarsi sul gruppo di fanboy e sull’enigma celato dietro Utopia piuttosto che sul fattore cospirazione e su tutte quelle dinamiche relative alla manipolazione e al plagio delle piccole menti. Una scelta, naturalmente, legata alla visione degli Stati Uniti come paese dalle mille opportunità, ma anche dalle mille paranoie nei confronti di possibili complotti nazionali, e che quindi contribuisce ad allargare la mitologia dello show includendo tematiche attuali e particolarmente care al popolo americano. Esemplificativo in tal senso il lungo spiegone del Dr. Christie in merito al suo piano di sterilizzazione globale, un capolavoro di intensità che viene ulteriormente impreziosito dal massacro di Arby all’esterno della casa, e che riesce nell’intento di aprire la serie ad una nuova prospettiva: il punto di vista dei cattivi. In Utopia esistono davvero buoni e cattivi? Entrambe le fazioni uccidono e compiono crimini per il raggiungimento di uno scopo e allora, una volta eliminato l’aspetto prettamente morale dall’equazione, da che parte della barricata sta la ragione? Verrebbe da dire che la ragione si dà agli scemi, e infatti qui non si tratta di scegliere una fazione, bensì sposare un ideale, offrendo allo spettatore una scelta, una prospettiva multipla su quanto sta accadendo e grazia alla quale è possibile prendere in considerazione le motivazioni di entrambi gli schieramenti, concedendogli così di scegliere per quale scemo tifare.
La seconda grande differenza, quella forse immediatamente percepita dai fan di lunga data del telefilm, è il cambiamento dal punto di vista estetico. Chiunque ricordi di essersi imbattuto in Utopia nel 2013, non potrà scordare quei colori sgargianti, spesso fatti risaltare ad inizio episodio con immagini statiche di campi di grano o di lavanda, cieli blu sconfinati o semplicemente paesaggi urbani tipicamente inglesi e quella fotografia studiata per rendere alcune scene delle vere e proprie tavole fumettistiche. Se prima dunque la componente fumetto veniva utilizzata in maniera ambivalente, visiva e concettuale, qui la prima va perdendosi in favore di una fotografia più cupa ma del tutto coerente con l’intento di umanizzare l’intera vicenda allontanando dallo spettatore l’idea di assistere all’ennesimo telefilm a sfondo supereroistico. Un processo che, in maniera del tutto simile e parallela, avviene anche dal punto di vista della caratterizzazione dei protagonisti, molto meno caricaturali e fumettistici rispetto alla versione UK. Basti pensare al celebre “Where is Jessica Hyde?“, emblema di una ripetitività tipicamente fumettistica che qui viene infatti declinata in modo diverso, attraverso quel mantra citato in avvio di recensione. Nonostante vi sia ciclicità al pari del tormentone originale, l’effetto sullo spettatore risulta completamente diverso, questo perché associato ad un’organizzazione percepita come una setta e quindi maggiormente plausibile rispetto ad un pazzo omicida che stappa bulbi oculari per hobby.
Si potrebbe continuare per ore a sottolineare tutte le differenze fra le due opere, tra aspetti positivi e negativi, cambiamenti interessanti e decisioni invece discutibili, ma in fin dei conti ci ritroveremmo soltanto ad alimentare le stesse polemiche stigmatizzate in avvio di recensione. La serie britannica giocava con lo spettatore ad un livello più profondo, facendolo entrare in un labirinto di misteri e suggestioni dal quale risultava impossibile scappare, e mostrandogli un mondo surreale al pari della tana del bianconiglio, pieno di immagini suggestive e personaggi tanto surreali quanto grotteschi; quella americana invece è un thriller cospirativo nudo e crudo, fatto di personaggi più “plausibili” e – involontariamente – reso ancor più intenso dalla pandemia globale che realmente stiamo vivendo. Conferma del fatto che la percezione di un’opera può cambiare drasticamente a seconda del momento storico in cui essa viene analizzata, ma soprattutto che non sempre affrontare le cose con un approccio diverso porta necessariamente a risultati disastrosi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il lungo spiegone del Dr. Christie
  • Il massacro di Arby
  • Il cambio di prospettiva di Wilson
  • Il padre di Jessica ancora vivo
  • Utopia US è un prodotto diverso dall’originale ma non per questo meno intrigante ed avvincente
  • Nessuna grossa sorpresa per i vecchi fan di Utopia

 

Giunti al termine di questo primo impeccabile ciclo stagionale, il responso non può che essere positivo. Fin qui l’opera di adattamento può dirsi ben riuscita. Utopia US è un remake che segue gli stessi snodi narrativi dell’originale, allargando però la mitologia dello show al punto di vista dei cattivi, offrendo al pubblico un ottimo thriller cospirazionista ma con quella dose di follia e violenza gratuita che già ci aveva fatto innamorare del concept nel 2013. I temi affrontati dalla serie, in particolar modo la componente pandemica e la questione della sovrappopolazione, sono argomenti tanto controversi quanto universali e questo fa di Utopia una serie adatta a qualsiasi tipo di pubblico – a parte forse quello più impressionabile – a prescindere dalla nazionalità. La speranza è che la serie superi questa prova e riesca ad avere successo laddove la versione inglese fallì, quantomeno per ovviare ad una delle più rimpiante cancellazioni nella storia televisiva e dare finalmente una conclusione ad un’opera che senza dubbio avrebbe meritato sorte migliore.

 

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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