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Criminal UK 2×02 – AlexTEMPO DI LETTURA 5 min

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Alex: “Please! Please, would you just do me a favor and sit down. And give me five minutes of your time, when I gave you five hours.”

La seconda stagione di Criminal UK sembrava essere arrivata senza alcuna grossa novità, pur mantenendosi abbastanza avvincente e continuando a proporre puntate scorrevoli, arricchite da performance attoriali degne di nota. Assolutamente a sorpresa la seconda puntata, “Alex”, stravolge il format caratteristico al quale il pubblico si era ormai abituato (chi è interrogato è verosimilmente anche colpevole), confezionando un episodio assolutamente brillante.
Protagonista è il già annunciato e attesissimo Kit Harrington – il Jon Snow di Game of Thrones – che, dopo aver partecipato a film di poco successo torna per la prima volta in una serie tv come guest star. Si tratta di un ritorno sfortunatamente troppo in sordina per l’attore, che dopo essersi aggiudicato ripetutamente ai RecenAwards l’ambitissimo premio come Miglior Cane, qui tira fuori delle capacità sinora mai mostrate sul piccolo o grande schermo. Incipit dell’episodio è un monologo di ben 6 minuti in cui l’accusato, Alex, ripercorre la sera del crimine. Kit Harrington riesce ad introdurre perfettamente il soggetto criminale: giovane spregiudicato, agente immobiliare in carriera, il classico arrivista che è pronto a prendersi ciò che vuole, a qualsiasi costo. Uno stronzo, come lui stesso si descrive, che prende forma durante quei 6 minuti in maniera impeccabile.
Così lo spettatore, che è già abituato al format della serie, crede d’inquadrare esattamente quale sarà l’obiettivo dell’interrogatorio: far confessare ad Alex di aver compiuto uno stupro. Qui di scopre la prima novità, trattandosi non più di un omicidio bensì di un abuso sessuale, un crimine dai contorni molto labili e per il quale il personaggio sembra esserne l’autore perfetto. Il monologo iniziale alza tantissimo le aspettative e rende la sfida dell’episodio molto avvincente, lasciando intendere che i poliziotti avranno un bel filo da torcere e catturando l’attenzione come probabilmente in nessun episodio della serie.
L’immersione totale è proprio la leva sulla quale la puntata punta per sorprendere, lo spettatore non si accorge che si va smontando sequenzialmente la struttura tipica degli episodi di Criminal, sino a ribaltarsi completamente nel finale. Durante la visione il primo sospetto lo si ha perché l’alibi del protagonista non crolla mai: anche quando questi sembra cedere alle pressioni emotive, le dichiarazioni di vittima e carnefice continuano a coincidere perfettamente e non c’è nessun dettaglio che pare possa riuscire definire le sorti dell’interrogatorio. Il ricorso a piccoli giochi e trucchetti – la lattina d’acqua, l’esagerazione della cartella clinica, ecc. – non sembra sortire effetto alcuno e ci si comincia a chiedere dove la puntata voglia andare a parare.

Alex: “I’m now expected just to get up, walk out of here, go back to my life, back to my office, the place your colleagues arrested me, the place I was escorted out of in front of my mates, colleagues, my clients… I just go and rock back up there in the morning, do I? […] What ever the truth is here, this shit sticks. I was tarnished the second your mates came into my office in their uniforms, and nowadays, not being charged with rape, that’s not enought, okay? People will say I got away with it, that I wriggles out of it, whan I did not do it. So you come back to my office, please. You speak to my friends, the women in my family. You come back and you fix it.”

Arriva quindi, a metà episodio, un momento d’ineguagliata serietà per i canoni della serie, in cui l’avvocato difensore spiega al proprio cliente, ormai straziato dalla pressione, che l’abuso sessuale è un crimine indeterminabile, se non attraverso prove che non saranno mai certe al 100%. Non era mai successo prima che Criminal si pronunciasse apertamente circa le ragioni etiche e morali della accusa o della difesa, evidenziandone per altro tali sfumature. In questo la serie fa una espressa dichiarazione di maturità, spogliandosi della parvenza di semplice esercizio di sceneggiatura, e mostra tutta l’intenzione di non voler deludere le aspettative create ad inizio puntata.
Già questo elemento di novità sarebbe stato sufficientemente lodevole, ma Criminal decide di andare ancora oltre ed usa il pretesto introdotto dall’avvocato di Alex come strumento per creare un plot twist senza precedenti: il carnefice si rivelerà in realtà essere la vittima. L’argomento degli abusi sessuali, che è stato portato alla ribalta di cronaca proprio dall’industria cinematografica con il Caso Weinstein, viene mostrato sotto una luce nuova, evidenziandone l’altra faccia della medaglia, quella delle conseguenze che possono scaturire dall’utilizzo strumentale delle accuse di molestia.
Non si può non apprezzare che questo aspetto, tanto sconveniente quanto reale, degli abusi sessuali sia messo in luce dall’episodio di una serie tv, dato che l’onda mediatica generata dal movimento #MeeToo causò scandalo nel mondo seriale con l’eliminazione di Kevin Spacey da House Of Cards, all’epoca giunta all’attesissima ultima stagione.
A chiusura dell’episodio, con un ultimo slancio di spregiudicatezza, viene mostrato allo spettatore tutto il senso d’ingiustizia sopportato dalle vittime del pregiudizio. Si conclude quindi la puntata con un ulteriore momento di alta interpretazione da parte di Kit Harrington, nei panni di un Alex disperato che non viene condannato alla galera ma al ritorno ad quotidianità in cui rimarrà per sempre lo stupratore che se l’è cavata.
Criminal ha realizzato un episodio che è solo da applaudire e che, data l’assenza di trama orizzontale, merita di essere visto anche da chi non ha seguito tutta la serie e voglia concedersi un momento di altissima qualità. “Alex” ha senza dubbio condensato in soli 50 minuti tutti gli elementi di una serie crime di successo e che, purtroppo, mancano sempre più spesso nelle numerosissime produzioni da catalogo streaming.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Kit Harrington
  • Il monologo iniziale
  • La destrutturazione del format tipico di Criminal
  • Il ribaltamento dei ruoli
  • La realisticità con cui si affronta la strumentalizzazione degli abusi
  • Il plot twist
  • Il monologo finale
  • Senza troppe pretese, nulla di negativo da evidenziare

 

Criminal propone un episodio eccezionale, che racchiude tutti gli elementi di un crime con i fiocchi. Un’inaspettata perla nel mondo seriale che, lontano dalla ribalta mediatica, affronta magistralmente il tema delicato degli abusi sessuali. Protagonista d’eccellenza, un Kit Harrington mai visto prima d’ora. Assolutamente da vedere, anche per chi non ha seguito tutta la serie.

 

Dalle fila sudiste di Recenserie, la sua lotta con le puntate da recensire imperversa tra slanci creativi e ritardi clamorosi. Le sue recensioni possono essere ottime o totalmente a cazzo di cane. Detesta le serie romantiche, abomina i teen drama e mal sopporta le comedy. Fantascienza e fantasy sono le uniche vie del sapere, al di fuori di queste è ammissibile solo il mystery.

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