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Doctor Who 8×12 – Death In HeavenTEMPO DI LETTURA 8 min

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“I am not a good man! And I’m not a bad man. I am not a hero. And I’m definitely not a president. And, no, I’m not an officer. Do you know what I am? I… AM… an idiot! With a box and a screwdriver. Passing through, helping out, learning.”

Finale.
Occorre partire da un postulato: questo è un finale di stagione estremamente triste. E’ triste per la fine che fa Danny, personaggio che lateralmente e in maniera minimale ha una sua evoluzione e un suo background. Ovviamente questa è una considerazione che va al di là dei gusti personali nei confronti del soggetto in questione. Sta di fatto che, con porzioni sempre marginali di episodio, siamo venuti a conoscenza di dettagli biografici, di sfumature del carattere, di notizie sull’infanzia, della sofferenza del professore di matematica ex soldato. Senza che si gridi allo scandalo per il paragone, per la sua traiettoria, Danny Pink si affianca, con le dovute proporzioni, a illustri personaggi di questa nuova serie partita nel 2005. Si affianca a Rose, giovane commessa che, finita in un altro universo contribuirà a salvare il mondo dai Dalek, con tanto di pistoloni marcati Torchwood; si affianca a Martha, da studentessa in medicina a ufficiale della Unit; si affianca a Donna sulla cui importanza non occorrono descrizioni. Sebbene personaggio a quanto pare non così amato dal pubblico, Danny si ritaglia una porzione meno nobile di storia, tracciata da un percorso fatto di dannazione, amore, morte e redenzione finale, ed il tutto con un minutaggio moffattianamente molto basso. E poco importa se la sua ascesa al cielo come capo dei Cyberman kamikaze risulti un tantino trash. E’ pur sempre quel pizzico di trash che condisce da sempre gli episodi di Doctor Who (seppur in questo caso con un’esaltazione militare leggermente fuori contesto) dando allo show quel sapore unico che tanto piace.
Triste è poi la (momentanea?) chiusura con Clara. L’involuzione caratteriale del personaggio – vero deus-ex-machina nella passata stagione – collide con la tragedia personale della giovane insegnante. Partito il suo ruolo con i fischi e botti della Impossible Girl, con interventi fondamentali in azioni ancora più fondamentali nella storia personale del Dottore, il tutto si sgonfia – implode – in uno sconsolato ritorno alla quotidianità. E vi ritorna portando con sé ciò che di meglio ha imparato in questi viaggi: salutando il Dottore con una reciproca quanto straziante bugia.
E’ un finale triste, quindi. E si collocano quasi in secondo piano la grande quantità di morti, l’atmosfera estremamente sepolcrale, la continua oscurità (per l’ennesima volta si assiste ad una luminosa apertura nel finale).
The Master.
Filo conduttore della stagione è stata Missy, alias The Master. Anche lei dosata con il contagocce, assume un doppio ed efficacissimo ruolo nel finale. Occorre premettere che Michelle Gomez si è rivelata attrice vulcanica e perfettamente inserita nello storico personaggio, tracciandone un profilo sia fedele che innovativo (per ovvi motivi). The Master, nella serie classica, presentava una certa caratteristica: seminava il caos, faceva qualche disastro e poi rimaneva da una parte a ridere del Dottore, eventualmente alleandosi con lui (come poi avviene anche nel finale di “The End Of Time”). Pur sempre letale, è vero (chiedere al Quarto), ma la vecchia amicizia tra i due antagonisti era palese, nonché il rispetto reciproco che qui in “Death In Heaven” viene più volte citato. Diverso è stato il caso con il Master di John Simm, anche se, contestualizzata, è giustificatissima la diversa impostazione del primo Master nella nuova serie. Nei suoi diabolici piani, nel finale della terza stagione, il Time Lord manifesta follia e spietatezza molto più accentuate (a memoria mai lo si era visto così vicino al dominio terrestre). Era quindi lui il centro della trama. Missy invece, come nella serie classica, nel finale si discosta dal palcoscenico principale, passando da spietata assassina a “grillo parlante”. Ed a questo punto si torna poi ad una forte somiglianza tra gli ultimi due recenti Master: la lotta con il Dottore si sposta su un piano morale, non più materiale. Il personaggio di Simm, una volta subito il letale sparo, rifiuta di rigenerarsi, considerando così una vittoria contro il suo rivale il solo fatto di morirgli tra le pietose braccia. Missy fa di più: mossi tutti i fili durante la stagione, regala l’invincibile esercito di Cyberman al Dottore, giusto to prove a point. La battaglia per la sopravvivenza di un pianeta si sposta quindi sul piano strettamente intellettuale. E infatti nel momento della (presunta?) esecuzione, il Dottore riconoscerà la propria sconfitta.
The Brigadier.
Numerose le strizzate d’occhio ai fan (“Bowties are cool”) vecchi e nuovi. Uno dei più epici serial del periodo del secondo Dottore, “The Invasion”, vedeva i Cyberman posizionati esattamente nelle stesse location dove inizia questo episodio. A ricordare ciò ci pensa Kate Lethbridhe-Stewart con un trofeo di quella lontana vicenda: la testa di un arcaico Cyberman. Ma è il contesto generale a richiamare il passato. Analizzando il quadro generale, abbiamo infatti il Dottore che deve salvare un’invasione terrestre da parte di alcuni tra i suoi più classici nemici, contrastando così un piano di The Master, il tutto con l’aiuto dell’Unit: Jon Pertwee, dall’alto, avrà trovato il tutto molto familiare.
Strizzata d’occhio maggiormente gratuita è rappresentata da tutta la farsa messa su da Clara ad inizio episodio (“I’m the Doctor”). Viene fatto così il punto della situazione: il Dottore ha avuto quattro mogli (verosimilmente la nonna di Susan, Elisabetta I, River e Marilyn Monroe), una figlia e, appunto, una nipote, oltre ad un’altra figlia nata per riproduzione cellulare, come è possibile vedere in “The Doctor’s Daughter”. E’ probabile che però tutto ciò servisse in realtà a ricordare come Clara avesse avuto modo di conoscere l’intera vita del Dottore, ribadendo così la sua grande particolarità di partenza (oltre che a sparare ad inizio episodio uno scherzone agli spettatori: umorismo moffattiano).
I fan più “giovani”, oltre all’elemento appena citato, vengono poi rassicurati su un fatto: non ci si è dimenticati di Gallifrey. Gli eventi epici degli ultimi due episodi speciali dovranno avere un certo peso specifico in futuro.
Macabro, furbo, paraculo, sicuramente toccante l’omaggio che viene concesso al leggendario Brigadier Lethbridge Stewart, il quale, in veste di Cyberman, salva la figlia. Un tale riconoscimento verso il personaggio di Nicholas Courtney (scomparso nel 2011), si pone come ciliegina sulla torta all’intera lista di buoni e umani sentimenti verso cui il Dottore di Capaldi finalmente si concede.
Nuovo percorso di formazione.
Ed ecco quindi che si può parlare del Dottore. C’è da dire che “Death In Heaven” è strutturalmente semplice, gli ambienti presentati sono quattro: le vie fuori dalla cattedrale St. Paul a Londra (dove era poi finito il precedente episodio), l’aereo, il cimitero, nuovamente Londra. Obiettivamente anche le tematiche orizzontali presentate nella stagione, e la loro relativa risoluzione, sono state semplici ed intime. Ciò su cui ci si è voluti soffermare è stata quindi un’analisi interiore – un tirare le somme – di un personaggio che da troppo tempo stava avendo a che fare con eventi duri da digerire; non avendo quindi più a che fare soltanto con un capriccioso peregrinare, come poteva avvenire nella serie datata 1963-1989. Sarebbe inutile esprimere un giudizio positivo o negativo su tale scelta in quanto il diverso punto di vista di ogni singolo spettatore sposta la bussola del gusto personale, e viceversa.
Un Capaldi sontuoso ha scoperto il vero filo di Arianna nascosto in tutta la stagione. “Am I a good man?” chiedeva nel secondo episodio. La risposta è “ni”. La risposta sta nell’unicità del personaggio, inadatta a qualsiasi tipo di catalogazione. La risposta è un positivo prendere atto di dover andare avanti come sempre, rispettando gli umani sentimenti (l’abbraccio tra Clara e il Cyber-Danny, immortalato come un complesso scultoreo, è quanto di più significativo si possa trovare in ciò che la stagione ha voluto dire), ma distanziandosene riconoscendo così la propria diversità e, appunto, unicità. Ecco accettare quindi la straziante bugia sul ritorno di Danny e conseguente abbandono di Clara, ribattendo a sua volta con un’altra bugia. Il tutto senza battere ciglio, come invece non era mai avvenuto con Amy e Rory.
Il Dottore di Capaldi ci ha messo più degli altri a trovare la sua via; si è interrogato, legittimamente, più degli altri sulla sua stessa identità, regalandoci così una stagione controversa, minimale, profonda. E non è detto che ciò debba piacere a tutti. E non è detto che ciò non debba piacere a nessuno.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Chiusura lineare e straziante delle storyline aperte durante la stagione, pur lasciando interrogativi per il futuro (Who frowned me this face?)
  • Michelle Gomez sugli scudi
  • Peter Capaldi sontuoso
  • Jenna Coleman da applausi
  • Storyline con il contagocce di Danny, comunque conclusa
  • Brigadier Lethbridge-Stewart
  • Riferimenti al passato (“The Invasion”) e al futuro (Gallifrey)
  • Atmosfera più che mai tetra e sepolcrale
  • Doppia bugia finale e definizione dell’abbraccio
  • Il tema di “I’m The Doctor” variato nel momento clou dell’episodio: Murray Gold si conferma magistrale
  • Forse questo ultimo episodio poteva essere diviso in due parti, ma Moffat ama andare veloce
  • Ascesa al cielo di Danny e co. con una forte carica emotiva ma forse un po’ fuori contesto
  • Babbo Natale nel finale ha simpaticamente rovinato tutto: ora non si attenderà certamente con chissà quale ansia il prossimo speciale

 

Episodio non perfetto, ma certamente al livello dei migliori della stagione. L’impressione è che mentre con “The Day Of The Doctor” e “The Time Of The Doctor” si fosse raggiunto un culmine, adesso si stia ripartendo e questa ottava stagione potrebbe essere soltanto la prima portata di future storie, ora come ora inimmaginabili.

 

Dark Water 8×11 5.3 milioni – ND rating
Death In Heaven 8×12 5.4 milioni – ND rating

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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