Questa terza puntata di Wonder Man consolida la complessità psicologica del protagonista Simon Williams, ampliando la riflessione sul difficile equilibrio tra ambizione professionale e vita personale, in un contesto che miscela metacinema e sovrannaturale. Il focus si sposta sul rapporto con la famiglia, rivelando come l’infanzia e le relazioni con i genitori e il fratello Eric abbiano influenzato profondamente la gestione dei poteri sovrumani di Simon, elementi che nei fumetti sono stati spesso al centro della caratterizzazione del personaggio come eroe tormentato.
(NOT AN) ORIGIN STORY
L’episodio sceglie di introdurre un flashback dall’infanzia, utile non tanto a spiegare l’origine dei suoi poteri, quanto a enfatizzare la tematica della negazione della propria identità. L’incipit nel passato evidenzia come la dottoressa, con un atteggiamento ambiguo, menta ai genitori e consenta implicitamente al giovane Simon di iniziare a gestire da solo le manifestazioni straordinarie dei propri poteri, un dettaglio che anticipa le difficoltà di autocontrollo mostrate nei primi due episodi.
La narrazione nel presente si concentra sulle dinamiche familiari, portando Trevor Slattery in una nuova missione sotto la supervisione dell’agente Cleary, questa volta infiltrato nel contesto domestico durante il compleanno della madre di Simon. L’episodio riesce a bilanciare bene i classici momenti comici stile Marvel, derivanti dalla discrepanza tra la serietà dell’infiltrazione e la goffaggine di Trevor, con scene di forte impatto emotivo, come l’esplosione di rabbia di Simon che disintegra il tavolo in pietra della cucina. Questa sequenza in particolare è resa con una gestione visiva e sonora che accentua l’intensità della collera del protagonista, suggerendo al contempo i rischi insiti nel suo controllo ancora instabile dei poteri, un tema centrale anche nella storia a fumetti in cui Simon, spesso in conflitto con il proprio corpo e le aspettative esterne, fatica a modulare la propria forza.
L’episodio si distingue anche per l’esplorazione del conflitto fraterno. Eric incarna una voce critica e realistica che mette in dubbio le scelte di Simon, riproponendo il consueto cliché narrativo dove il confronto con figure familiari o mentori spesso segna il percorso etico e morale del personaggio principale. La sceneggiatura riesce a rendere il contrasto tra i fratelli credibile, mostrando come la frustrazione di Simon non sia solo legata all’insuccesso professionale, ma anche a un senso di inadeguatezza intrinseco al protagonista, diviso tra aspirazioni artistiche e gestione di superpoteri per lui ancora incontrollabili.
A (MILD) WONDER MAN
Dal punto di vista tematico, la puntata approfondisce il tema della responsabilità personale e della scoperta di sé. La gestione dei poteri di Simon, che si manifesta in momenti di rabbia incontrollata, diventa metafora della pressione sociale e familiare, mentre l’intreccio con la carriera cinematografica evidenzia il paradosso del suo ruolo di attore che deve interpretare un supereroe pur essendo lui stesso un supereroe con difficoltà a controllarsi.
Trevor, ancora apparentemente servile alla missione dell’FBI, mostra invece i primi segnali di ripensamento nei confronti della sua missione di spionaggio ai danni di Simon, rendendosi conto che si tratta soltanto di un ragazzo come tanti altri alla ricerca della propria strada, e in cui probabilmente rivede se stesso da giovane in quanto collega attore, distruggendo l’SD del microfono per proteggere il suo segreto, e di fatto condannando se stesso alla reclusione.
Sul piano tecnico, la regia sfrutta la dualità tra flashback e presente, alternando inquadrature strette che catturano l’intensità emotiva, a piani più larghi che sottolineano la distruzione fisica dei poteri di Simon. La fotografia utilizza toni caldi per la dimensione domestica e tonalità più fredde per i momenti di conflitto e tensione, contribuendo a distinguere i piani temporali e a enfatizzare le contraddizioni interiori del protagonista.
Dal punto di vista del ritmo narrativo, l’episodio bilancia bene scene d’azione e d’introspezione, mentre le sequenze di interazione familiare permettono di rallentare il ritmo e approfondire i personaggi, con la manifestazione dei poteri di Simon come momento di massima intensità, a scandire il climax emotivo della puntata. Questo alternarsi di toni e di tensione rende l’episodio particolarmente efficace nel mantenere alta l’attenzione dello spettatore, consolidando le premesse dei primi due e creando aspettativa per la prosecuzione della trama legata al provino e al ruolo di Wonder Man.
Infine, l’episodio non manca di riferimenti e omaggi al materiale fumettistico originale. La complessità emotiva di Simon, la difficoltà nel controllo dei poteri e la tensione familiare sono elementi direttamente tratti dalla caratterizzazione classica di Wonder Man, mentre la scelta di inserire l’elemento metacinematografico – Simon che deve diventare un attore per impersonare un supereroe – offre un’interessante reinterpretazione moderna, coerente con l’universo Marvel più recente, in cui la realtà e il mondo cinematografico si intrecciano senza soluzione di continuità.
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L’episodio approfondisce in maniera significativa la complessità di Simon Williams, esplorando le tensioni familiari e il conflitto interiore legato ai suoi poteri e riuscendo a mantenere coerenza con i fumetti originali e con le dinamiche dei primi due episodi, sebbene alcune sequenze risultino meno incisive sul piano emotivo rispetto alle manifestazioni dei poteri del protagonista, limitandone parzialmente l’impatto complessivo. La puntata comunque conferma la capacità della serie di combinare introspezione psicologica e elementi supereroistici, pur oscillando tra momenti efficaci e altri meno coinvolgenti, lasciando spazio a ulteriori sviluppi nel percorso di Simon verso il ruolo di Wonder Man.


