The Man In The High Castle 2×05 – Duck And CoverTEMPO DI LETTURA 4 min

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Se arrivati al quinto episodio di The Man In The High Castle non ci si ricorda più nemmeno perché lo si è iniziato, forse c’è un problema. Forse. Il fatto che la sensazione sia abbastanza comune unanime però tranquillizza perché, se non altro, non è un problema del singolo ma di ciò che lascia questa stagione allo spettatore. Viene quasi da chiedersi infatti se questa sensazione non sia per caso dovuta alla “dipartita” di Frank Spotnitz con relativa mancanza di un unico showrunner che coordinasse tutte le varie trame all’unisono come farebbe un direttore d’orchestra.
Disponendo di dieci episodi, la serie Amazon ha il tempo giusto per imbastire una maestosa trama da seconda stagione tant’è che la partenza si è dimostrata intelligente: dispersi tutti i personaggi al termine dello scorso season finale, la serie li ha separati, apparentemente per sempre, dando a ciascuno una propria storyline in completa autonomia dal resto dei personaggi. Ma se siete abbastanza addicted di Recenserie allora siete anche abbastanza esperti da sapere che il fato tirerà il filo rosso srotolato in questa prima parte di stagione, riunendo ciò che aveva separato. Si, ok. Lo sappiamo e ci auguriamo che questa stagione riesca a capovolgersi ma non si può giustificare metà stagione passata a uccidere le mosche dalla noia.
Le cose sono due: o la serie si è presa volutamente troppo tempo per ingranare o ha puntato su storyline sbagliate. E l’una non esclude l’altra.
“Duck And Cover” rappresenta perfettamente la questione. Frank è ormai collaboratore attivo della Resistenza, ma le parti dedicategli mancano di verve, tanto che nemmeno la mezza love story riesce a risollevare le nostre menti assopite. Purtroppo Frank è il personaggio inutile della stagione ed è un peccato perché invece nella scorsa era riuscito a ritagliarsi uno spazio indipendente da Juliana, diventando quasi uno dei personaggi preferiti dal pubblico. Non si può dire lo stesso quest’anno: pur avendo velocemente passato una serie di vicissitudini che dalla galera lo hanno portato alle bombe della Resistenza, Frank non riesce proprio a reggere da solo il minutaggio riservatogli. Complice senz’altro anche una mancata riuscita dei due nuovi personaggi: Gary e la sua giovane aiutante che pur apparendo forti e pronti a tutto non sono riusciti affatto a bucare lo schermo.
Dall’altro lato del triangolo, Joe Blake è alle prese con il padre e la riscoperta delle sue origini. Anche qui, per quanto Joe fosse il personaggio cardine della scorsa stagione, unendo la San Francisco dei giapponesi e la New York tedesca, diventa invece marginale nella corrente. Le vicende personali e il passato del giovane americano non hanno attecchito come dovrebbero; in realtà il personaggio di Blake funziona solo nel presente e meglio vicino a Smith ancor prima che a Juliana. La scoperta di questi nuovi mutanti, figli ideali del Führer, purissimi e biondissimi, non ha avuto l’effetto sperato: tornare a New York a questo punto sembra d’obbligo per dare una svolta.
A completare l’episodio ci sono le parti invece meglio riuscite. Juliana rintraccia il padre – il vero padre – della sorella, anche lui membro della Resistenza. Muovendosi su sottili e taglienti lame, Juliana, odiata da tutti, riesce nell’impossibile impresa di non farsi ammazzare da nessuno. Il personaggio della testarda ragazza ha il compito – ben riuscito – di riunire le tre forze che si dividono l’America: i giapponesi, i tedeschi, i ribelli.
L’asilo politico concessole da Smith è la scelta narrativa meglio azzeccata perché sfocia in una serie di risvolti nonché di prolifere occasioni per il prosieguo della narrazione orizzontale. Se da un lato, infatti, Smith significa automaticamente Blake, dall’altro significa anche giapponesi, Führer, guerra e certamente significa la pellicola che ha dato il via alla storia e l’uomo che la storia la vuole riscrivere. Juliana diventa l’epicentro di una serie di deboli equilibri, mantenuti stabili fino ad ora ma pronti quanto mai a spezzarsi.
Infine arriviamo negli anni ’60 che abbiamo conosciuto; quelli con i cibi americani in scatola, con la pubblicità e con i missili su Cuba. La passeggiata nel mondo parallelo e – ironia della sorte – utopico rappresenta il momento più interessante anche se per poco. È strano e allo stesso tempo curioso guardare come un personaggio del distopico mondo di Philip K. Dick possa recepire il nostro mondo, il nostro passato, la nostra Storia, forse è però quella meglio più riuscita.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Juliana centro nevralgico di tutta la storia
  • John Smith 
  • Anni ’60 utopici per i personaggi di un mondo distopico
  • Aspettiamo a pronunciarci sulla scoperta di una famiglia in un mondo parallelo
  • Parte dedicata a Frank straziante
  • Joe e la storia del padre non ha avuto il risultato sperato
The Man In The High Castle ha tessuto per bene e con molta calma tutte le trame seminate, ora però è arrivato il tempo di raccogliere. 
Escalation 2×04 ND milioni – ND rating
Duck And Cover 2×05 ND milioni – ND rating

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