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Ragnarok 1×06 – Yes, We Love This CountryTEMPO DI LETTURA 3 min

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Negli ultimi anni Netflix ha puntato molto sulle produzioni originali anche non americane e i paesi scandinavi sono rientrati in questa nuova politica aziendale.
Il colosso streaming di Los Gatos aveva già puntato sulla Norvegia con Lilyhammer, Norsemen e Grenseland a cui si aggiunge la recente acquisizione dei diritti di Occupied, forse la serie norvegese attualmente più conosciuta fuori dai confini nazionali.
In precedenza l’azienda aveva puntato sulla svedese Quicksand, che però non aveva ottenuto i favori del pubblico, mentre la danese The Rain è senza dubbio quella che ha ricevuto l’accoglienza migliore tra gli spettatori.
In questa direzione si inseriscono quindi due nuove e recenti serie norvegesi, Home For Christmas e appunto Ragnarok, prodotti seriali con il preciso scopo di fidelizzare ulteriormente gli spettatori scandinavi.
Non è un caso allora se David Skatson (Magne), Herman Tommeraas (Fjor) e Theresa Frostad Eggesbo (Saxa) siano già comparsi in SKAM, webserie drammatica molto nota in Norvegia, ulteriore segno di come Netflix cerchi di conquistare il favore dei giovani spettatori norvegesi.
L’idea di intrecciare l’antica mitologia norrena, accompagnata da un mitologico scontro tra i giganti e l’incarnazione del dio Thor, loro nemico giurato, a tematiche ambientaliste, più attuali che mai, è senza dubbio vincente e ha reso lo show un prodotto seriale peculiare nella sterminata offerta a cui oggi si ha facilmente accesso.
Quello che ha convinto meno, come già detto in precedenza, è l’elemento teen-drama della serie ideata e scritta da Adam Price, elemento che forse si poteva evitare, optando per un contesto narrativo del tutto differente.
Dopo un terzo episodio molto interessante, senza dubbio il migliore di questa prima stagione, “Ginnungagap“e “Atomic Number 48” sono risultati invece molto sottotono, non riuscendo a trascinare nel modo giusto la narrazione di questo sesto episodio, dove ancora una volta la prima parte della storia è risultata statica e priva di grandi exploit.
Alle ennesime schermaglie amorose tra Fjor e Gry, che in parte ricorda Isolde per le sue convinzioni ambientaliste, si aggiunge ben poco, salvo la scontata presunta pazzia del personaggio interpretato da David Skatson. Ma non vi erano dubbi al riguardo.
Nonostante una seconda metà di puntata sicuramente migliore, con i primi problemi per le industrie Jutul, il mezzo tradimento dell’erede designato della famiglia e l’atteso scontro tra Vidal e Magne, la sensazione è che non si sia voluto rischiare troppo.
Si è deliberatamente scelto di lasciare molte questioni in sospeso per un’eventuale seconda stagione, al momento non confermata, ma vista l’evoluzione finale della trama sicuramente non da escludere: una decisione sicuramente lungimirante per il futuro, ma che ha inevitabilmente compromesso la riuscita di questo season finale.
Il mitologico duello tra l’erede dei giganti e l’incarnazione del dio Thor ha fortemente deluso le aspettative, non solo per l’esigua durata, ma anche per la CGI ridotta veramente all’osso, probabilmente per questioni di budget.
Questo parziale passo indietro della serie, che sembrava aver finalmente ingranato la marcia giusta, giunta a metà stagione, risulta sinceramente incomprensibile.
Nonostante la delusione finale, l’ottima idea di fondo e gli ampi mondi di riferimento, sia quello mitologico che ambientalista, rappresentano tuttavia ottimi elementi per ripartire con una seconda stagione che possa riprendere tutti gli elementi narrativi che questo sesto appuntamento ha brutalmente interrotto.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’ottima idea di intrecciare la mitologia norrena con le tematiche ambientaliste, più attuali che mai
  • Finalmente lo scontro tra Magne e Vidar ma…
  • Finale sottotono, ci si aspettava molto di più
  • ..anche qui si poteva fare molto meglio.

 

“Many believe that Ragnarok was the end. They are wrong. It’s where it all starts.”

 

Atomic Number 48 1×05 ND milioni – ND rating
Yes, We Love This Country 1×06 ND milioni – ND rating

 

Daniele Abbatini

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Entra in Recenserie per adempiere al suo sacro dovere di laureato in storia, ossia stroncare senza pietà ogni indegna serie tv di stampo storico sul pianeta Terra.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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