Shameless 8×08 – Frank’s Northern Southern ExpressTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Like baby, baby, baby, ohh. Like baby, baby, baby,  no.”

 

Nella scorsa recensione si faceva notare come questa stagione stia seminando i suoi punti più salienti attorno alle storyline di tre “capisaldi”: Fiona, Lip e Frank. In fondo non si tratta neanche di una grande sorpresa, visto che spesso sono stati proprio i percorsi di questi tre personaggi a determinare le chiave di volta della serie. Per esempio, basta ricordare il finale della terza stagione, in cui si registra la prima grande chiusura di un lungo ciclo narrativo, che coinvolgeva in un perfetto montaggio alternato sempre questi tre protagonisti.
A dar titolo all’episodio, allora, ci pensa uno dei tre, Frank: dalla semplice chiacchierata con il “compagno di sventura”, la macchina ingegnosa di Frank Gallagher si è immediatamente messa in moto, dando vita ad un laborioso e organizzato “Northern Southern Express” per tutti coloro che desiderano lasciare gli Stati Uniti, senza però incombere in una burocrazia eccessiva e soprattutto in spese eccessive.
Chi segue da anni le serie di marca statunitense, specialmente di genere comedy, avrà di certo riso di gusto alla lunga sequela di luoghi comuni sul popolo canadese (il “manifesto”, a tal riguardo, di Barney Stinson ha ormai fatto storia), confezionati ad arte da Frank per i suoi “clienti”. Il fatto che proprio il Canada, oggetto di battute intrise di parternalismo e superiorità  da parte dei “cugini”, sia invece ora diventato una sorta di agognata “Terra Promessa” non può quindi che rappresentare un sofisticato humor nero in pieno stile Shameless. Infatti dietro esilaranti situazioni grottesche di questo tipo, si nascondono spesso precise e argute denunce sociali. E allora l’automobile di Frank finisce col raggruppare quelle etnie che il popolarismo trumpiano ha individuato come nemico principe della propria retorica. La politica, d’altronde, è da sempre un elemento importante delle storyline di Frank, che qui raggiunge uno dei suoi momenti più alti.
Dal punto di vista, invece, del percorso del Frank-personaggio, continua la sua parabola di  completa trasformazione. Per quanto anche questa volta dietro intenti umanitari sono ben presenti fini economici/egoistici, a differenza di altre occasioni (si pensi, per esempio, al periodo della campagna per gli omosessuali) è proprio l’atteggiamento nei confronti delle “vittime” a rappresentare il suo stravolgimento. Stavolta Frank sorride con loro, si diverte, addirittura sembra affezionarsi, fino a soccorrere eroicamente una di loro, per poi prendersela sulle spalle. Esattamente come lo si è già visto fare con Liam da qualche tempo a questa parte, Frank continua quindi a mostrare scioccanti quanto incoraggianti segni di vera e profonda crescita personale. La domanda “quanto durerà?”, non ha mai conosciuto così lunghi tempi di risposta.

 

“Hey, can you believe that this guy today told me I was complicated?”
Yes.
Are you serious? How?
Well, you married that guy after, like, a week.”
And you cheated on him with your car thief ex-boyfriend.”
Who had several different names.”
Almost married a heroin addict.
Hid my meth inside our dead mother’s casket“.
Didn’t you also get fired from a job for fucking boss’ brother?
Oh, yeah!

 

Che la puntata si possa fregiare della regia di Emmy Rossum, lo si può intuire da una singola scena in particolare, ossia quando la macchina da presa decide di indugiare, quasi oltre il limite del tradizionalmente consentito (certo, gran parte del pubblico maschile probabilmente dissente), sul ballo solitario, in intimo e “liberatorio” di Fiona. Diegeticamente privo di musica, la bellezza della sequenza sta tutta nell’espressione spensierata e sognante dell’attrice che l’interprete/regista che la dirige riesce a cogliere alla perfezione il compiacimento in quegli agognati attimi di libertà. La bellezza sta anche nella sua brusca interruzione, causata proprio da colui che la porterà ancora una volta alla realtà poco tempo dopo, quando l’accusa di essere “complicata”. Nel rifiuto dell’uomo emerge tutto il perenne disagio interiore della donna, come se la rozza esponente del ghetto di Chicago fosse in grado solo di poter assaporare certe bellezze  culturali e artistiche “elevate”, ma non di comprenderle né farne parte a pieno.
La ricerca di egoismo e di gratificazione personale, leitmotiv del percorso di Fiona da due stagioni, continua quindi a scontrarsi col suo passato, arrivando forse a raggiungere uno dei suoi momenti più critici. È uno scontro presente, dopotutto, fin dalla prima stagione, che si chiudeva con la proposta di Nick/Jimmy/Steve di mollare tutto e seguirlo. Ma nel scegliere la sua famiglia, il percorso di Fiona si è costellato di diverse prove, ora di conferma (quando diventa tutore dei propri fratelli), ora di rottura (la prigione), comunque sempre volte a suggellare la sua decisione. Ora però i ragazzi sono cresciuti, la maggior parte procede verso l’indipendenza, e, come le ricordano i fratelli, lei stessa ne ha passate tante, non sempre esclusivamente a causa del suo ruolo di tutrice. E allora la sua ricerca di elevazione sociale, che continua ad andare a braccetto col bisogno di staccarsi, almeno quotidianamente, dalla sua famiglia, non può che presentare un ultimo ma fatidico ostacolo: la sua reale volontà. Sarà davvero pronta a dire “addio” ai Gallagher?

 

“I’m sorry, did I just walk into a episode of Gossip Girl?”
What?
I mean, why should I care about some bitch, a guy, a pregnant girl, a jailbeard teacher?
I’m… I’m sharing, you know
And what exactly does that Blake Lively whiney crap gotta do with you?

 

La stessa domanda è possibile rivolgerla anche a Lip, alle prese con una vera e propria trama “di transizione”, che lo vede alla fine accettare lo sponsor (proveniente direttamente da Orange Is The New Black) che, anche in questo caso, lo mette di fronte alla più dura realtà. Esattamente come per la sorella, più di una volta è stato il suo tragico passato a mettere i bastoni tra le ruote della sua scalata sociale. Se la famiglia, come detto, inizia a non essere più un problema così ingestibile, pian piano Lip l’ha sostituita con la sua personale e disfunzionale versione di “soap-opera”. Sarà pronto, a differenza di tante nostre nonne, a “cambiare canale”?
Sempre nella scorsa recensione, infine, nell’individuare tali capisaldi si è notato come, per gli altri, il minutaggio ha spesso rappresentato più un riempitivo che una vera importanza all’interno della trama. E se per alcuni questo discorso continua a non smentirsi (Carl e la “sua” Monica, sperando davvero non la metta incinta; Debbie che ha la vera e sola utilità nel portare Lip a scoprire il segreto del ragazzo di Sierra), in alcuni, stavolta, si registrano piccole svolte: Kev che finalmente riesce a tenere testa a Svetlana; Ian, fino ad ora in funzione di Fiona, che inizia invece a intraprendere una propria via nella difesa dei diritti LGBT, in un tema già accarezzato più volte in passato nella serie (come detto sopra), perlopiù proprio con Ian protagonista, ma forse mai all’interno di una dimensione tanto ampia e comunitaria.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le canzoni di Justin Bieber in versione allegra scampagnata 
  • The Twitterer-in-Chief” 
  • Svolte, finalmente, per Kev e Ian
  • La Rossum nuovamente nuda proprio nella puntata da lei stessa diretta: nakedinception
  • Fiona/Lip vs loro stessi 
  • Carl e la “sua” Monica  
  • Debbie che ricomincia la discesa, proprio quanto stava risalendo

 

Shameless continua a intrattenere sempre piacevolmente e con il suo solito stile ricercato e mai banale, ma manca ancora di quella giusta dose di “disagio” che tanto ci ha fatto odiare/amare la serie in passato. Si intravedono, però, decisi segnali incoraggianti.

 

Occupy Fiona 8×07 1.58 milioni – 0.5 rating
Frank’s Northern 8×08 0.81 milioni – 0.2 rating

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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