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The Deuce 3×02 – Morta Di FameTEMPO DI LETTURA 4 min

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Il maggior contributo di David Simon all’evoluzione del linguaggio televisivo è stato, prima che quello comunque notevole sui contenuti, narrativo. Agli albori di quella che sarebbe stata denominata, in tempi successivi, la Golden Age della serialità americana, Simon ha infatti perfezionato quello che avevano iniziato i vari Hill Street giorno e notte negli anni ’80 e Twin Peaks negli anni ’90, quella trama orizzontale portata all’estremo, senza soluzioni di continuità televisiva, ai limiti del racconto di prosa. Se in The Wire l’ex giornalista del Baltimore Sun sfoggiava tutta la sua esperienza redazionale, in The Deuce sta invece venendo fuori la sua formazione letteraria, con una serie che giunta alla terza stagione (con altrettanto salto temporale) appare sempre più un vero e proprio romanzo storico, con tutto quello che la definizione del genere comporta. La caratteristica più riconoscibile di tutte, per esempio, è quella che vede i personaggi della micro-storia condizionati in maniera decisiva, quasi passiva, dagli eventi, reali, della macro-storia, che ora premiano ora colpiscono le loro singole storie personali.
A proposito di “storia vera” è interessante notare come The Deuce rappresenti un unicum nell’odierna produzione televisiva, segnata dalla luccicante “nostalgia anni ’80” di Stranger Things & co., mostrando una realtà ben lontana dalle commedie di John Hughes, ma decisamente più simile a quel 1985 alternativo dominato da Biff in “Ritorno al Futuro Parte II”. Certo, il focus di partenza sulla nascita dell’industria pornografica aiuta in questo senso, eppure il merito dell’autore sta anche e soprattutto nell’aderente caratterizzazione delle realtà quotidiane, intime e casalinghe. Esempio su tutti le scene a casa Marino, tra un bonario “these people are morta de fame“, in cui Simon mostra la situazione paradossale di una famiglia allargata, perfettamente integrata e benestante, in cui però la maggior parte delle entrate economiche viene dai loro affari con la mafia, discussi e trattati con completa normalità (vedi il dialogo tra Bobby e suo figlio).
Altro spunto di riflessione offerto dall’attenta ricostruzione storica operata da Simon è quello che vede corrispondere ad ogni evoluzione culturale, legislativa e di costume, una puntuale conseguenza, spesso nella forma di negativa degenerazione. Frankie scopre di fatto il genere amatoriale nella sua attività pornografica, ma allo stesso tempo apprende l’esistenza, involontariamente, della produzione di pedopornografia. Gli investimenti sulla Deuce da parte della mafia avranno pure eliminato la presa dei papponi sulle loro “protette”, ma il giro di denaro ha accresciuto l’interesse del mondo criminale (tra cui il celebre John Gotti), e le reazioni delle forze dell’ordine ricorse alle indagini sulle proprietà, pratica addirittura mai presa in considerazione prima.
Dopo le prime due stagioni caratterizzate dalla liberalizzazione culturale, infatti, già al secondo episodio di questa terza (e ultima) è ben chiaro che il tema è proprio quello dell’ondata di repressione (e regressione) della presidenza Reagan. Vince e Abby ne sono la perfetta rappresentazione, sia nel loro rapporto di coppia, la cui relazione aperta è destinata ad incrinarsi con il riavvicinamento tra l’uomo e la sua ex moglie, che soprattutto fuori. Il primo, sempre segnato dai suoi scrupoli mai quieti, vede allora la gestione del locale minata da una polizia non più facilmente corruttibile; la seconda, che aveva iniziato la lotta ai papponi, smuovendo le coscienze delle altre donne sull’emancipazione femminile, è costretta a far fronte ad un movimento fattosi decisamente più integralista e anti-pornografia.
Proprio tramite la storyline di Abby (dopo Paul e Bobby) The Deuce allarga il proprio bacino narrativo sull’AIDS, a dimostrazione di come il romanzo storico imbastito da Simon abbia l’intenzione di essere il più esaustivo possibile, colpendo tutti i livelli della società. Ancora una volta dal grande al piccolo, con l’esplosione della malattia che ha prima colpito gli affari di Pipilo e dei bordelli, adesso arriva a coinvolgere le vite degli stessi protagonisti. Se con Paul e il suo fidanzato si assiste ad una sottovalutazione mista ad ignoranza nelle fasce più alte ed “intellettuali”, con Abby arriva la prima morte di un personaggio vicino alla ragazza e di riflesso allo stesso spettatore (che ora, come i protagonisti stessi, non può più guardare dall’altra parte). Ciò accade proprio ai danni una di quelle tante “morte di fame” sfruttate a lungo da un sistema corrotto che invece ora le sta progressivamente abbandonando, come, colpevolmente, stava probabilmente facendo la stessa Abby.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il romanzo storico di David Simon
  • Gli anni ’80, quelli veri 
  • Dal grande al piccolo
  • Le paradossali scene a casa Martino 
  • Abby e le sue rivendicazioni femministe, che scompaiono di fronte alla morte 
  • L’avvento del genere “amatoriale”
  • L’accrescere del bacino di storie e personaggi renderà più la ricostruzione simoniana più completa, ma può rivelarsi al tempo stesso controproducente per l’immedesimazione dello spettatore 

 

Al secondo episodio The Deuce chiarisce quelli che saranno i temi stagionali di quest’ultimo atto, indirizzando il percorso dei personaggi, e della società tutta, verso un futuro decisamente meno luminoso di quello profetizzato da Vince a fine première. Vista l’oscurità fatta calare su quegli anni ’80 tanto felicemente ricordati in tempi recenti, la sensazione poco confortante (e davvero tanto attuale) è che il meglio sia già tristemente passato.

 

The Camera Loves You 3×01 0.34 milioni – 0.1 rating
Morta Di Fame 3×02 0.28 milioni – 0.1 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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