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Recensione film Falling
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Falling

Esordio alla regia per Viggo Mortensen. Un padre conservatore si trasferisce dalla sua fattoria rurale per vivere con la famiglia del figlio gay a Los Angeles.

John Petersen è un uomo gay che vive a Los Angeles con il compagno Eric e la figlia adottiva Monica. Quando suo padre Willis, ormai anziano, si trasferisce dalla sua fattoria a casa del figlio per trascorrere i suoi ultimi anni di vita in compagnia, John e la sua famiglia si ritroveranno a dover fare i conti con il carattere duro e conservatore dell’anziano.

 

Falling segna l’esordio alla regia per Viggo Mortensen (Il Signore Degli Anelli, Green Book). L’attore statunitense ha curato il progetto a 360°, sin dalla fase di scrittura in qualità di sceneggiatore, passando per la regia, per finire persino alla cura della colonna sonora. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival ed in seguito ha riscosso apprezzamenti e nomination tra il Toronto International Film Festival, l’International Film Festival e gli European Film Awards.
Nonostante la presenza massiccia della figura di Mortensen dietro al progetto Falling, il film evita dignitosamente la trappola di trasformare la pellicola in quasi due ore di auto-celebrazione del deus ex machina. In particolare il regista-attore sfoggia una performance silenziosa ma potente nei panni di un figlio alle prese con le grettezze culturali del padre.

OMNIA VINCIT AMOR


Sin dalle prime battute il film presenta il rovinoso rapporto tra un padre retrogrado ed il figlio, colpevole esclusivamente per la sua omosessualità. Tuttavia la domanda che pervade tutto il film rimane cosa spinga il figlio John a curarsi e preoccuparsi ancora del padre, nonostante le bordate continue, le parolacce e gli insulti. Anche il marito di John, Eric (Terry Chen), sembra rassegnato alla chiusura mentale del suocero, rispondendo con uno sguardo rassegnato di accettazione a ogni offesa ricevuta dal suocero.
Il motivo che spinge John a preoccuparsi del padre Willis (Lance Henriksen e Sverrir Gudnason) è uno e solo uno: l’amore di un figlio verso il proprio padre. Willis è il padre di John e niente cambierà ciò; lo sa John, l’ha capito Eric e anche la piccola Mönica (Gabby Velis), unica testimonianza vivente del cuore del vecchio burbero. In particolare il rapporto tra il nonno e la nipotina rimane l’unico sprazzo di gentilezza in un mare di incomprensioni. L’affetto verso la figlia adottiva del protagonista, però, simboleggia anche l’affetto, sempre implicito, nei confronti del figlio.

UNA FAMIGLIA COMPLICATA


Con il passare dei minuti del film Mortensen racconta la storia della famiglia nata dall’unione di Willis e Gwen, attraverso numerosi flashback. A mano a mano che si susseguono le scene vengono chiariti i rapporti esistenti tra il padre e i figli, tra persone scomparse, rapporti troncati, separazioni dolorose e traumi giovanili che riaffiorano.
Impossibile per lo spettatore non farsi un’idea del tutto negativa del padre Willis durante tutto il film. Risultano magari incomprensibili alcune azioni, egoistiche alcune scelte, finché non si sceglie di passare dall’altro lato del muro. Il personaggio di John si dimostra in questo molto più maturo del padre. Avrebbe potuto tagliare i ponti anni prima, ma decide di restare accanto al padre visibilmente malato, insieme alla sorella, per restituire tutto l’affetto donato da una madre scomparsa prematuramente. Probabilmente sa che c’è una motivazione dietro la personalità del padre e decide quindi di non affrontarlo, continuando a incassare imperterrito fino alla goccia che fa traboccare il vaso, in un climax da pelle d’oca.

WILLIS, IL VERO PROTAGONISTA


Il protagonista implicito della vicenda è infatti Willis, il padre di John. Tutta la vicenda ruota attorno a lui e alla sua decisione di trasferirsi in California, vicino al figlio, per abbandonare il freddo Illinois. La figura di Willis, sia nel presente che nei flashback, è costantemente vista attraverso gli occhi di John, suo figlio. Si passa dall’ispirazione come uomo modello da bambino agli scontri tipici dell’adolescenza, fino ad arrivare all’accettazione dell’età adulta.
Willis non ha avuto una vita semplice. Sicuramente complice anche il suo carattere burbero, ha visto svanire per ben due volte il sogno di una vita felice. Più di una volta è stato tradito, finendo per etichettare il resto della popolazione mondiale in due categorie, la cui unica discriminante è il sesso. Willis non si fida più dell’essere umano, ed infatti mostra fiducia solo ed esclusivamente ai suoi cavalli, che però gli ricordano i suoi affetti lontani.
Tuttavia tali ricordi sono offuscati e annebbiati dalla demenza senile che cresce inesorabilmente in lui. Soffre di perdita di memoria a breve termine, confonde persino le sue due donne della sua vita. La malattia non fa altro che rigirare il coltello nella piaga, costringendolo a ripetere ogni volta le sue cattiverie nei confronti del figlio, visibilmente stanco.


Falling è un’ottima prova d’esordio per Viggo Mortensen. Firma una sceneggiatura forte e coraggiosa e la rende magnificamente semplice su schermo. Divertentissima, a proposito, la sequenza che vede Willis insultare Picasso e schernire la sua arte. Nonostante l’autorialità del regista sia tangibile, anche gli altri personaggi riescono a emergere nella porzione di spazio a loro dedicata. La sorella Sarah in una sola scena garantisce il prezzo del biglietto, in un dialogo a tre tra fratelli e papà dove la tensione si taglia col coltello.
Ovviamente da sottolineare anche la prestazione dei due attori che danno il volto al padre, soprattutto nell’età anziana. Gli scontri con il figlio risultano autentici ed è difficile non sentirsi partecipi al disagio di John. Nota di merito anche per la recitazione dei bambini, molteplici in questo film, tutti molto bravi nella loro parte, anche nel mettere in scena situazioni forti e traumi infantili. Il ritmo è quello giusto, grazie a un montaggio superbo che alterna coi tempi giusti le due linee narrative, anche con alcuni frame e piccole inquadrature, risultando efficace nel mettere su schermo le sensazioni e lo smarrimento causato dalla malattia di Willis.

 

TITOLO ORIGINALE: Falling
REGIA: Viggo Mortensen
SCENEGGIATURA: Viggo Mortensen

INTERPRETI: Viggo Mortensen, Lance Henriksen, Sverrir Gudnason, Laura Linney
DISTRIBUZIONE: BiM Distribuzione
DURATA: 112′
ORIGINE: Canada/Regno Unito/Danimarca, 2020
DATA DI USCITA: 31/01/2020 (Sundance); 05/02/2021 (USA)

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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