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Arrow 7×07 – The Slabside RedemptionTEMPO DI LETTURA 4 min

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There are places in this world that aren’t made out of stone. There’s something inside… that they can’t get to, that they can’t touch. That’s yours.
What’re you talking about?
Hope
[da “Le ali della libertà” di Frank Darabont]

Qualcuno potrebbe lamentare che “The Slabside Redemption” sia un titolo ingannevole, un tentativo di omaggiare il celebre “The Shawshank Redemption” (conosciuto in Italia come “Le ali della libertà”), ma che alla fin fine si risolve in qualcosa diametralmente opposto al capolavoro di Darabont: ovviamente Amell e Acevedo non sono Tim Robbins e Morgan Freeman, ma l’atmosfera che si respira all’interno dell’episodio è lontana anni luce dal focus sulla speranza che attraversava le due ore abbondanti del film del 1994, e anzi si sofferma più su toni rancorosi e vendicativi (d’altronde propri dello show).
Un azzardo, quindi, da parte di Arrow sostenere un confronto con il film più apprezzato di sempre sulla piattaforma IMDb, nonché pietra miliare del cinema recente? In parte no, perché oltre a questo omaggio che poteva non limitarsi a qualche piccola battuta situazionale, “The Slabside Redemption” è un ottimo episodio; a voler esagerare potrebbe anche essere uno dei migliori mai trasmessi sulla CW da Berlanti nel corso di questi sette anni.

Diaz: “You speak and people do as you say? That’s how it goes? Doesn’t matter if you’re right or wrong? Not this time. Not anymore. How’s that feel? How’s it feel, somebody else playing god?

Nell’approcciarsi alla visione bisogna – perché il paragone scatterà spontaneo – certamente ricordare che Arrow non è Marvel’s Daredevil e la serie non dispone del budget messo a disposizione da Netflix, che oltretutto deve essere utilizzato per soli 13 episodi, una decina di frecce in meno rispetto all’arciere smeraldo: sarebbe anche solo impossibile pensare di replicare le prodezze mostrate recentemente in “Blindsided” su una tv come la CW. Allo stesso modo, non mancano nemmeno qui tutte le pecche strutturali a cui il flarrowverso ha abituato come il modo in cui Diaz riesce ad entrare nel carcere, il quale richiede una sostanziale sospensione dell’incredulità.
Superate però queste due premesse, appena Diaz riesce effettivamente ad entrare a Slabside, si scatena un godurioso inferno, fatto di scene caotiche e magnificamente coreografate, sviluppi caratteriali coerenti con quanto mostrato finora e ottime prestazioni da parte di tutto il cast. Per chiudere degnamente la storyline che ha occupato tutta questa prima parte di stagione, alla regia viene chiamato James Bamford, il cui passato da coordinatore degli stunt si nota negli intensi combattimenti claustrofobici che si sviluppano lungo tutta la puntata, la cui interpretazione da parte dell’inedito (ma funzionale) duo Bronze Tiger – Green Arrow è a prova di critica. Persino la scena conclusiva, con il ritorno sotto la telecamera di John e Felicity (il mondo normale, candidamente estraneo alla bolgia della prigione) ha il suo fascino, per l’intimità catartica necessaria dopo aver mantenuto fino alla fine un ritmo tachicardico. Con Diaz finalmente messo fuori gioco anche la sesta stagione può iniziare a essere messa nel cassetto, ma non è da escludere che gli sceneggiatori lo ripeschino in futuro insieme ai Longbow Hunter usciti dai radar l’episodio precedente.
A proposito dei futuri sviluppi, vero è che, nonostante qualche seme sia stato già gettato con Stanley Dover in libertà – tanto interessante quanto rapida la sua trasformazione – e l’identità dell’altro vigilante mascherato, la serie perde conclude qui una tra le sue linee narrative più fresche e interessanti di sempre. Verrà però eventualmente a tempo debito il momento di lamentarsi: per adesso, sono uno Stephen Amell in stato di grazia e un Arrow più maturo a varcare la soglia di Slabside.

Ben Turner: “I can’t believe I’m working with the Green Arrow.
Oliver: “You aren’t. Maybe – maybe prison has changed me, compromised my judgment of people.
BT: “You sure that’s a bad thing? Look, the old Green Arrow, he wasn’t the best. He saw the world in black and white, but now you – you know there’s gray out there, too. Maybe that makes you a better hero.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Coreografie ottime
  • Degna chiusura di un ciclo
  • Interpretazioni generali
  • Stephen Amell
  • Bronze Tiger
  • Lo sviluppo improvviso di Stanley
  • Scena finale catartica
  • Titolo che falsa le aspettative
  • Soliti buchi narrativi qua e là
  • Lo sviluppo improvviso di Stanley

 

Good morning, 4587.
A beatiful day.

 

Due Process 7×06 1.03 milioni – 0.3 rating
The Slabside Redemption 7×07 1.31 milioni – 0.4 rating

 

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Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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