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The Walking Dead 11×21 – Outpost 22TEMPO DI LETTURA 3 min

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Recensione The Walking Dead 11x21

The world works when everyone knows their place. Your place is at the bottom.

Non esistono parole per descrivere la meravigliosa sensazione che pervade in questi istanti il recensore nel realizzare che questa sarà l’ultima puntata di The Walking Dead che recensirà. Certo, la marea di spin-off creati per sopperire all’oramai imminente congedo della serie madre continueranno a spuntare fuori come funghi, tra il disinteresse del recensore e di tutti quelli che come lui hanno già fatto il pieno di letame seriale seguendo Fear The Walking Dead, ma intanto, ed è bene ricordarlo: anche questo se lo semo (quasi) levato dalle palle.

UNO SHOW PER PALATI FINI


Aah.”

Cosa dire di questo ventunesimo episodio stagionale? Probabilmente non molte cose nuove rispetto ai venti che lo hanno preceduto. La puntata in sé non aggiunge granché a quanto visto finora in qualsiasi altro episodio di The Walking Dead. Sono infatti presenti tutti gli elementi che ancora fanno battere il cuoricino al pubblico di intenditori che ancora segue con piacere la serie: Carol che osserva Daryl con sguardo basito e poi lascia la stanza; Daryl che fa cose pericolose tipo andare in moto, accoltellare stormtroopers o fare la doccia col tostapane, tanto non può morire; tre zombie (più cinque sullo sfondo); un paio di sordomuti; Gabriel che fa il prete e Maggie che piange. La ricetta per il successo.

PALATI, CON LA A, NON PELATI


[Horn honking in distance]

La parte più introspettiva dell’episodio tocca a Maggie, alle prese qui con l’uccisione di un teenager zombie, da sempre un modo per ricordare allo spettatore la dualità tra quello che è lo zombie “mostro” e lo zombie “ex essere umano”. Viene da sé quindi che per Maggie, in questo momento alla ricerca di suo figlio, si tratta di un uccisione più difficile da eseguire. Certo, d’altra parte, continuare ancora a puntare sul “non riesco ad ucciderlo perché una volta era un essere umano”, comincia leggermente a slabrarci la sacca scrotale stancare. A maggior ragione se al centro della sequenza vi è uno dei personaggi tra i più carognosi, e soprattutto tra i più longevi presenti all’interno dello show.
Beh, a qualcuno toccava frignare, oggi è toccato a lei.

NULLA CONTRO I PELATI


Connie:
Daryl:
“We don’t know.”

Ultimi due character “importanti” all’interno dell’episodio sono Negan ed Ezekiel, alle prese con la più classica delle evasioni che coinvolge i due acerrimi nemici che per un attimo mettono da parte l’odio reciproco nel buon nome del cosiddetto bene superiore. Una ventata d’aria fresca in questo panorama seriale fatto di prodotti realizzati con lo stampino e fondati sui medesimi schemi narrativi.

[speaking sarcastically]

E invece no. Anche in questo caso non si perde l’occasione d’abbracciare gli schemi classici, riproponendo l’ennesimo momento di finta tensione che verrà comunque risolto nel prossimo episodio e che molto probabilmente non porterà a nulla di concreto. Non basta nemmeno il grande Jeffrey Dean Morgan a salvare la lenta rovina del suo personaggio. L’ombra di un grande villain del passato, spogliato di tutto il suo carisma allo scopo di portarlo allo stesso livello dell’ormai esausto parco personaggi di The Walking Dead.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tre episodi alla fine di tutto
  • Daryl, resosi conto di possedere il dono dell’immortalità, decide di fregarsene completamente della sua incolumità utilizzando una moto in corsa da lui pilotata per fare lo sgambetto ad uno stormtrooper
  • Altra monnezza che si aggiunge alla pila
  • Un gustoso assaggio di come potrebbe essere uno spin-off con protagonisti Daryl e Carol. SLURP.

 

C’è sicuramente molta, molta commozione al termine di questo episodio. Per Maggie che piange, per il tizio vestito da stormtrooper che muore, più che altro perché costretto a passare gli ultimi istanti di vita in compagnia di Gabriel, per il tizio che si impala da solo, ma soprattutto per la scritta “3 Episodes Left” al termine della puntata, primo vero segnale di speranza dato dalla serie al suo pubblico negli ultimi anni.

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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