Quando le premesse di un racconto sono poco originali può andare in qualsiasi modo. Si può scadere nell’ovvietà più assoluta, oppure la narrazione può prendere una piega estremamente creativa. Per ora (e sottolineo “per ora”), Almost Human sembra continuare a percorrere la buona strada già tracciata dal secondo episodio. Gli ingredienti ci sono tutti. La sceneggiatura non è mai banale e i brillanti dialoghi si mescolano con scene d’azione e sparatorie inserite con il contagocce e mai gratuitamente. Continuando a tessere le lodi di questo episodio, menzione d’onore alla trama. Mi è capitato spesso di osservare come nei thriller e polizieschi si tenda poco a sperimentare, soprattutto riguardo i tempi di svolgimento della storia. Molto buono e ambizioso quindi il fatto di inserire un episodio con un tempo di azione relativamente breve, utilizzando poi pochi ambienti. E, come accade solitamente, la storia prevede il coinvolgimento di ostaggi. Non parliamo certamente di una situazione originalissima, però ricordiamoci che siamo solo alla 1×03. Speriamo comunque si vada incontro ad una evoluzione, ci sarà da divertirsi.Ve li ricordate i mutaforma? Quegli esseri che assumevano sembianze di altre persone in maniere particolari (abbiate pazienza, non vedo Fringe da una vita). “Are You Receiving?” introduce una tecnologia molto molto simile con un risultato particolarmente originale. Gli autori si sono permessi il lusso di un primo colpo di scena: dietro al velo di una banalissima cellula terroristica, hanno inserito una banda di semplici ladri. Un secondo colpo di scena, meno originale, si ha con l’apprendere della vera natura del crimine. Le assurde richieste da terroristi, le plateali trattative, altro non erano che un diversivo per mascherare, complice l’isolamento completo della zona, un furto di palladio. Io in tutto questo ci ho letto un chiaro messaggio degli sceneggiatori: “tutto quello che vi può sembrare un clichè verrà smentito”. Spero che sia effettivamente così.
L’ultimo riferimento a Fringe, dopo questo piccolo volo pindarico, è quello che forse ho apprezzato di più. John al telefono deve consolare una ragazza nascosta dai rapitori che assiste impotente al maltrattamento degli ostaggi, tra cui la sfortunata sorella che si trovava li per caso. Decide allora di raccontarle un evento del suo passato, di come da bambino, pescando, era caduto nell’acqua ghiacciata e di come poi il padre lo abbia salvato. Non può non tornare alla mente uno degli elementi fondanti della mitologia di Fringe (che non specificherò per evitare spoiler, chi ha visto Fringe sa a cosa mi riferisco).
Noto con piacere che continua ad essere presente un’ironia a tratti demenziale, rendendo così il protagonista “Reginald”, meno stereotipato, quasi un idiota. Brevi e concise, ma piene di originalità e intensità le frasi tra John-Reginald e le due sorelle liberate. Sono senza dubbio questi particolari che rendono una serie degna di nota.
Detto ciò, non cambio opinione sulla natura dello show. Ci sarebbero tante cose buone di cui parlare ma ci troviamo, per ora, di fronte ad un prodotto confezionato e impacchettato che preferisce andare sull’usato sicuro piuttosto che buttarsi in un format veramente innovativo. Di conseguenza risulta anche difficile parlarne più di tanto.
PRO:
- Scelta discretamente coraggiosa nella trama.
- Ironia e demenzialità nei dialoghi.
- Riparazione con la gomma da masticare.
- Reginald.
- Piccoli e simpatici colpi di scena.
CONTRO:
- Fringe saccheggiato qua e là.
- Ma si riesce a creare una colonna sonora come si deve? In questi procedural/drama/thriller o quello che è, le “musiche” sono tutte, TUTTE uguali. Certe serie hanno quel qualcosa in più proprio grazie alla colonna sonora (o alla non-colonna sonora: qualcuno ha fatto caso al fatto che Breaking Bad non ha praticamente mai musica di sottofondo?).
- La centrale, anche se “futuribile” (citando Woody Allen) appare come un enorme quartier generale di stereotipi.
