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Boris 4×03 – Fucking René Ferreedi!TEMPO DI LETTURA 5 min

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Boris 4x03 recensioneIl terzo appuntamento della quarta stagione di Boris è un episodio di grandi ritorni, non solo di personaggi cult delle passati stagioni, ma anche di dinamiche tipiche della troupe di Ferretti, o Ferreedi che dir si voglia. Una squadra che finalmente si ritrova unita sul set ma divisa tra un passato troppo intenso per essere dimenticato e un presente prepotente che spinge verso il cambiamento.

LA CARA VECCHIA RETE


Sono passati dieci anni dall’ultima volta che René e i suoi hanno lavorato insieme e la troupe è costretta a confrontarsi con il mondo che è cambiato: non è più la vecchia e cara rete a dettare le regole dentro e fuori dal set, ma “l’algoritmo” di una piattaforma non ben identificata (che in realtà è un gran bel mix di tutte le piattaforme conosciute e che con cognizione di causa viene descritta come un’entità potente e severa, ma dall’apparenza amichevole e informale).
Ma nonostante questo, la “grande famiglia” degli Occhi del cuore sembra non essere cambiata. Tutti i personaggi di Boris si muovono al confine tra il sogno della qualità e gli imbrogli da commedia all’italiana, dove ognuno fa la sua parte per salvare “il progetto” ma, intanto, pensa principalmente a sé stesso. Dopo aver accontentato la piattaforma introducendo dei temi caldi come l’inclusività o i personaggi “teen”, gli sceneggiatori in questo terzo episodio si siedono in panchina per dar spazio ai personaggi del set. Si ritrovano finalmente Alfredo, ormai diventato il regista di seconda unità, che insieme a Renè cerca di portare a casa la giornata, in puro stile Boris.

VECCHIE GLORIE E NEW ENTRY


La nuova serie ha appena ottenuto il lock dalla piattaforma, ovvero l’autorizzazione a girare i primi tre episodi di Vita di Gesù. Finalmente, dopo le prime due puntate dove Cinecittà appare quasi sullo sfondo, nella terza tutto il cast si ritrova nel suo habitat naturale, ovvero il set, pronto per girare il nuovo capolavoro della serialità italiana.
A unirsi alla troupe arrivano anche Corrado Guzzanti aka Mariano che torna a recitare per René vestendo i panni di San Giovanni Battista e Cristina, una delle attrici piazzate su Occhi del Cuore per ricambiare qualche favore politico. A spiccare sono le improvvisazioni, con Guzzanti stesso che ha più volte dichiarato come molte delle scene più amate del suo personaggio sono state frutto d’invenzioni create al momento e recitazione sopra le righe. In questo senso, l’atteso ritorno di Mariano non delude le aspettative e il character, capace nelle prime tre stagioni di regalare puntate immortali, riesce anche in questa versione di Boris 2.0 a mantenere il suo alone di assurdità rimanendo credibile.
Boris è molto conosciuto perché negli anni molti attori e registi hanno voluto partecipare al progetto con dei cameo o piccole parti rimaste nella storia, tra questi, solo per citarne alcuni, Paolo Sorrentino, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Luisa Ranieri. La nuova stagione non è da meno ed è cosi che appaiono il giornalista Andrea Purgatori nel ruolo dell’avvocato di Cristina ed Edoardo Pesce che finalmente dà un volto a Tatti Barletta, una delle tante running gag presenti in Boris, personaggio che tutti nominano e conoscono senza che il pubblico possa vederlo.

STANIS UN GRANDE CONDOTTIERO


Boris ha sfornato dei personaggi indimenticabili e il suo merito è stato quello di riuscire a compiere questa impresa con tutti i membri del cast dato che non c’è un personaggio che sia stato tralasciato o che non sia stato sufficientemente caratterizzato. Anche chi aveva ruoli minori è rimasto nella memoria e nel cuore dello spettatore e questo grazie ad un grandissimo lavoro di scrittura: con una sceneggiatura quasi perfetta e una recitazione alla pari, nelle prime tre stagioni di Boris nessuna scena è lasciata al caso.
Ripetere l’impresa non era facile, è indubbio infatti che in quest’episodio qualche scivolone sia stato compiuto: sono presenti alcune scene di troppo che sembrano essere state inserite solo per strappare una risata, come se ce ne fosse bisogno. Si pensi all’odalisca che balla durante la scena della cena di Salome, quando René d’improvviso la interrompe si mette a ballare con lei e dopo di lui Biascica fa la stessa cosa, o le scene delle comparse calabresi fin troppo stereotipate. Se qualcosa è andato storto però, qualcos’altro è andato dritto e infatti non si può parlare di quest’episodio senza nominare il discorso che Diego Lopez fa ad uno Stanis su di giri perché consapevole di essere stato messo in disparte nel suo ruolo di attore. Lopez sfoggia tutta la sua arte oratoria, mischiando riferimenti a eroi che si sono messi in disparte per il bene comune, a vecchie metafore rubate tra i corridoi della rete, cercando di fare breccia nel cuore dell’egocentrico attore/produttore.

“Stiamo guidando una barca, abbiamo bisogno di te, una barca italiana!”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Mariano aka Corrado Guzzanti
  • Il piano tratto dalla Bambina e il Capitano
  • Le new entry
  • Il discorso di Lopez a Stanis
  • Qualche scena di troppo acchiappa risate
  • Si vedono poco gli sceneggiatori

 

Le aspettative per la quarta stagione di Boris erano alte, d’altronde lo show negli ultimi quindici anni, paradossalmente a partire della fine della sua messa in onda, è diventano un vero e proprio oggetto di culto e si sa, andare a toccare prodotti del genere è rischioso. La natura di Boris però, ovvero quella di essere una serie meta-cinematografica (o in questo caso meta-seriale) gli ha permesso di rinnovarsi con coerenza, raccontando i cambiamenti nel mondo della serialità che lo stesso spettatore ha vissuto proprio dalla fine della messa in onda dello show in poi. Con il terzo episodio ci si avvicina a metà della stagione e si iniziano a vedere i primi turning points che incuriosiscono, divertono e lasciano con la voglia di sapere cosa ne sarà questa volta di Ferretti and Co.

Vivo a Milano, ma sono una romana doc, guardo tante serie tv e film e nel mio tempo libero lavoro, faccio sport e viaggio tanto.
Mi piacciono molto i cani e amo le mezze stagioni, anche se non ci sono più.

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