Doctor Who 15×05 – The Story & The EngineTEMPO DI LETTURA 4 min

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Doctor Who 15x04 RecensioneLa voglia di esplorare e di sperimentare è evidente. Soprattutto far affacciare adeguatamente Doctor Who in un’epoca in continuo mutamento comunicativo risulta importante per dimostrare che lo show può ancora andare avanti.
Se si volesse cercare un comune filone creativo in questa seconda stagione del nuovo corso, si potrebbe facilmente riscontrare questo nella meta-narrazione, come abbondantemente visto nel secondo episodio. Tanto che anche in questo caso i titoli (stavolta di testa e non di coda) sono inseriti all’interno della scena.
Doctor Who riflette su se stesso, sulla quantità di storie raccontate, su quelle non raccontate e su quelle (speriamo) ancora da raccontare.

AMERICAN GODS


La trama di “The Story & The Engine” è più che mai familiare. Gli Dei che prendono vita e che esistono grazie alla narrazione e alla diffusione delle loro storie. Cosa ricorda? Sicuramente il primo pensiero va al capolavoro di Neil Gaiman, American Gods, da cui è stata tratta anche una poco fortunata trasposizione televisiva. Anche in quel caso gli dei prendevano vita grazie alle storie e alle leggende che i migranti portavano con sé una volta sbarcati negli Stati Uniti.
Viene da chiedersi se la trama ha e/o avrà una sua importanza specifica nell’economia delle trame orizzontali da qui in avanti, o se vuole invece essere un semplice episodio a sé stante con delle particolari esigenze narrative/creative, come quella meta-narrativa sopra citata. Per esempio, un aspetto che salta agli occhi è quello del Dottore parte di una comunità. La tematica del Dottore integrato in un contesto umano che non sia la solita Londra contribuisce a quell’evoluzione comunicativa di cui sopra. Il riferimento all’etnia della sua incarnazione (prima volta, ovviamente, tra quelle che ricorda, come si è avuto modo di vedere in “The Timeless Children“) è riferimento probabile anche alle origini di Ncuti Gatwa, nato in Ruanda.

NUOVA MITOLOGIA


Quando si tenta di analizzare la nuova mitologia dello show, verso cui si sta virando, occorre guardare in due direzioni, entrambe ben presenti in questo episodio. Da un lato ci sta questa sempre più assidua tematica delle divinità. Cosa è successo a Russell T Davies nel suo periodo di allontanamento come showrunner di Doctor Who? Dove è finito quel bisogno di avere sempre tutto relegato ad un pensiero positivista, (fanta)scientifico e razionale? Massima fiducia nell’autore che ha donato nuova fortuna ad una serie abbandonata da decenni. Bisogna però sottolineare come la tematica più fantastica (comunque non nuova nel mondo di Doctor Who, come si può vedere nella serie classica, è bene ricordarlo) sia più soggetta a risvolti trash e dozzinali. Se la sospensione dell’incredulità può essere applicata anche nella pura fantascienza, in quel caso comunque ci sono dei limiti. Limiti che ovviamente qui vengono totalmente spazzati via.
Altra “nuova” mitologia a cui bisogna prestare attenzione è quella innescata da Chris Chibnall, nel già citato episodio 12×10. Russell ha dimostrato più volte di voler rispettare tale drastica scelta. Tuttavia la cosa è sempre stata appena sussurrata. In questo episodio però rivediamo l’incarnazione di Jo Martin, e l’evocazione di un episodio a noi totalmente sconosciuto, che il Dottore misteriosamente ricorda (andrebbe capita questa cosa, sennò ci si trova di fronte ad un buco di trama niente male).
Oltre a Jo Martin, anche la misteriosa bambina vista da Belinda richiama, se ce ne fosse bisogno, quel lato della storia ancora affrontato troppo poco. Anche se le incarnazioni ufficialmente riconosciute, mostrate negli schermi (momento celebrativo ancora non presente con l’incarnazione di Gatwa) riportano Doctor Who nella sua dimensione strettamente e tradizionalmente televisiva. Insomma, cosa c’è da aspettarsi in futuro, a livello di considerazione della mitologia della serie, non è dato saperlo.

COSA CI SIAMO PERSI?


In generale, però, questa 15×05 (o 2×05) risulta un pochino tagliata con l’accetta. L’impressione è quella proprio di tagli effettuati in fase di montaggio, togliendo così la dovuta importanza di alcuni lati della trama. Il tutto risulta sbrigativo e dato per scontato, soprattutto in una situazione in cui il linguaggio narrativo è così differente. Il tizio ha creato gli dei (?), in che senso? Chi è? Perché è importante il taglio di capelli? Perché il Tardis è andato in allarme? In che modo un umano ha creato il Nexus? Chi è veramente lui? La sinossi stessa ha tratti confusi, proprio come quelli di un mito o di una leggenda.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Trama suggestiva…
  • Il ritorno di Jo Martin
  • Le immagini delle precedenti incarnazioni
  • Il Dottore in Africa
  • … ma confusa
  • Alcuni aspetti dati per scontati
  • Più Dei e meno Dalek

 

Solo il tempo saprà dire se questo nuovo stile di Doctor Who avrà un senso o meno. Oggi, con fare guardingo, si godono episodi che intrattengono e scorrono rapidi, con un occhio e un pensiero a cosa porterà tutto ciò.

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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