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Better Call Saul 5×10 – Something UnforgivableTEMPO DI LETTURA 7 min

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Lalo:Yeah, I never sleep much. An hour, two. It’s enough. When it’s like this… that’s when I think. I get my best ideas when everybody else is asleep. Some people, they call it a curse. I like it.

Forse il vero problema di questa puntata sono semplicemente le aspettative. Aspettative sbagliate, nel vero senso della parola: ci si aspettava che accadessero delle cose (la morte di Lalo in primis e anche una reazione più “etica” da parte di Kim dopo il discorso finale della scorsa “Bad Choice Road“) ed invece è successo tutt’altro (la proposta di Kim e la sopravvivenza di Lalo e Nacho). Quindi non ci sono fuochi d’artificio e non si termina la visione nemmeno con quella voglia irresistibile di guardare la 6×01, anche per l’assenza di un finale ansiolitico come potevano essere quelli di “Bad Choice Road“. C’è interesse, chiaramente, ma è principalmente rivolto sul versante messicano della puntata piuttosto che su quello americano, il che porta ad un paragone spontaneo naturalmente non così lusinghiero.
“Something Unforgivable” è un season finale che ha una posizione molto scomoda, specie perchè arriva dopo una serie di episodi decisamente altisonanti che hanno, volontariamente o meno, alzato ulteriormente il livello. Le storyline dei vari character sono interessanti ma raggiungono apici inaspettati solamente nei momenti in cui condividono dei momenti sullo schermo, il che porta innegabilmente ad una necessità di collegamenti sempre maggiore per mantenere il livello della narrazione intorno a quelle vette. Qualche esempio: Kim, Saul e Lalo nello scorso “Bad Choice Road“; Saul e Mike in “Bagman” ma lo stesso vale anche per Kim e Lalo; Jimmy e Howard nel finale di “JMM“.
Qualora questo non accada, il risultato potrebbe deludere portando ad un’inevitabile split della trama con i relativi sparring partner isolati, come infatti è accaduto qua.

THE INVINCIBLE HULK LALO


Saul:It wasn’t me, it was Ignacio! He’s the one! Lalo didn’t send you? No Lalo?

Seconda stagione, ottavo episodio intitolato “Better Call Saul”: Walter e Jesse rapivano Saul che esclamava queste frasi con una pistola puntata alla testa di fronte ad un burrone. Potrebbe essere stato dimenticato ma Lalo è stato creato a partire da quella specifica frase e lo stesso vale per Nacho. Vuol dire che sono entrambi vivi? Forse, ma potrebbe anche essere che Saul non sia a conoscenza della situazione aggiornata sia di Nacho che di Lalo, quindi per ora si possono solo fare speculazioni.
Il titolo è volutamente ironico ma soprattutto provocatorio: Lalo è invincibile come un supereroe o un villain dei fumetti?
La domanda potrebbe lasciar spazio a risposte ma è fondamentalmente retorica perché quanto visto negli ultimi 15 minuti di puntata è più simile ad una scena d’azione hollywoodiana piuttosto che ad un realistico assalto ad una villa. Specie se si deve affrontare la difficilissima situazione di uno contro sei uomini, tra l’altro definiti da Gus come “[…] highly skilled, they are the best in their business“. Insomma, il realismo lascia spazio a qualche forzatura di troppo che però è ben giustificata da una trama che necessita di Lalo per mantenere alta la tensione di tutte le parti in causa. In particolar modo di Nacho, il cui futuro comincia ad essere abbastanza delineato. Certo, ciò non toglie che si potesse far vincere lo scontro a Lalo anche in altri modi.
Il fronte messicano di questo episodio è, per forza di cose, quello più movimentato ma è anche quello più interessante perché si sofferma volutamente su Lalo Salamanca e sulle sue relazioni, dando ulteriore profondità ad un villain che, in fin dei conti, comincia ad acquisire ulteriore empatia oscillando da vittima a carnefice (il famoso “victim or perpetrator” di Person Of Interest) in una zona grigia che si fa sempre più confusa per lui ma anche per altri personaggi, tipo Kim.

KIMBERLY “SAUL II” WEXLER


Saul:Kim, doing this… it’s not you, ok? You would not be ok with it. Not in the cold light of day.
Kim:Wouldn’t I?

Parlare di Kim è sicuramente la parte più difficile di questa recensione, se non altro per discernere la schizofrenia delle sue azioni e mettere il tutto nella corretta prospettiva.
Se Lalo Salamanca è sempre stato una mina vagante abbastanza imprevedibile, Kim in questa stagione si è resa protagonista di un cambiamento (non sarebbe corretto parlare di “evoluzione” in quanto il termine ha un connotato positivo) che ha colto più volte alla sprovvista lo spettatore, facendo sorgere più volte domande riguardo le sue vere intenzioni. È importante ricostruire quanto visto in questi episodi perché aiuta a giustificare quello che potrebbe sembrare un improvviso attacco ad Howard ed invece è solo l’ultimo di una serie di passi fatti solcando il sentiero che ha portato Jimmy a diventare Saul. Si può addirittura ricondurre il suo comportamento alle 5 fasi di elaborazione del lutto:

  • NEGAZIONE: non è una novità il fatto che Kim non abbia voluto vedere tante cose, infatti non si è mai sforzata troppo di sapere cosa facesse Saul nel “dietro le quinte”, il tutto per provare a mantenere l’idea di un Saul che non fosse come quella disegnata da Chuck;
  • RABBIA – CONTRATTAZIONE: la proposta di matrimonio arrivata sul finale di “Wexler V. Goodman” è utile a tenere viva la relazione con Saul grazie al diritto di non testimoniare della moglie sul marito, tuttavia è frutto di un’esplosione di rabbia di Kim che ha raggiunto il limite di sopportazione nei confronti di Saul e dei suoi magheggi fatti alle spalle (il fine non giustifica i mezzi);
  • DEPRESSIONE: forzando un po’ la mano si puó intravedere questa fase già durante l’autosabotaggio avviato con Mesa Verde e Saul ma più in generale, per motivi di forza maggiore (leggasi: narcos), anche solo lo sconforto provato durante “Bagman” basta ad esemplificare questo passaggio;
  • ACCETTAZIONE: la presa di coscienza di un certo piacere riscontrato dai risultati raggiunti sia con Mesa Verde, sia con Howard, sia con lo stesso Lalo, portano Kim a rivalutare fondamentalmente i danni collaterali creabili aggirando la legge pur di raggiungere un bene superiore ideale e questo si tramuta in una ricerca spasmodica di un modo per “purificare” il suo spirito raggiungendo un break even morale grazie ad il lavoro pro-bono validato da una bussola morale il cui nord cambia a seconda del fine ultimo (ed il mezzo in questo caso è Howard).

Il passaggio di Kim verso il lato oscuro grigio della Forza è ormai ufficiale e, pur non traducendosi in un colpo di scena clamoroso per le riflessioni già espresse, offre ampio margine di manovra a Gould e soci per redigere gli ultimi punti che idealmente uniranno questo spin-off alla serie madre. E, si spera, anche al flashforward che questa volta non è stato minimamente proposto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scena d’azione finale veramente ben fatta, specie nel tunnel sotterraneo
  • Il piano contro Howard
  • Quel “Wouldn’t I?” che spiana la strada ad una nuova Kim
  • Viene gettata ulteriore luce su Lalo, sulla sua storia e sulla sua personalità con un ottimo lavoro di Tony Dalton che si conferma magistrale
  • Il ritorno di Don Eladio
  • Piccolo easter egg #1 molto apprezzabile: il gusto del gelato rifiutato da Saul è lo stesso di “50% Off
  • Piccolo easter egg #2 molto apprezzabile: il gesto delle pistole fatto da Kim andando in doccia è equiparabile a quello fatto da Saul in “Winner
  • La suddivisione delle trame non paga visto che si abbassa il ritmo narrativo, sostenuto solamente dai 15 minuti finali
  • Gus Fring ormai ai margini e surclassato da Lalo come “villain”
  • Regia di Peter Gould (qui anche sceneggiatore) leggermente sotto tono se comparata con le scorse puntate
  • Lalo “Rambo” Salamanca è esagerato
  • Manca il classico flashforward di fine stagione

 

Questa è un season finale che paga il dazio di una stagione veramente ben fatta con dei picchi qualitativi molto alti che sono difficili da raggiungere costantemente. L’assedio alla villa di Lalo è puro intrattenimento e dà lustro ad un episodio altrimenti molto più pacato che, purtroppo, nonostante questo e la svolta di Kim non si guadagna niente di più di una sufficienza abbondantissima. Non si chiude la stagione con una nota alta, però: che viaggio…

 

Bad Choice Road 5×09 1.51 milioni – 0.4 rating
Something Unforgivable 5×10 1.59 milioni – 0.4 rating


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Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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