Shameless 8×09 – The FugeesTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Eh, you’re right. We do suck at relationships.”

Si è soliti dire che a tirar troppo la corda questa prima o poi si spezza. E’ questa una regola generale che si confà e si adatta a molteplici situazioni, spaziando dal puro ambito sociale (relativamente ad un rapporto) a quello politico/economico. Per un rapporto il tirare troppo la corda è presagio di una lenta lacerazione nel legame tra due persone che, fino a quel momento, difficilmente riuscivano ad immaginarsi l’uno senza l’altra: nel momento in cui meno lo si aspetta, il baratro della desolante solitudine è lì che aspetta, pronto a fagocitare l’ignara persona che non aveva preso in considerazione la possibilità che la fantomatica corda potesse spezzarsi.
Perché questa, sotto certi aspetti, stucchevole introduzione? E cosa c’azzecca Shameless?
Più volte, nelle precedenti recensioni si è sottolineato come la serie targata Showtime riuscisse a tenere banco e rinnovarsi nonostante l’età ormai inoltrata: in totale sincerità, otto anni sono davvero tanti per una serie. Specialmente per un prodotto come Shameless che vive della frizzante narrativa, degli scoppiettanti altarini tra i personaggi e tra i continui tira e molla tra sporadiche ed estemporanee fazioni. Proprio questo tira e molla -nonostante sotto certi aspetti riesca a trovare il suo giusto collocamento in una storia che chiamare confusionaria sarebbe riduttivo – è l’elemento che si sta venendo a delineare in maniera davvero evidente in questi episodi che precedono la tranche conclusiva della stagione.
Molti elementi sono già stati ampiamente evidenziati nelle passate recensioni e risulterebbe ridondante, quindi, evidenziare come personaggi come Carl o Debbie rappresentino il nulla sotto un’infinita marea di punti di vista. Certo, il colpo di scena in conclusione di trama riporta almeno momentaneamente Carl sotto i riflettori, ma alle sue spalle cosa abbiamo? Dopo ben nove puntate di un discutibile miniclip riservategli, in “The Fugees” una proposta di matrimonio rubata e male interpretata cerca di rimetterlo in carreggiata. Debbie, considerata la perenne solitudine da quando è riapprodata a casa Gallagher, non può contare su spalle recitative, invece. Ecco quindi che gli sceneggiatori decidono di ravvivare un po’ la sua fiamma narrativa con una breve ed estemporanea presa di coscienza a circa metà episodio, completamente distaccata ed incoerente rispetto a quanto ha portato e porterà successivamente in scena la giovane ragazza-madre. Ma, come detto in precedenza, nulla di nuovo sotto il Sole.
Accantonata, invece, la questione LGBT di Ian, nuovo paladino della libertà con Bibbia alla mano, di cui c’è ben poco; risulta forse destabilizzante pensare che proprio questa parte della trama sia al momento quella più interessante. Pensate un po’ le altre.

“This is my daughter. Her name’s Franny. I had her a couple years ago. Her father ran off and left me pregnant all by myself. I’ve been begging on street corners. I almost lost her to Child Services. I need this welding certificate so I can get a good job and make real money and make her proud of me. So I can stop feeling like I messed up my life by having her, because she makes my life better.”

Commento a parte, invece, meritano i tre capisaldi narrativi Frank, Fiona e Lip, di cui raramente si erano riscontrate eccessive pecche nelle precedenti puntate. Specialmente per i due maschi della famiglia Gallagher. Il più vecchio dei due sta lentamente tornando nel baratro dal quale era risalito ad inizio stagione: il suo animo avaro, egoista e a suo modo ributtante risbuca dal nulla e come un fantasma lo inghiotte. Quanto profondamente sia la ricaduta ancora non è dato saperlo, ma al momento si ritrova sicuramente più somigliante al Frank delle prime stagioni, rispetto al Francis di cui recentemente si era fatta (una breve) conoscenza.
Fiona viene rigettata, per l’ennesima volta, all’interno di un flirt utilizzando modus operandi già visti e che non possono per nulla far credere allo spettatore che “adesso sarà diverso”: anche il fatto stesso che il rapporto non sia sfociato subito in ambito sessuale non deve trarre in inganno dal momento che, anche in questo caso, non sarebbe la prima volta per Fiona. C’è da considerare, però, la possibilità che il rapporto con il sistema-porte venga gestita, almeno inizialmente, in maniera più distaccata e seria, quasi rappresentasse semplicemente una cornice e non il vero elemento centrale della storyline di Fiona.
Tuttavia, la vera rappresentazione di “tirare troppo la corda” è portata in scena da Lip che no, non torna ad ubriacarsi come non esistesse un domani ma riporta in auge una piccola involuzione di cui si sentiva l’eco già da almeno un paio di puntate a questa parte: prima sembra poter superare la propria infatuazione per Sierra, poi ritorna sui propri passi e torna da Sierra. Il tutto in poco meno di un’ora. Il fattore umano non è qui da intravedere come elemento centrale della critica, anzi, è apprezzabile che Lip riesca a trasmettere allo spettatore ancora adesso molte sensazioni (basti pensare al suo rapporto travagliato con il professor Youens), tuttavia, da un punto di vista sentimentale (quindi una grossa fetta del settore “socialità”) è deprecabile da parte degli sceneggiatori la decisione di riportare in scena nuovamente queste estreme tribolazioni per Lip. Qualcuno si ricorda di Mandy e Karen, vero?
Shameless si ritrova di blocco: da una parte riproporre costruzioni narrative già ampiamente utilizzate e sfruttate, dall’altra il baratro che ad inizio recensione si menzionava, pronto a giungere nel caso in cui la corda si spezzi. Tenuto in considerazione il rinnovo per una nona stagione, gli sceneggiatori avranno l’obbligo di cercare di rinfrescare un po’ il parco idee, magari tentando di portare in scena archetipi narrativi innovativi o quanto meno non utilizzati. Il rischio? Cadere nel baratro del déjà-vu seriale, mentre la corda si spezza inesorabilmente.

“I’m home. I’m home! I’m home! Overweight minimum wage workers buying discount laundry detergent! I have missed you so much! God bless America! God bless America! Wha-ha!”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Svetlana che finalmente cerca di riprendersi la propria posizione
  • Frank, sotto determinati aspetti
  • Ian e la sua Bibbia pro diritti LGBT
  • Rapporti sociali e costruzioni narrative che sanno di già visto
  • Svetlana, V e Kev
  • Lip, Fiona e Frank
  • Debbie: una breve ed estemporanea presa di coscienza non basta a salvarla
  • Carl ed il suo imbarazzante utilizzo in questa stagione
  • Liam ritornato ad essere una semplice spalla/cornice
  • Continui e repentini salti da una storyline all’altra

 

“The Fugees” non è assolutamente la puntata migliore di Shameless. Anzi, rappresenta al meglio la crisi di mezza età che lo show sembra portare in scena.

 

Frank’s Northern Southern Express 8×08 0.81 milioni – 0.2 rating
The Fugees 8×09 1.65 milioni – 0.7 rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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