The Rain 1×01 – Stay InsideTEMPO DI LETTURA 4 min

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La Danimarca incontra Netflix ed ecco spuntare nel panorama seriale contemporaneo The Rain, ennesima serie tv prodotta dalla celeberrima piattaforma streaming. La serie ricalca stilemi narrativi già ampiamente visti ed utilizzati ma, in fin dei conti, cosa al giorno d’oggi non suscita questo senso di deja-vù?
The Rain è un drama post-apocalittico con certe tinture di teen-drama ed horror, ma questo miscuglio di generi non risulta eccessivamente disomogeneo dal momento che situazioni al limite (il tema post-apocalittico) concedono sempre abbastanza spazio a sceneggiatori e registi sia per approfondire il nuovo tessuto sociale, sia per evidenziare i cambiamenti insiti al campo relazionale.
Il fatto che i due protagonisti siano due giovanissimi ragazzi, poi, accentua ulteriormente il carattere teen della serie.
La puntata inizia in maniera devastante e fulminea: nel giro di cinque minuti lo spettatore viene messo a conoscenza di quasi tutti gli elementi che contraddistinguono la narrazione e, così come i personaggi in scena, viene sradicato dal mondo apparentemente in pace nel quale pensava di essere giunto per essere immediatamente espiantato in un mondo dominato dal caos più totale.
La musica di accompagnamento, le riprese in primissimo piano e i continui cambi di soggetto e camera non fanno altro che accentuare sia il carattere ansiogeno delle riprese, sia il terrore per ciò che era prevedibile stesse per accadere. Volendo cercare una metafora, l’inizio di puntata può essere accostato ad una bolla: lo spettatore la guarda ammutolito mentre volteggia, mentre cala e si poggia al terreno, ma sa per certo che prima o poi esploderà. Nella maniera più classica e prevedibile. The Rain non è da meno – proprio dal punto di vista della prevedibilità – dal momento che molti cliché narrativi tipici del genere horror vengono riproposti: si passa dal volersi dividere a tutti i costi alle decisioni completamente senza senso, per approdare infine alla stupidità di massa quando entrano in gioco dei bambini. L’apertura del bunker a causa della quale la madre contrae il virus e muore istantaneamente è concettualmente tanto stupida, quanto prevedibile, da essere quasi difficile da descrivere.
Ma dal momento che la serie doveva approcciarsi anche al campo action, si è ben deciso di giocare la carta della dilatazione temporale: in un paio di minuti passano cinque anni ed ecco quindi che il piccolo bambino, importante per la storia ma inutile in termini pratici, diventa un giovane e ben piazzato ragazzo, meglio spendibile all’interno della storia. Tuttavia, nonostante si tratti di una decisione apprezzabile, e comprensibile in virtù di tale accelerazione temporale, risulta a suo modo eccessiva visto e considerato che comunque lo spettatore viene messo di fronte ad un salto temporale di cinque anni senza aver avuto modo né di intravedere i cambiamenti psicologico-sociali dei due protagonisti, né di assistere ad una vera e propria crescita. Una scelta, quindi, che ripaga in termini di praticità seriale dei personaggi, ma che finisce per non convincere totalmente.
Altra annotazione: entrata ed uscita dal bunker.
Inizialmente il bunker sembra essere aperto dal riconoscimento dell’impronta della mano del padre, ma questo cozzerebbe con il fatto che la figlia riesca ad uscire e successivamente rientrare all’interno della struttura. Unitamente a ciò, il bunker non dispone di un sistema di telecamere esterne rendendo impossibile sapere chi o cosa si trovi all’esterno. Una piccola mancanza tecnica che è costata la vita alla madre dei due giovani ragazzi, tra l’altro. E’ interessante inoltre il risvolto scientifico che la vicenda potrebbe assumere e le possibili implicazione che sia la società per cui lavora il padre, sia il padre stesso, potrebbero avere all’interno di ciò che sta avvenendo. Ma c’è ancora molto su cui lavorare per permettere alla serie di elevarsi sia in termini di qualità che di concretezza.
“Stay Inside” è una puntata oltremodo introduttiva, a cui si dovrà riuscire a dare un seguito quantomeno dignitoso e convincente dal momento che, preso a sé, l’episodio convince ben poco proprio dal punto di vista di quello stilema narrativo, il drama, per il quale invece era auspicabile aspettarsi qualcosina in più.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Puntata che scorre via senza veri e propri intoppi riuscendo a non rendere pesante la visione allo spettatore
  • Plot narrativo
  • Probabile implicazione di Rasmus e del padre nella vicenda
  • Musiche, clima ansiogeno: mamma Netflix sa come fare felici i propri figli
  • Soliti cliché narrativi
  • Dilatazione temporale forse eccessiva
  • Cinque minuti iniziale in cui accade di tutto
  • La scena dell’apertura del bunker e del sacrificio della madre
  • In cinque anni non hanno cercato un solo altro modo per comunicare con l’esterno
  • Personaggi apatici
  • “Proteggi tuo fratello e non uscire”: avesse obbedito a una sola di queste richieste, Simone sarebbe stata una figlia quantomeno decente

 

Ennesimo prodotto Netflix, questa volta dalla Danimarca. Ma il pilot non convince totalmente e la valutazione generale è una sufficienza molto tirata: la puntata è molto introduttiva e ben poco coinvolgente. Ma in fin dei conti anche questo è il compito di un buon pilot: gettare delle premesse da sfruttare successivamente. Sta quindi alle successive puntate cercare di alzare l’asticella di The Rain.

 

Stay Inside 1×01 ND milioni – ND rating

 

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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