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Clarice 1×06 – How Does It Feel To Be So BeautifulTEMPO DI LETTURA 3 min

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Clarice 1x06 recensione Dopo un episodio come “Get Right With God“, serie tv mainstream come Clarice hanno nel loro DNA un certo tipo di atteggiamento molto attendista, introspettivo e prevedibile. A conti fatti non poteva che seguirne un episodio più lento, senza grossi scossoni e, di fatto, in pieno stile CBS.
Non si sta ovviamente asserendo che sia sbagliato avere puntate in cui la trama orizzontale non si muova, anzi, se fatte con i dovuti crismi, questi “episodi bottle-neck” sono alcuni dei migliori che si possano guardare. Tuttavia appare chiaro come Clarice abbia alcune limitazioni nella sua natura (leggasi sviluppo dei character) e anche nelle sue intenzioni.

Buffalo Bill:How does it feel to be so beautiful?

LA TRAMA ORIZZONTALE


Facendo un breve recap di queste 6 puntate:

  • C’è una cospirazione in atto all’interno dell’FBI;
  • Clarice viene finalmente riconosciuta come quella più sveglia del gruppo;
  • Il Comandante Paul Krendler ha dei seri problemi con la moglie.

Al di là del fatto di aver appurato di trovarsi davanti ad una cospirazione, non si ha alcun tipo d’informazione a livello generale, né sulle motivazioni per le quali essa sia in atto, né sulle persone coinvolte. Ovviamente si potrebbe rispondere: essendo una cospirazione non tutte le informazioni giacciono di fronte agli occhi dello spettatore, eppure quei pochi indizi che si hanno davanti non stimolano “l’appetito”. E questo è fondamentalmente il problema principale.
Scoperta l’identità dell’uomo che ha colpito Clarice nella clinica (ovvero il nuovo avvocato di Krendler), il plot twist non riesce letteralmente a colpire nel segno poiché, esattamente come dice Clarice alla domanda “do you know him?“, la risposta è “no“. Il che ovviamente non fa altro che confermare quella plateale aurea di menefreghismo che contorna il personaggio. Il tutto senza considerare l’assenza di un movente e la fondamentale assenza di un villain da identificare. Elementi molto importanti per mantenere alta l’attenzione e motivare lo spettatore con il passare delle settimane.

LA VERA TRAMA ORIZZONTALE


Come ogni procedurale CBS che si rispetti, pur avendo una trama che si muove lentamente in avanti, il vero focus è tutto sul protagonista che, ovviamente, si evolve lentamente con il passare delle stagioni e degli episodi. Clarice in tal senso è un’espressione addirittura estremizzata di questo prototipo, chiaramente a causa dell’esperienza traumatica subita a causa di Buffalo Bill.
La serie, pur essendo fruibile da tutti, è maggiormente apprezzabile da chi ha visto Il Silenzio Degli Innocenti, anche se finora, va ammesso, non si è sentito troppo la necessità di recuperare il film del 1991. I traumi di Clarice però sono profondamente connessi alla pellicola di Jonathan Demme e così in puntate come questa, in cui sia Catherine che Clarice rappresentano il fulcro delle vicende, emerge la necessità di riguardare la pellicola, così da apprezzare meglio il tutto. Questo è allo stesso tempo sia un incentivo al recupero, sia una pecca che lo show si sta portando dietro, visto che non si sta assistendo ad alcun tipo di miglioramento da parte della protagonista e anzi, si stanno accumulando traumi su traumi. E la luce in fondo al tunnel si allontana sempre di più, appiattendo anche il livello di cambiamenti che si prospetta in futuro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La regia è sempre un piccolo fiore all’occhiello anche nei momenti più oscuri
  • La cena a casa Martin è sicuramente il punto più alto dell’episodio
  • Troppi eventi inconcludenti e poco interessanti, soprattutto sul versante investigativo
  • Ok, l’avvocato è in realtà quello che Clarice non si ricorda. E quindi?
  • Fondamentalmente c’è un po’ di menefreghismo nell’aria

 

Dopo sei episodi si ha un’idea piuttosto chiara di dove Jenny Lumet e Alex Kurtzman vogliano andare a parare. La trama complottista ha sempre i suoi pregi e i suoi difetti ma l’impatto della tv generalista sta cominciando a mostrare i primi segni di debolezza sulla serie. Ovviamente non è quello che si sperava e gli ascolti (ora con un misero 0.2 di rating) sembrano un presagio piuttosto chiaro di morte certa.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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